Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“I giorni del cielo”

1978: Days of Heaven di Terence Malick

Secondo lungometraggio del celebrato regista dell’Illinois (a cinque anni di distanza dal primo, venti dal terzo).

Finora Terence Malick ha girato solo quattro film, spesso salutati dalla critica come capolavori. Questo I giorni del cielo mi sembra il meno riuscito. Visivamente splendido (premio Oscar al direttore della fotografia Néstor Almendros), colonna sonora (di Ennio Morricone) da plauso, alcune sequenze (l’invasione delle cavallette…) particolarmente emozionanti. Nel complesso però il film non persuade, appare eccessivamente lungo e lento, il ritmo e il coinvolgimento latitano. La storia (in puro stile melo) è interessante ma la si segue con scarsa convinzione. Non solo perché affiora la sensazione che il calligrafico e il letterario tendano a prevalere su tutto (giustamente Il Corriere della Sera nota che la “composizione appare fin troppo studiata, per cui l’eleganza formale talvolta raffredda l’impatto emotivo”), ma soprattutto per colpa di due dei tre protagonisti. Richard Gere è decisamente fuori parte: troppo damerino, troppo raffinato per un ruolo da operaio-contadino che lotta per una vita migliore. Brooke Adams è alquanto anonima, non possiede il fascino particolare che il suo personaggio, motore dell’intera vicenda, comporta. In tono invece Sam Shepard, come al solito bravissimo, nel suo ritratto del problematico e sfortunato feudatario.

Insieme intimista e corale, ritratto di sofferenza umana e quadro di una America ancora vista come un sogno mitico, I giorni del cielo, nonostante i difetti, merita la visione: l’aspetto formale è dei più accattivanti, la regia è pur sempre di un grande Autore.

p.s.

Nel 2007 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

scheda

premi e riconoscimenti

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agosto 29, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. Una gioia per gli occhi e per le orecchie

    Commento di marcello | agosto 30, 2010

  2. Grande regia, bella storia

    Commento di lina | agosto 30, 2010

  3. Film da vedere senz’altro (riguardo agli attori condivido quanto detto nella recensione)

    Commento di dubius | agosto 31, 2010

  4. Morricone ha scritto tante colonne sonore stupende, questa è una delle migliori. il film non mi ha convinto molto…

    Commento di giusy | agosto 31, 2010

  5. Malik non mi piace. Non ne discuto le capacità organizzative delle componenti creatrici e tecniche, ma non mi piace il suo ecumenismo, che trovo di facciata, e l’assoluta incapacità di drammatizzare i personaggi, proprio perché sempre invasi da questa trasfigurazione cosmica. Eccezionale la capacità di assemblatore di immagini (si avvale dell’immenso Néstor Almendros), che nel loro susseguirsi formano scene, spesso mero esercizio di stile, sfibrante esaltazione onanistica del bello, come nella scena del calice, integro, sott’acqua, presagio della caduta di chi lo aveva usato per brindare alla vita e all’amore. Deboli, i personaggi, la storia, la descrizione del tempo e delle dinamiche sociali, i dialoghi. Mancano, in questo procedere, i nessi intimi fra circostante e personaggi, che vivono, ho avuto l’impressione, solo per dare ragione alle foto seriali. I grandi esodi che hanno percorso l’America e, particolarmente, gli Stati Uniti, che Steinbeck, Dos Passos, Faulkner, Erskine Caldwell hanno raccontato con drammaticità fulminante, capace di rappresentare lo spirito di un tempo, in Malik avvengono con il ritmo e l’approfondimento della sagra popolare, di una fiction di extralusso. Lo stupore verso ogni piccolo aspetto del circostante alla fine suona eccessivo e retorico. Rimpiango i grandi film in bianco e nero, dalla drammaticità indimenticabile e struggente, graffiante, coinvolgente; uno per tutti il film di John Ford, trasposizione del romanzo di Steinbeck, “Furore”.

    Commento di tano | maggio 4, 2013


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