Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Noi credevamo”

2010: Noi credevamo di Mario Martone


Presentato all’ultima Mostra Veneziana, ha suscitato nella critica più di una perplessità:

“…dal complesso di storie, ricostruzioni e suggestioni finisce per promanare un che di didascalico e d’impettito, da fiction tv” (Il Mattino), “Un’opera che finisce con il disperdersi nella pur acuta e documentata ricostruzione” (MyMovies), “Un film in certi momenti quasi soffocato dal bisogno di un didatticismo troppo incombente, che toglie passione e anima ai personaggi” (Il Corriere della Sera), “Martone ha svolto un’esemplare funzione culturale. Peccato che lo stile e i costumi degli attori appartengano invece ai modi più convenzionali dei fotoromanzi televisivi” (La Stampa), “Troppo lungo, troppa tv: meglio a scuola che al cinema” (Il Fatto Quotidiano). 

Mario Martone è sicuramente uno dei migliori registi teatrali che le nostre scene possono vantare. Non ha trascurato il cinema mostrando anche in questo campo un notevole talento. Almeno suoi tre film (tra loro diversissimi) si possono definire autentici capolavori: Morte di un matematico napoletano, L’amore molesto, Teatro di guerra. Questa volta affronta il genere epico con la rievocazione di episodi salienti del nostro Risorgimento, genere su cui la nostra attuale cinematografia esita a cimentarsi (e di questo coraggio va dato atto al regista). Noi credevamo (la fonte di ispirazione è il romanzo omonimo di Anna Banti), pur essendo un lavoro meritevole da vari punti di vista, è però un’opera che non persuade appieno.

Il film è diviso in quattro capitoli che illustrano quattro tappe della lotta per l’indipendenza e l’unità (capitoli in cui non una cosa va bene, il film poteva benissimo intitolarsi Illusi delusi…), quattro capitoli che vivono di vita propria: l’unitarietà tra loro non è molto evidenziata, si possono vedere uno indipendentemente dall’altro (come le varie puntate di un serial televisivo, serial a cui il film è destinato)… Ma non è questo il difetto sostanziale di Noi credevamo. E’ un film che non emoziona né coinvolge. Un interessante, filologicamente perfetto, documentario storico-didattico da vedere… ma appunto solo come documentario. Cinematograficamente parlando appare un’operazione fallita. Si pensi a Il Gattopardo o a Senso o ad Allonsafan: storie personali, personaggi vivi e reali (umanamente ricchi) di cui seguiamo le vicende e che ci fanno comprendere, meglio di una enciclopedia, cosa sia stato l’Ottocento per la nostra penisola. Martone ha preferito l’approccio diretto con la Storia: l’impressione è di assistere a quattro lezioni universitarie, drammatizzate e sceneggiate: sicuramente importanti necessarie interessanti… ma dal grande schermo ci aspetteremmo qualcosa di diverso.

Tra gli innumerevoli personaggi, forse solo Cristina Belgioioso (nella buona interpretazione di Francesca Inaudi e Anna Bonaiuto) appare sufficientemente delineata e approfondita: gli altri (compreso il Mazzini del grande Toni Servillo) non hanno alcun spessore. Parlano continuamente e ininterrottamente, discutono e si accapigliano, agiscono e si sacrificano… Non appaiono però figure umanamente reali, ma simulacri atti a descrivere quanto è accaduto nel nostro passato (“gli attori funzionano come portaparola dell’autore, pedine di un teorema per immagini, figure sempre un tono «sopra» a un genuino afflato narrativo” scrive Valerio Caprara).

Peccato, perché l’intento di Martone di evidenziare gli ostacoli le difficoltà gli errori che segnarono la nostra nascita come Nazione è lodevole e ben chiarito (“una fase storica di cui il popolo, come spesso accade, ha finito con l’essere più spettatore o oggetto che non protagonista in grado di decidere del proprio futuro. Il Parlamento vuoto in cui un determinato e non conciliante Crispi pronuncia il suo discorso marca simbolicamente la morte di un’utopia”, Giancarlo Zappoli). Ma, si sa, le buone intenzioni non bastano a fare un buon film, e questo, complessivamente, non lo è: la lunga durata non è giustificata, lungaggini e tempi morti non sono evitati, non tutte le interpretazioni convincono, il ritmo lascia a desiderare, la compartecipazione dello spettatore latita.

scheda

premi e riconoscimenti

sito ufficiale

trailer


Annunci

novembre 20, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

15 commenti »

