Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Il Mago di Oz”

1939: The Wizard of Oz di Victor Fleming

8 nomination all’Oscar (di cui due vinti), Oscar speciale per Judy Garland, premiato nel 2006 dall’ Academy of Science Fiction Fantasy & Horror Films come “Best Classic Film DVD Release”, inserito nel 1989 dal National Film Preservation Board nel National Film Registry, nel 2008 giudicato il miglior film fantasy mai realizzato dall’American Film Institute… queste le prestigiose credenziali di un film mito, un vero cult, un piccolo gioiello famoso anche per aver cambiato 3 registi prima della scelta finale, aver impiegato 1.000 interpreti in 36 giorni di riprese, aver dato vita a 3 libri sulla sua lavorazione, essere costato (cifra allora iperbolica) 2.700.000 dollari.

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Un film che ha fatto la storia del cinema.
Un trionfo di fantasia e di inventiva, visivamente splendido, accattivante nella trama e nelle splendide canzoni. Un film che fece trionfare Judy Garland in tutto il mondo, Judy Garland ovvero la più grande interprete di musical che Hollywood abbia mai generato (per nostra fortuna la Fox non cedette alla MGM la prescelta Shirley Temple).
Una fantasmagoria di colori che impreziosiscono le grandi coreografie, le mirabili interpretazioni di un cast che fa scintille, la miriade di effetti speciali (per il tempo veramente strabilianti), l‘ottimo messaggio che è alla base della storia (la ricerca di qualcosa che ci manca per poi scoprire di averlo sempre posseduto).

p.s.
1) Il film in Italia giunse solo nel 1947.
2) nel 1974 fu realizzato il cartoon Journey Back to Oz di Hal Sutherland in cui Liza Minnelli, figlia di Judy Garland, dà voce alla protagonista.
3) Over the Rainbow alla fine degli anni ’60 divenne l’inno del movimento di liberazione omosessuale giacché il 22 Giugno del 1969, il giorno della morte di Judy Garland, si svolse uno dei primi gay pride della storia a New York.
4) Over the Rainbow è al primo posto della classifica “Songs of the Century” compilata dalla Recording Industry Association of America and the National Endowment for the Arts, e sempre al primo posto della lista “100 Years, 100 Songs” dell’American Film Institute (e dire che il pezzo aveva rischiato di essere tagliato in fase di montaggio: fu eliminato ben due volte dalla colonna sonora, e reintrodotto per via delle proteste degli autori: qualcuno pensava che rallentasse il ritmo del film).
5) Recentemente Salman Rushdie ha intitolato al film un libro autobiografico. De Il Mago di Oz ha detto: “è un film la cui forza propulsiva risiede nell’inadeguatezza degli adulti e nel fatto che la loro debolezza obblighi i bambini a prendere in mano il proprio destino”.
6) per il Dizionario del cinema Electa, Il Mago di Oz è il miglior esempio di “musical fairy tale” (film musicale immerso in un ambiente onirico e fiabesco).

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Regia: Victor Fleming
Sceneggiatura: Noel Langley, Florence Ryerson, Edgar Allan Woolf
Cast: Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger, Billie Burke, Margaret Hamilton
Paese: USA 1939. Uscita Italiana: 4 Dicembre 1947. Uscita USA: 15 Agosto 1939
Trama:
Dopo una lite con la vicina, Dorothy prende il suo cane Totò e scappa, ma un forte tornado trasporta lei, il suo cane e la casa in cui vive, nel mondo incantato di Oz. Per poter tornare a casa dovrà chiedere aiuto al “potente” mago di Oz.

febbraio 22, 2009 Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

“Aspettando il Sole”

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2007: Aspettando il Sole di Ago Panini

Giudizi contrastanti da parte della critica:
MyMovies: “Un film coraggioso, originale e insolito per il cinema italiano”.
La Repubblica: “Se sia nato un nuovo regista aspettiamo a dirlo. Ma il caso merita attenzione”.
Film.tv.it: “Premesso che nel cast figura quasi tutto il cinema italiano d’oggi, non resta che prendere atto della buona volontà del regista di tentare strade inconsuete…  ma si resta al di sotto anche del minimo sindacale”.
La Stampa: “…Ago Panini che sembra ispirarsi al noir post moderno di Wenders, utilizzando un buon cast ma senza riuscire a trovare un buon ritmo interno, senza convincere…”.
L’Unità: “Un noir a tavolino, pensato a freddo e mescolato a casaccio”.

Ago Panini al suo esordio nel lungometraggio (vasta esperienza nel mondo dei videoclip e della pubblicità… e qui si vede) tenta la difficile strada dell’amalgama dramma-commedia (con aggiunta di noir), impresa ardua che ha riscontrato molti fallimenti nella storia della cinematografia. Che la sua sia un’impresa coraggiosa o presuntuosa sarà il pubblico a dirlo (i critici si sono divisi).
Panini ha sicuramente delle qualità: sa dirigere gli attori, utilizza al meglio la macchina da presa e la fotografia, conosce le regole dello spettacolo… Avrebbe però bisogno di una sceneggiatura valida che sostenga le sue doti, sceneggiatura (di cui è corresponsabile) che qui fa acqua da tutte le parti. Il mostrare una serie di individui in albergo, ognuno con le sue caratteristiche e i suoi problemi, è certamente una buona idea se però è supportata da dialoghi e situazioni interessanti e coinvolgenti, che incuriosiscano e in cui ci si possa riconoscere: il tutto in Aspettando il Sole manca assolutamente.

