Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Zardoz”

1973: Zardoz di John Boorman

 

Alla sua uscita fu un flop al botteghino e fu accolto da pessime critiche (Tullio Kezich lo definì “ambizioso ma alla fine piatto e risibile”). Oggi è quasi diventato un oggetto di cult (per Davide Tecce “è uno dei risultati più originali e affascinanti della intera storia del cinema di fantascienza”, per Valerio Evangelisti “è ricco di innegabile afflato artistico, sempre stupefacente, dalla prima scena all’ultima”).

 

Film notevole per il contenuto e la forma. Tipico esponente dell’atmosfera che si respirava negli anni Sessanta e Settanta, aiuta a capire l’ideologia e il modo di sentire  imperanti in un periodo che, pur tra utopie illusioni disillusioni, è stato di sostanziale importanza per cambiare il mondo.  Un inno alla fratellanza e alla solidarietà, alla vita semplice e naturale, alla libertà e ai valori umani essenziali in opposizione alla sconsiderata evoluzione tecnologica… il tutto espresso da una fotografia e da una scenografia molto elaborate, frutto di encomiabili lavoro e fantasia (trionfa l’iconografia psichedelica). Eppure, nel complesso, Zardoz risulta pesante e indigesto, poco coinvolgente ed emozionante.

Film anomalo e complesso, misto di favola religione filosofia, adito a innumerevoli riflessioni etiche e politiche col suo contrapporre natura e scienza, Zardoz ebbe interpretazioni di «sinistra» e di «destra»: da alcuni visto come un attacco alla ricca America e al suo sogno di eterna giovinezza a scapito di un mondo sfruttato e sottomesso, da altri  come un atto d’accusa all’ideologia marxista della democrazia perfetta. Non semplice da capire appieno, il lavoro di John Boorman va forse visto come contraltare alla sua precedente opera (Un tranquillo weekend di paura) polemizzante con i fautori del ritorno alla natura: “Di fronte al crescente pericolo di una degenerazione della scienza, che a somiglianza della religione rischia di utilizzare i terrori dell’uomo a favore di una classe di gelidi tecnocrati, Boorman – un protestante educato dai gesuiti – torna a celebrare le virtù delle passioni e il dono della morte” (Il Corriere della sera). Il problema per lo spettatore è che il regista, non aiutato da una sceneggiatura alquanto farraginosa, non dà alcun ritmo e mordente alla narrazione e in più dilungandosi troppo e monotamente su singole scene.

Per quanto mi riguarda, mi ritrovo in pieno nel giudizio di Segnalazioni Cinematografiche: “Il film, elaborato con passione ma anche con eccesso di intellettualismi, ha scarsi momenti lirici. Il lavoro si presenta come opera cinematografica assai massiccia, ricca di suggestioni per la ragione e per i sensi, di tutto il rispetto e impegno, tanto per la vasta cultura che rappresenta, quanto per le riflessioni che sollecita. Ma appare ridondante e barocco a volte prolisso e reiterato, leggermente forzato, non di rado teso alla ricerca del virtuosismo tecnico o della scenografia mirabolante”.

 

p.s.

Nonostante i suoi difetti, il film merita di essere visto sia perché espressione particolarmente rivelatrice di un periodo storico passato ma fondamentale, sia perché si oppone a un cinema (oggi sempre più invadente) atto a cervelli atrofizzati.

 

scheda

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febbraio 17, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. Un finale bellissimo per un film un po’ ostico che ha segnato un’epoca (e quindi vale una visione).

    Commento di waksman | febbraio 17, 2010

  2. Un film quasi sperimentale e, a suo modo, coraggioso. La Champling, affascinante come al solito. Connery non sembra molto convinto.

    Commento di defalco | febbraio 18, 2010

  3. Un film complesso e affascinante, ancora del tutto da scoprire. Dopo ogni visione mi piace constatare che devo ancora imparare tanto.

    A presto

    Commento di cinemasema | febbraio 19, 2010

  4. j’ai toujours aimé ce film qui m’a fait découvrir la septième de beethoven

    Commento di mrconcepto | ottobre 17, 2010

  5. E’ un film fantastico! Filosofico,riflessivo,in antitesi con la tradizione del cinema americano e più rivolto al cinema europeo.

    Commento di mrpixel77 | gennaio 22, 2013


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