Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“The Wrestler”

2008: The Wrestler di Darren Aronofsky

Come notato da più critici il fallimento di un uomo e la decadenza fisica sono i temi portanti di questo film che ha mietuto premi ovunque, osannato e applaudito in ogni parte del mondo.

“Bello e struggente”, scrive Il Sole 24 Ore. Sul primo aggettivo sono pienamente d’accordo, sul secondo ho qualche perplessità.

Vista la materia trattata il regista Darren Aronofsky è stato soprattutto lodato per non aver calcato la mano, evitando accuratamente ogni forma di pietismo e di facile retorica, nel presentarci la drammatica esistenza di un essere umano condannato alla solitudine, povero materialmente e moralmente (“fallito, non amato, ignorante, sporco e grezzo capisce solo toccando il dolore e la paura quello che si è perso, cosa si è lasciato alle spalle: tenterà di recuperare, ma fallirà ancora”, Roberta Ronconi). Un film quanto mai intenso, asciutto ed essenziale, quasi più francese che hollywoodiano, che corre però il rischio di non emozionare e coinvolgere pienamente. Forse andava lasciato più spazio al rapporto padre-figlia e alla relazione amante-spogliarellista: avremmo capito di più l’uomo, la sua psicologia, le sue motivazioni, le sue fragilità. Il regista ha scelto una strada più severa temendo probabilmente di fare del semplice sentimentalismo. Ha avuto coraggio e, benché ci lasci un po’ a bocca asciutto, va apprezzato per il suo anticonformismo e per le sue scelte non facili.

Bravissime, come al solito, Marisa Tomei e Evan Rachel Wood.

Perfetto il rinato Mickey Rourke, ripreso “spesso di spalle in quello che appare un moto di deferenza, come se non si volesse mostrare il declino dell’eroe” (Tirza Bonifazi), in un ruolo quasi autobiografico. Il personaggio e l’attore sono uno specchio dell’altro (1) e ciò conferisce un interesse aggiunto al film, colpendo l’attenzione della maggioranza dei critici. Scrive giustamente Roberto Escobar: “La macchina da presa esita a mostrarcelo. Ora lo riprende di spalle, ora lo immerge nella penombra, ora ne nasconde lo sguardo dietro la massa ispida dei capelli color paglia. Tutto quello che ce ne lascia intuire è il profilo di un corpo innaturale, greve di carne. Poi, atteso e quasi temuto, Darren Aronofsky ce ne scopre il primo piano. E a noi par di capire il motivo del suo pudore. Quello di Mickey Rourke è un volto tragico, una maschera deforme. Quasi niente resta nei suoi occhi del sorriso dolce e beffardo del capitano Stanley White, di L’anno del Dragone. Ventitre anni dopo il bel film di Michael Cimino, Rourke è o almeno appare come il suo Randy: vinto già nel corpo, fantasma mostruoso di un passato colmo di errori”. Luca Castelli conferma: “Suonerà forse come una banalità, ma la sua non è una semplice interpretazione. Mickey Rourke e Randy sono la stessa persona, portano le stesse cicatrici, gli stessi muscoli pompati, lo stesso curriculum di apoteosi e crolli, lo stesso fascino che si erge dalla devastazione fisica, la stessa propensione a lasciarsi esaltare e triturare dalla macchina dello spettacolo”.

note

(1)  “…un grandissimo Mickey Rourke, anche lui devastato dalla guerra, quella di Hollywood che lo cacciò dal red carpet per motivi opposti a quelli di Randy. L’attore, tra i migliori, disubbidì a un produttore che gli chiedeva di recitare una stupida battuta contro l’esercito repubblicano irlandese, e Rourke, irlandese, si rifiutò. Chiuse le porte delle major, si diede alla boxe e la sua bella faccia si frantumò proprio come quella di Randy. The Wrestler è un film ritagliato su di lui” (Il Manifesto).

scheda

sito ufficiale

premi e riconoscimenti

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marzo 6, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. Rourke e Tomei sono veramente straordinari in questo film molto reale e amaro

    Commento di defalco | marzo 6, 2010

  2. Confesso che il film non mi ha entusiasmato e non capisco il Leone d’oro a Venezia. Interpreti comunque bravissimi.

    Commento di fortunitry | marzo 7, 2010

  3. Senza Rourke il film non avrebbe lo stesso spessore. Si regge interamente su di lui e sulla identificazione personaggio-interprete

    Commento di giugaro | marzo 8, 2010

  4. Davvero un gran film…
    Hai letto che in un intervista sul Red Carpet alla notte degli Oscar parlano di Darren Aronofsky ha detto più o meno: “conoscevo Darren e prima di questo a fatto solo film di merd….!!!”
    quando l’ho sentita mi sono piegato dal ridere!!
    grande Mickey!!

    Commento di enigmaman83 | marzo 21, 2010

  5. L’atmosfera sporca e squallida di un certo ambiente è resa efficacemente ma la regia un po’ distaccata impedisce le emozioni che una storia del genere dovrebbe comportare.

    Commento di rosso | aprile 2, 2010


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