Ripetizioni e lungaggini a non finire, personaggi –tutti in cerca di un qualcosa- improbabili e assurdi (che fanno cose improbabili e assurde, senza alcuna motivazione) che spesso irritano e infastidiscono senza creare alcuna empatia con lo spettatore. Personaggi piatti che non destano il minimo interesse, personaggi che non si incontrano mai o quasi, ognuno isolato nella propria camera (il che impedisce lo svolgersi di una storia, che non c’è… o se c’è non si evolve mai).

Non ci si emoziona (e a volte ci si annoia) in questo affresco di umanità di nessun spessore, che si vorrebbe grottesco e surreale, chiedendosi continuamente cosa il regista abbia voluto esprimere. 96 minuti (con qualche virtuosismo di troppo… alcuni critici hanno parlato di film “arty”, pseudo-artistico), 96 minuti che sembrano molti di più e che per quello che ci viene raccontato potevano benissimo essere ridotti della metà.

Attori bravissimi ma sprecati per un quadro di una società disturbata ed esasperata (sostanzialmente squallida) che non persuade e in cui si stenta a immergersi (ma perché far recitare l‘ottimo Raoul Bova con un ridicolo accento ciociaro che toglie drammaticità al personaggio?).
In definitiva, un’occasione sprecata di sperimentare vie nuove per il nostro cinema (e che ha atteso due anni per essere distribuita nelle sale).

ps
Giuseppe Cederna, nel ruolo del portiere, ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile al XVI Festival del cinema italiano di Annecy.

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Regia: Ago Panini
Sceneggiatura: Gero Giglio, Ago Panini, Enrico Remmert
Cast: Raoul Bova, Claudio Santamaria, Claudia Gerini, Vanessa Incontrada, Bebo Storti, Rolando Ravello, Giuseppe Cederna, Massimo De Lorenzo, Gabriel Garko, Raiz
Paese: Italia 2007. Uscita Italiana: 20 Settembre 2009
Trama:
Tre balordi si imbattono in un hotel fuori mano, il Bellevue Hotel, popolato da un’infinità di strani personaggi.

febbraio 21, 2009 Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , | 1 commento

“L‘Uomo di Alcatraz”

1962: Birdman of Alcatraz di John Frankenheimer

“Come potrà Robert Stroud, condannato all’ergastolo, affrontare il resto della sua vita entro le quattro mura di una cella? La risposta gli arriverà dall’alto, sotto forma di un debole passero che egli trova nel cortile della prigione. Stroud porta il nuovo compagno nella sua cella, lo cura e da quel momento saranno inseparabili. A dispetto della sua scarsa cultura e senza nessuna speranza di essere scarcerato, Stroud diventa un celebre ornitologo: grazie a ciò riscopre un senso di libertà all’interno del carcere che molte persone al di fuori di esso non hanno mai conosciuto”: questa la scheda di presentazione della 20thcenturyfox riguardo a questo vero e proprio capolavoro che onora il cinema americano e che per tutto febbraio è possibile vedere o rivedere sui canali satellitari.

Nomination all’Oscar e ai Golden Globe, vincitore dei Bafta Awards e al Festival di Venezia, Burt Lancaster supera se stesso in una delle migliori performance che il grande schermo ci abbia regalato in tutta la storia del cinema.
Una interpretazione straordinaria di un personaggio straordinario (realmente esistito) in un film che costituisce il fiore all’occhiello di uno dei più versatili registi hollywoodiani, John Frankenheimer, famoso per il suo essere “un osservatore impietoso dei problemi della società americana” (MyMovies).

Più di due ore tesissime, in ambienti chiusi e ristretti, senza un attimo di pausa o di noia, con un coinvolgimento totale da parte dello spettatore. Un film intenso e coraggioso, secco e asciutto, senza la minima sbavatura. Un deciso atto d’accusa al sistema carcerario, un inno alle possibilità dell’uomo e alla sua dignità.
Onore al merito a Burt Lancaster che investì il proprio denaro per l’acquisto dei diritti del libro, da cui il film è tratto, e che si batté “contro le lobby di potere che non volevano la realizzazione di un film con caratteristiche accusatrici e moralistiche” (Wikipedia).
Un cast prestigioso, una schiera di attori e comprimari tutti da applauso a scena aperta.

