Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Alice non abita più qui”

1974: Alice Doesn’t live Here Anymore di Martin Scorsese

Presentato al 28° Festival di Cannes, un film celebre e celebrato in tutto il mondo.

Pubblico e critica lo accolsero, giustamente, con molto favore e i giudizi positivi continuano ancora oggi: “Nostalgia dell’arte e della vita. Il film è entrambe, fuse con una forza e un equilibrio da grande cineasta” (Cinemadelsilenzio), “…c’è da levarsi tanto di cappello e alzarsi in piedi di fronte ad uno dei più grandi autori viventi” (FilmTv), “Un’opera pregevole e originale”(Sentieriselvaggi), “Stilisticamente quasi agli antipodi del precedente Mean Streets’ e del successivo Taxi Driver’, ma non meno straordinario, anche grazie alla bravissima Ellen Burstyn” (Delcinema), “Meritato Oscar alla Burstyn” (il Morandini).

Dichiarò tempo fa Martin Scorsese: “Una componente essenziale della realizzazione di ‘Alice’ è stata l’opportunità di dirigere un film completamente estraneo alle mie origini, l’America urbanizzata che conoscevo. ‘Alice’ costituiva il tentativo di abbracciare un altro aspetto della cultura americana, che conoscevo attraverso i film di Hollywood, cercando di capire le grandi distese aperte in contrapposizione ai vicoli bui, ai bar, alle sale da biliardo e alle chiese di New York”. Il lavoro è quindi particolarmente impostante nella filmografia del grande regista e va detto subito che l’affresco che offre della provincia americana, con le sue luci e le sue ombre, è uno dei migliori che siano apparsi sul grande schermo. Ma Alice non abita più qui è soprattutto il ritratto (senza enfasi né moralismi) di una donna -il film fu salutato come una delle prime opere femministe e contrassegnò un’intera epoca (1)- e costituisce probabilmente l’unico lavoro, all’interno dell’opera di Scorsese, di un film tutto al femminile. Ritratto, sentito e partecipe, di personaggio vero con le sue virtù e i suoi lati negativi, alle prese con una società che congiura contro le donne sole: impossibile non condividere le sue gioie e le sue sconfitte, impossibile non lasciarsi coinvolgere e non essere compartecipi delle sue vicissitudini, non soffrire con lei per le difficoltà economiche e di adattamento ai nuovi ambienti in cui si ritrova.

Due ore che filano lisce, senza un intoppo o una perdita di tempo: né pause né digressioni… e la nostra attenzione è continua. Da plauso incondizionato Ellen Burstyn.

Arguti e intelligenti i dialoghi, ottimo il mix di dramma e commedia (la fusione tra commozione e ironia è mirabile), estremamente curata la caratterizzazione dei vari personaggi (tutti psicologicamente approfonditi), bella e quanto mai rievocativa la colonna sonora, smagliante la fotografia, memorabile “l’antefatto -strepitoso omaggio a Judy Garland– in cui vediamo una bambina camminare per strada e cantare una melodia che ricorda molto da vicino “Over the rainbow”, e giurare che, presto o tardi, realizzerà i suoi sogni” (Mauro Bonetto).

Il film, oltre all’eccezionale performance di Ellen Burstyn, continuamente in scena, ci regala le ottime prestazioni dei bravissimi Diane Ladd e Kris Kristoffernon… nonché tra le prime apparizioni di due grandi come Harvey Keitel e Jodie Foster (ancora «bambina prodigio»).

p.s.

Il film ebbe tanto successo da originare una serie televisiva (Alice), creata dallo stesso sceneggiatore del film (Robert Getchell) e andata in onda dal 1976 al 1985.

note

(1) Interessante quanto scritto in “Martin Scorsese” di Roberto Lasagna (Gremese Editore):

“Il regista fotografa un personaggio femminile precipitato, a causa di un sistematico e diuturno sacrificio dei propri slanci vitali all’ombra del marito oppressore, nella più sconfortante solitudine… L’oppressione del maschio si esprime a più livelli: dalle suppliche di Alice ai vari padroncini affinché concedano un lavoro a una donna sola, alle esasperanti profferte sessuali degli spasimanti. Ma lo scacco più sofferto consiste proprio nel dover ammettere di non poter continuare a vivere senza un uomo al proprio fianco”.

scheda

premi e riconoscimenti

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giugno 28, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , ,

6 commenti »

  1. Uno Scorsese diverso in un film che si rivede sempre volentieri e che all’epoca ebbe giustamente un successo enorme

    Commento di giordani | giugno 29, 2010

  2. Straordinaria Ellen Burstyn (sapevate che è stata la prima donna presidente dell’Actor’s Equity, una sorta di sindacato degli attori?).

    Commento di dubius | giugno 29, 2010

  3. Ne avevo sempre sentito parlare… Vedendolo in tv ho avuto l’ennesima conferma che ogni Scorsese è imperdibile!

    Commento di zazie | giugno 30, 2010

  4. Uno dei migliori film degli anni 70 e ancora oggi attualissimo (per contenuto e per confezione)

    Commento di annafiore79 | giugno 30, 2010

  5. Tempo fa ho potuto ammirare la Burstyn ospite del festival di Roma: donna di rara intelligenza…

    Commento di andrea | luglio 3, 2010

  6. Visto per la prima volta ieri! Protagonista grandiosa!

    Commento di scimmiadigiada | settembre 14, 2010


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