Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Memorie di una Geisha”

2005: Memoirs of a Geisha di Rob Marschall

Un tempo tutti imitavano il cinema americano, oggi gli americani imitano il cinema asiatico che ormai furoreggia in ogni parte del mondo, miete successo nei più importanti festival, è sempre più spesso campione d’incassi.

Per fronteggiare gli orientali nel loro stesso campo si è scelto il romanzo di Arthur Golden pubblicato nel 1997, best-seller mondiale (32 traduzioni, oltre quattro milioni di lettori). Il film lo doveva dirigere Steven Spielberg che ha poi passato la mano, limitandosi a produrlo.

Poteva essere una romantica lieve tenera struggente storia d’amore, ma Rob Marshall ha preferito farne «uno spettacolone», e da questo punto di vista l’operazione è perfettamente riuscita: scenografie splendide (la Kyoto d’epoca ricostruita negli Studi di Los Angeles), immagini oltremodo pittoresche, fotografia smagliante, costumi lussuosi e visivamente abbaglianti, coreografie magistrali, musiche orientaleggianti di effetto.

Il problema è che il film presenta lo stesso difetto di Chicago (il lavoro che regalò a Marshall una pioggia di Oscar): tutto molto perfetto, tutto molto levigato… tutto molto freddo. Una gioia per gli occhi… ma il tutto si ferma qui. Non coinvolge, non appassiona. Si è interessati al mondo che si descrive (altamente esotico per noi occidentali) ma non si partecipa alle vicissitudini della protagonista: giustamente Il Corriere della sera ha scritto “difficile palpitare” e Il Manifesto ha sottolineato come sia “un film mai capace di uscire dalla propria spettacolarità”.

Nuoce a Memorie di una Geisha (oltre al finale imperdonabilmente melò e che era da evitare) l’eccessiva lunghezza e l’essere costituito da tre parti distinte (l’infanzia non felice della protagonista, la sua rivalità –ormai donna– con la geisha Hatsumomo, la caduta e la rinascita nel dopoguerra). Tre sezioni ognuna compiuta in sé, con un inizio uno sviluppo una conclusione: tre storie diverse, tre film diversi da potersi vedere indipendentemente l’uno dall’altro.

Evidentemente il regista non ha saputo padroneggiare il tanto materiale a disposizione, non è riuscito ad amalgamare armonizzare le tante vicende da raccontare (si pensi al contrario a celebri lunghissimi lavori che abbracciano periodi diversi e una moltitudine di personaggi riuscendo perfettamente ad unificare il tutto… Via col vento, Il Dottor Zivago…).

Resta al pubblico lo spettacolo visivo e l’ottima performance di tutti gli attori: da Ken Watanabe (premio Oscar per aver partecipato a fianco di Tom Cruise ne L’ultimo Samurai) alle tre splendide protagoniste per ognuna delle quali Marshall ha coniato un aggettivo: «incandescente» (Zhang Ziyi, cioè Sayuri), «mozzafiato» (Gong Li, cioè Hatsumomo), «squisita» (Michelle Yeoh, cioè Mameha). 

scheda

premi e riconoscimenti

sito ufficiale

febbraio 18, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Non dico che sia un capolavoro, ma secondo me è un bellissimo film e il regista ha fatto un lavoro magnifico.

    Commento di gianfrancosplit | febbraio 19, 2010

  2. Beh, solo a un americano poteva venire in mente di chiamare attrici cinesi per interpretare personaggi giapponesi. Se un regista giapponese chiamasse attori tedeschi per interpretare personaggi americani in una storia ambientata negli Usa, che direbbero negli States?

    Commento di giugaro | febbraio 19, 2010

  3. Visivamente è una meraviglia, calligraficamente è perfetto ma poesia ed emozioni latitano…

    Commento di petrella | febbraio 20, 2010

  4. La storia è “strappalacrime” ma il film ha il merito di non essere smielato. Bravissimi gli attori, tecnicamente perfetto ma un po’ lento e senza tensione.

    Commento di nanni | febbraio 21, 2010


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