Il film è ispirato alla biografia di Stroud scritta da Thomas Gaddis (da un altro suo libro, nel 1995, fu tratto il film di Tim Metcalfe Killer – Diario di un assassino con James Woods).

p.s
Dal Corriere della Sera, 4 agosto 1993:
“Il tremendo penitenziario di Alcatraz, a trent’ anni anni dalla sua chiusura, diventera’ un paradiso per i volatili, un santuario per i pennuti che resero celebre la prigione e il suo piu’ illustre inquilino. Robert Stroud, l’ergastolano che da un semplice amore per i canarini fu contagiato al punto da diventare una delle massime autorita’ ornitologiche mondiali, senza mai lasciare la sua cella, fu immortalato sullo schermo in L’uomo di Alcatraz, il memorabile film del 1963 (proprio l’anno in cui mori’ l’ergastolano) diretto da John Frankenheimer e interpretato magistralmente da Burt Lancaster che per quel ruolo si guadagno’ una nomination all’Oscar. Ora, a 30 anni di distanza e a 50 dal giorno in cui Stroud mise piede nel penitenziario, il National Park Service ha deciso: Alcatraz diverra’ definitivamente un “bird sanctuary”. Dopo la chiusura, l’ istituto di pena fu praticamente abbandonato per dieci anni, poi venne occupato abusivamente dagli indiani per quattordici mesi, ma ora e’ diventato definitivamente una delle grandi attrazioni turistiche della Baia di San Francisco, con migliaia di visitatori che ogni anno compiono religiosamente il giro delle varie celle occupate da Al Capone con il suo banjo, Machine Gun Kelly, Doc Barker, e lo stesso “birdman” del blocco D., il cui libro del 1939 “Stroud’s digest of bird diseases” e’ tuttora considerato un classico del genere”.

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Regia: John Frankenheimer
Sceneggiatura: Guy Trosper
Cast: Burt Lancaster, Karl Malden, Betty Field, Thelma Ritter, Telly Savalas
Paese: USA 1962. Uscita Italiana (Festival di Venezia): Settembre 1962. Uscita USA: 3 Luglio 1962
Trama:
Un ergastolano prende a interessarsi quasi per caso di ornitologia. Superando molte difficoltà, riesce a diventare uno dei massimi esperti viventi in materia di volatili e diviene un caso nazionale.

febbraio 19, 2009 Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

“Ai confini del paradiso”

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2007: Auf der anderen Seite di Fatih Akin

Si potrà vedere o rivedere da oggi sui canali satellitari questo piccolo gioiello che, stranamente, parte della critica italiana non ha gradito (MyMovies parla di “gioco complesso e spesso artificioso di incastri”, Ciak di “film riuscito solo parzialmente”, Il Foglio di “retorica”).

Il lavoro di Fatih Akin (già incoronato giustamente a Berlino con l’Orso d’Oro per il bellissimo La sposa turca) ha ottenuto meritoriamente al Festival di Cannes il riconoscimento come migliore sceneggiatura : tante storie, apparentemente diverse e slegate, si intersecano e si intrecciano per poi ricomporsi (lentamente ma fluidamente e coerentemente) fino a divenire un’unica storia. Una storia che coinvolge ed emoziona totalmente lo spettatore, che si immerge in essa come non sempre accade.

Ai confini del paradiso (ma è preferibile il titolo originario Dall’altra parte) è affollato da tanti personaggi, umanamente ricchi e profondi: ognuno ha una sua storia, ognuno vive un suo personale dramma… drammi che finiranno poi per unificarsi ed offrire un quadro della vita che va ben al di là di quanto ci viene raccontato.

Si parla di tante cose nel film: solitudine, redenzione, razzismo, contestazione, nostalgia, immigrazione, globalizzazione, sradicamento dalla propria terra, importanza del perdono, desiderio… Temi che, chi più chi meno, riguardano tutti noi e oggi più che mai attuali.

Una trama apparentemente non lineare che si svolge tra Germania e Turchia che potrebbe cadere nel melodramma se a sostenerla non fosse uno stile massimamente asciutto-secco-pulito, uno stile che richiama alla memoria Fassbinder o Pasolini: evitati completamente formalismi ricami divagazioni fronzoli banalità (“Fatih conferma il suo spiccato talento. Non una inquadratura inutile, fluidità del racconto esemplare”, Liberation. “Il film è di una limpidezza cristallina e conferma l’impressionante talento di Akin”, L’Unità).

Un intero cast (con una ben ritrovata Hanna Schygulla, sempre eccezionale) da lodare incondizionatamente contribuisce all’ottima riuscita di un prodotto intenso e profondo come pochi.

p.s
1) Il film non ha avuto in Italia una degna distribuzione
2) Deleterio il doppiaggio che uniforma tutti i linguaggi: si perde l’intrecciarsi di turco, tedesco e inglese dell’edizione originale.

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Regia:  Fatih Akin
Sceneggiatura:  Fatih Akin
Cast: Hanna Schygulla, Baki Davrak, Nursel Kase, Tuncel Kurtiz, Nurgül Yesilçay, Patrycia Ziolkowska
Paese: Germania, Turchia 2007. Uscita Italiana: 9 Novembre 2007. Uscita Germania: 27 Settembre 2007
Trama:
Le vite di sei personaggi si incrociano attraverso percorsi esistenziali tra Turchia e Germania.

febbraio 18, 2009 Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento