Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Kagemusha”

1980: Kagemusha di Akira Kurosawa

“Sfolgorante”, così la Garzantina del Cinema definisce questo gioiello di uno dei più indiscussi Maestri del grande schermo a cui dobbiamo tanti capolavori indimenticabili.

Kagemusha (“l’uomo-ombra”) segnò il ritorno di Akira Kurosawa dopo anni di assenza (sei lo separano dal lirico e dolente Dersu Uzala).

“Imperniato sul contrasto tra essere e apparire (tra maschera e personaggio), apologo sulla teatralità, meditazione sulle mistificazioni e la violenza del potere e sulla caducità delle glorie politiche e militari, il film è… uno splendido affresco epico”: come non essere d’accordo con il Morandini? Una gioia per gli occhi, uno stimolo alla nostra sensibilità e alla nostra intelligenza: uno spettacolo che onora chi lo ha realizzato e che ogni buon cinefilo non si stanca di rivedere.

Evidente, lo ha notato più di un critico, l’amore di Kurosawa per la tradizione la cultura la storia. Evidente il suo interesse per l’uomo e le sue problematiche, le sue ambizioni, le sue sconfitte (“il film ci parla della Storia, ma senza mai perdere di vista per un istante l’Uomo”, Fabio Fumagalli). Un film, colossale e al contempo intimista, che ci emoziona, ci scuote, cattura la nostra attenzione senza un attimo di pausa: giustamente Tullio Kezich ha scritto che Kagemusha è la conferma di come Kurosawa sappia “inscenare una battaglia come John Ford e leggere nel cuore di un bambino come De Sica”.

Il lavoro (il suo ventisettesimo)  ha una importanza particolare nella filmografia del grande regista perché costituisce una summa dei “suoi temi preferiti (psicologismo dovstoevskiano, relatività pirandelliana, americanismo spettacolare, ironia e truculenza, montaggio avvincente, fotografia pittorica), investiti di ejzensteiniana solennità nelle scene di massa degne degli affreschi rinascimentali” (Piero Scaruffi). Un film dove parlano più le immagini che le parole, un film che riesce a unificare, miracolosamente, magnificenza e asciuttezza.

Di grande spessore il protagonista, Tatsuya Nakadai, uno dei più celebrati attori giapponesi fin dagli anni 50, di cui MyMovies nel tracciarne una minibiografia dice: “…talento dalla grande duttilità e notevoli doti trasformistiche, intensa vitalità e mobilità espressiva che ha il suo punto di forza negli occhi”. Tutte qualità che si evidenziano, come meglio non si potrebbe, in questa opera che il grande regista ha potuto realizzare solo grazie all’intervento finanziario di Francis Ford Coppola e George Lucas.

scheda

premi e riconoscimenti

maggio 17, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. Un magnifico spettacolo degno del nostro Rinascimento

    Commento di laura | maggio 18, 2010

  2. Forse non è uno dei titoli più celebrati del grande Kurosawa ma è “un signor film”, assolutamente da non perdere.

    Commento di fornaro | maggio 18, 2010

  3. Peccato non averlo visto sul grande schermo…

    Commento di defalco | maggio 19, 2010

  4. Da vedere e rivedere per meglio gustarlo. Ha strameritato tutti i premi vinti. Personalità da vendere il protagonista

    Commento di garrulus | maggio 20, 2010

  5. Un mirabile affresco di un’epoca e di un Paese, ma anche analisi psicologica…

    Commento di giada | giugno 1, 2010


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