Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“The International”

2009: The International di Tom Tykwer

Recensori italiani molto severi nel giudicare il film.

“L’ambizione del regista sarebbe quella di resuscitare la tradizione del thriller politico… ma il risultato è solo un catalogo di luoghi comuni” (Il Corriere della Sera), “Il film resta in affanno” (Ciak), “Purtroppo Tykwer annacqua uno spunto interessante ed attuale in un banale action thriller, poco action e poco thriller!” (Dadduland.it), “La sceneggiatura affonda in dialoghi e intrecci debordanti, che appesantiscono l’impianto del film senza mai lasciarlo andare all’intrattenimento, allo spettacolo o alla tensione politica, mentre la regia di Tykwer risulta fredda… poco incisiva” (Nonsolocinema.com).

Prendendo spunto dal fallimento (1991) della BCCI (si scoprì che la Bank of Credit and Commercial International costituiva il maggior centro di riciclaggio di denaro sporco, favorendo servizi segreti e terrorismo e facendo affari col traffico d‘armi) Tom Tykwer, regista del bellissimo Lola corre (e qui al suo debutto hollywoodiano), e l’esordiente sceneggiatore Eric Singer con questo film hanno avuto la fortuna di anticipare lo scenario della crisi finanziaria mondiale ma il loro non è un film di denuncia: è semplicemente un mediocre thriller che probabilmente scontenterà gli amanti del genere (anche coloro che non pretendono troppo). Scarso ritmo, emozioni latitanti, suspense assente, mancanza di un pizzico di ironia (che non avrebbe guastato), incongruenze varie in un racconto non sempre chiaro e non sempre plausibile, lacunoso approfondimento psicologico dei vari personaggi. Peccano soprattutto i due protagonisti, scialbi e senza personalità: non attirano l’attenzione, non catturano il nostro interesse… ed è strano perché Clive Owen e Naomi Watts (qui relegata in un ruolo di contorno del tutto superfluo) più volte hanno dato prova di un notevole talento. Certo non mancano una estetica raffinata, ambientazioni suggestive, scene dal notevole impatto visivo… aspetti però che si rivelano secondari e di poca importanza in un film decisamente non riuscito. Da sottolineare che il finale, originale e anticonformista nelle intenzioni, risulta ambiguo nella sua mancanza di vero coraggio.

The International ha inaugurato il Festival di Berlino e la nostra stampa lo ha, come dicevamo, accolto malissimo (imbestialita forse perché nessun film di nostra produzione era stato invitato alla Berlinale?), anche perché l‘Italia, vista come un incrocio di repubblica delle banane e paradiso di misfatti, non ci fa una bella figura. Molti critici hanno parlato di eccessive “inverosimiglianze“, di soluzioni “ridicole“, di risvolti “idioti”. Per quanto riguarda la situazione italiana, mi permetto di non essere d’accordo e di appoggiare in pieno quanto scritto, all’uscita del film, da Alberto Crespi: “…si pensi ai misteri italiani degli ultimi 40-50 anni. Se c’è un paese –e un popolo, quindi anche una critica cinematografica– che non deve stupirsi se è raccontato come luogo di intrighi, è l’Italia. Secondo noi The International, lungi dall’essere un capolavoro, semina dubbi sul nostro sistema politico ed economico. Se vi sembra ridicolo, guardatevi allo specchio: forse siamo noi italiani, i ridicoli”.

p.s
La critica USA si è nettamente divisa.
Dallas Morning News: “è il film perfetto per questi tempi: c’è solo un problema, il film non è poi così tanto bello”. New York Post: “questo film è un thriller moscio”. Wall Street Journal “una farsa superficiale”. New York Daily News: “sembra quasi una parodia dei thriller di spionaggio”. Toronto Globe & Mail: “Si tratta certamente di un film che vorreste sostenere, ma non convince: ciò che all’inizio sembra un intelligente gioco di intrighi finisce per diventare una totale confusione”.
Boston Globe: “la scena ambientata al Guggenheim è così audace, così ben realizzata che non vorrei dirvi di più per non rovinarvi nulla”. USA Today: “si tratta di un dramma davvero ben girato ed elegante in cui Clive Owen è ottimo nella sua interpretazione di un agente Interpol”. Roger Ebert: “Clive Owen interpreta un eroe quasi credibile che non prova a strafare in acrobazie fisiche al limite della realtà. Mi piace questo genere di eroi che possono essere uccisi da un momento all’altro… Il regista non è interessato a far prevalere l’aspetto action ma ciò che gli interessa è la realtà: i pericoli del sistema bancario. In questo momento le banche non possono prestare tanti soldi, ma se vi serve qualche testata nucleare… magari potrebbero anche fissarvi un appuntamento!”.

scheda

sito ufficiale

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marzo 31, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Nice…

    Commento di opera22 | marzo 31, 2010

  2. Confusionario e tutt’altro che appassionante. I protagonisti… amorfi

    Commento di zazie | marzo 31, 2010

  3. Due ore di noia, il meno che si possa dire

    Commento di fabrizio | aprile 1, 2010

  4. L’inizio lascia ben sperare ma poi… tutto piattume

    Commento di goad | aprile 4, 2010


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