Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Triage”

2009: Triage di Danis Tanovic


Presentato lo scorso anno al Festival del cinema di Roma, un film non esente da difetti ma -nonostante l’argomento, i traumi di chi ha assistito agli scontri fra iracheni e curdi sul finire degli anni Ottanta- asciutto e senza retorica, encomiabilmente privo di falsi patetismi.

Danis Tanovic è il regista bosniaco che tempo fa ebbe ovunque premi e riconoscimenti per il bellissimo e intenso No Man’s Land (2001).  Triage (Scelta) è il terzo lungometraggio del non prolifico autore quarantenne: non è certo all’altezza del primo ma risulta comunque un film interessante e degno d’essere visto.

Coproduzione ispano-franco-irlandese, tratto da un romanzo di Scott Anderson (1), Triage, pur mescolando abilmente denuncia e intimismo, polemica antibellica e indagine introspettiva, dramma corale e analisi psicologica, temi morali e temi esistenziali…, pur affrontando un argomento quanto mai serio e sempre attuale, non persuade del tutto. Non coinvolge e non emoziona come dovrebbe, non scuote le nostre coscienze come ci si aspetterebbe. Non mancano ottime scene (Maurizio Cabona elogia giustamente “il ricordo africano del protagonista, con gli scheletri dei bambini da «riconoscere»”) ma il sospetto di artificiosità e di costruito a tavolino affiora qua e là impedendo allo spettatore di immedesimarsi completamente.

Chiaro e condivisibile il messaggio del film (che Edoardo Becattini così riassume: “in guerra sopravvive solo il caos e nessuno può considerarsi innocente o neutrale, tanto chi la guerra la fa quanto chi la rappresenta”) ma il risultato finale non è del tutto soddisfacente e rimane l’impressione, come sottolinea Il Messaggero, di “film già visto”. Mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto scrive Il Manifesto: Tanovic… finisce col perdersi, accende molte possibilità, lancia molti possibili spunti allo spettatore, ne sollecita riflessioni diverse senza andare in fondo. Resta là, nella storia del suo personaggio che tutto mette in gioco, che è materia densa ma anch’essa smorzata, spesso prevedibile nella sua scrittura che appiattisce il sentimento, lo spessore di conflitto «reale». Con molto sangue come le foto, e poca imprevedibilità… La promessa di «temi forti» da sé non sono quasi mai sinonimo di bei film”.

Resta comunque confermato quanto detto all’inizio: Triage merita la visione per gli argomenti che affronta e per l’eleganza della confezione.

Bravi e convincenti tutti gli interpreti, soprattutto Colin Farrell (che conferma ancora una volta di essere uno dei migliori attori della sua generazione), Paz Vega (a cui auguriamo però che Hollywood non la trasformi in una bambolona bionda e sexi), Branko Djuric (misuratissimo nel non facile ruolo del medico a cui spetta la terribile decisione di stabilire chi deve morire e chi no). Ma chi supera tutti è il ben ritrovato Christopher Lee, perfetto nel suo essere “un nonno dolcemente bravo e insieme fastidiosamente pomposo, sentenzioso…” (Lietta Tornabuoni).

p.s

da sottolineare che la cosa migliore del film sono le citazioni che appaiono all’inizio e alla fine (particolarmente illuminante l’ultima, tratta da Platone: “Soltanto i morti hanno visto la fine della guerra”).

note

(1) L’ex corrispondente estero Scott Anderson è stato anche l’ispiratore del pessimo The Hunting Party, con Richard Gere.

scheda

premi e riconoscimenti

sito ufficiale

trailer

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novembre 4, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. La Vega mi era piaciuta moltissimo in “10 cose di noi”… Anche qui è brava ma il rischio di diventare una “bambolona hollywoodiana” si avverte

    Commento di fantasy | novembre 6, 2010

  2. Un buon film a cui però manca qualcosa. Poteva essere un film memorabile, non lo è

    Commento di marcello | novembre 6, 2010

  3. Da un simile regista mi aspettavo molto di più. L’argomento è buono ma mi è sembrato svolto con una certa superficialità

    Commento di abla | novembre 10, 2010

  4. Ogni film che parla della stupidità della guerra è il benvenuto

    Commento di micaela | novembre 15, 2010


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