Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“L’uomo di paglia”

1958: L’uomo di paglia di Pietro Germi

Tra Il ferroviere (1956) e Un maledetto imbroglio (1959) questo è il secondo dei tre film che vede il grande regista non solo dietro la macchina da presa ma anche come attore protagonista.

Il film non fu molto apprezzato dalla critica, gli fu soprattutto rimproverato il finale. Il Morandini, ad esempio, ha scritto: il finale rovina l’equilibrio a colpi di retorica e di buon senso piccolo borghese”. Mi permetto di non essere d’accordo. Il lieto fine è solo apparente: basti ricordare le parole della moglie fuori campo e soprattutto lo sguardo che il bambino rivolge ai genitori. L’ostilità degli addetti ai lavori del tempo si deve (è notorio) agli intellettuali di sinistra che hanno sempre accusato Germi di rappresentare la classe operaia senza sottolinearne la coscienza di classe e perdippiù con sentimenti e comportamenti tipicamente borghesi: uomini che amano bere, divertirsi, andare a donne, disposti a tutto pur di non perdere il lavoro… Naturalmente la Sinistra sbagliava, sia nell’aver mitizzato «l’operario» sia nel non avvertire i cambiamenti sociali che stavano avvenendo in Italia. Fortunatamente L’uomo di paglia ebbe un grande successo presso il nostro pubblico e ricevette lodi a non finire a Cannes e a Mosca (tra l’altro vinse il Nastro d’Argento per la Miglior Regia e per il Miglior Commento Musicale).

Visivamente raffinato, nel contenuto secco e asciutto (senza ombra di retorica o patetismi). Una acuta analisi della disgregazione famigliare e della solitudine dell’essere umano che, come molti suoi film, anticipa i tempi e fa di Germi un regista coerente e controcorrente (basti il confronto con i «drammoni» in voga negli anni Cinquanta).

Pietro Germi è stato uno dei pochi Maestri del cinema italiano a lavorare sui generi, passando disinvoltamente dal melò al film di denuncia, dal thriller al grottesco, dalla commedia di costume al dramma, dal noir psicologico alla critica sociale… ma sempre senza mai rinnegare se stesso e le su idee.

Da approvare in pieno il giudizio finale di Franco Scotto: L’uomo di paglia è una storia altamente umana scritta da un colto conoscitore del cinema. E non è poco”.

p.s.

Gabriele Niola, tra i meriti del film, giustamente sottolinea la “leggerezza di tocco anche nell’uso della voce fuoricampo (espediente tra i più pesanti) che è davvero invidiabile”.

scheda

 

premi e riconoscimenti

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luglio 22, 2010 - Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , , ,

9 commenti »

  1. Grande come regista e come attore, uno dei pochi che ha saputo ritrarre realisticamente l’Italia con le sue luci e le sue ombre

    Commento di bianca | luglio 22, 2010

  2. Simile a “Il ferroviere” per atmosfera, molta amarezza

    Commento di manlio | luglio 23, 2010

  3. Conosco quasi tutto Germi ma questo, imperdonabilmente, mi mancava. Visto qualche giorno fa, che dire? Mi è piaciuto… ma proprio tanto

    Commento di salvatore | luglio 23, 2010

  4. Mi piace…

    Commento di alp2000 | luglio 23, 2010

  5. Grande Germi, ogni suo film ci trasmette qualcosa di importante

    Commento di rosso | luglio 25, 2010

  6. Personaggi altamente umani ritratti con finezza e sensibilità. Bello!

    Commento di moviemovie | luglio 26, 2010

  7. Amaro e poetico, anticonvenzionale e coraggioso per l’epoca, uno dei migliori film italiani degli anni cinquanta

    Commento di waksman | luglio 27, 2010

  8. Sono di Sinistra ma debbo ammettere che la “mia parte” ha preso molte cantonate nell’ambito culturale…

    Commento di tino | agosto 2, 2010

  9. Un numero 1 chi lo criticava era in malafede.

    Commento di Anonimo | agosto 7, 2013


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