  1. Il popolo come vittima… il film lo denuncia a chiare note

    Commento di garrulus | novembre 21, 2010

  2. Un film diverso è sempre benvenuto nella nostra cinematografia alquanto ripetitiva. Martone però mi è piaciuto di più negli altri film

    Commento di laura | novembre 21, 2010

  3. Il film ha comunque riscosso un grande successo, tant’è che questa settimana sarà distribuito in 20 sale in più, per il totale di 55, che rimangono comunque poche. Io ad esempio per vederlo dovrei farmi 40 km, o est o a ovest…

    Commento di perso già di suo | novembre 21, 2010

  4. E’ chiara l’intenzione del regista di realizzare uno specchio dell’Italia di oggi, peccato l’eccessiva lunghezza

    Commento di rederik | novembre 22, 2010

  5. il film dimostra, anzi lo dice proprio, che andavamo contro un re, poi contro un papa, per insediare un altro re mentre già c’era chi sognava la repubblica.
    come dice anche l’altro amico, il popolo come vittima, ma anche poco partecipe .

    Commento di maurizio | novembre 22, 2010

  6. A me è piaciuto, al pubblico in sala non tanto (atteggiamenti di insofferenza, risate a sproposito…)

    Commento di exdubius | novembre 23, 2010

  7. exdubius, anche a me è capitato di assistere a risate fuori luogo (a quanto pare parte del pubblico non ha compreso alcuni messaggi di Martone: le strutture incompiute in cemento armato sono il simbolo dell’attuale Meridione, la moderna scala di ferro che conduce alla ghigliottina indica come pena di morte e tortura esistano ancora oggi…)

    Commento di cinemaleo | novembre 24, 2010

  8. A prescindere che mi sono un po’ annoiato, la metafora del cemento armato l’avevo capita ma quella della scala di ferro proprio no

    Commento di alessandro | novembre 25, 2010

  9. @ alessandro80: sottoscrivo

    Commento di giovandrea | novembre 29, 2010

  10. Film brutto, molto brutto. Si vede chiaramente che si tratta di una fiction e non di un film per sale cinematografiche primo per la poca disponibilità di mezzi. Non c’è mai un totale di Londra o di Parigi insomma tutto piccolo per evidenti limiti. La recitazione è teatrale, pesante a volte inutile come alcune inquadrature ripetute più e più volte. Esagerata la lunghezza, inutili le metafore all’interno di un film storico. Mettere la grata e il cemento armato sono due stratagemmi di chi non ha altre idee visive per dichiarare qualcosa. Idee che c’erano evidentemente per il discorso di Crispi anche li molto metaforico ma accettato e non fuori tono rispetto al film. Un brutto film anzi una brutta fiction secondo me solo una marchetta fatta per l’anniversario dell’unità d’Italia.

    Commento di michele santamaria | novembre 29, 2010

  11. Lo stile narrativo scelto dal regista è quello prettamente televisivo ma il film ha il pregio di valorizzare una figura femminile (la Belgioioso) spesso trascurata

    Commento di siriah | dicembre 4, 2010

  12. Film penoso. Da richiedere indietro i soldi del biglietto e il finanziamento statale preso.
    Errori da dilettanti vedi cancello elettrico con neon, scala antincendio e palazzo in cemento armato (che non mi si venga a dire che era una metafora….sembra più ingiustificata ignoranza). Mi chiedo come certi attori non abbiano fatto presenti questi errori grossolani.

    Commento di francesco | dicembre 22, 2010

  13. scusate… e il cancello elettrico con il neon è la metafora di cosa?

    Commento di francesco | dicembre 22, 2010

  14. il cancello elettrico è la metafora di: sono un regista che ha messo un errore nel film.

    Commento di filippo | febbraio 3, 2011

  15. Impossibile che “scappi” a decine di addetti ai lavori la ripresa della costruzione non ultimata in CEMENTO ARMATO..chi vuole trovarci per forza una metafora significativa lavora forse un pò troppo di fantasia…Caro Mario (Martone…), non complicare le cose con doppi significati fuorvianti che appaiono ai più come fanciulleschi erroroni di ripresa e regia..e, soprattutto, cerca di rendere delle belle storia come queste meno pesanti, accorciando passaggi e dialoghi sonnolenti. Con una mezz’ora in meno sul totale si poteva rendere ugualmente il senso. E, probabilmente, far star sveglio qualcuno in più in sala…
    Max

    Commento di dr. massimiliano g. | febbraio 23, 2011


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: