Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Lettere d’amore”

1989: Stanley & Iris di Martin Ritt


Finalmente il ritratto di un’America diversa.

Due anni dopo il bellissimo e intenso Pazza, Martin Ritt (che negli anni Cinquanta fu inserito nella «lista nera» del senatore MacCarthy e della sua commissione sulle attività antiamericane) ritorna dietro la macchina da presa (per morire poco dopo) e conferma ancora una volta di essere stato uno dei più sensibili intelligenti coerenti registi di Hollywood (innumerevoli i suoi film che si contraddistinguono per una superiore qualità: Nel fango della periferia, Un urlo nella notte, La lunga estate calda, Orchidea nera, Jovanka e le altre, Hud il selvaggio, Il prestanome, Norma Rae…). Lettere d’amore è un film impegnato socialmente che commuove e riconcilia con una Hollywood sempre più votata agli effetti esteriori, sempre meno umana.

Si sa come Hollywood prediliga rappresentare, senza mezzi termini, un’America sfavillante per ricchezza e opulenza o, al contrario, un’America degradata e disfatta. E’ rara la descrizione di un’America «normale», più vicina alla realtà di tutti noi: un’America fatta di gente comune, con problemi e difficoltà che sono alla nostra portata e in cui ci possiamo pienamente identificare. In Lettere d’amore abbiamo l’America del proletariato (raramente presente nel cinema statunitense), descritta con sincerità ed evidente simpatia.

Tratto dal romanzo Union Street dell’inglese Pat Barker, il film, nonostante la trama che farebbe presagire sentimentalismi e pietismi oltremisura (“una coppia operaia ultraquarantenne in una cittadina industriale: lei vedova, lui analfabeta, si incontrano, si amano, si aiutano; lui la salva dall’abulia tetra del dolore, lei gli insegna a leggere e scrivere permettendogli d’uscire dall’isolamento dell’ignoranza…” -1-), è di una sorprendente sobrietà: nulla è sopra le righe, tutto è strettamente calibrato e misurato. Assente ogni forma di retorica e di ricatto emozionale. L’attenzione è rivolta alla mirabile descrizione di personaggi profondamente veri e umani, personaggi con cui acquisti immediatamente familiarità e di cui segui le vicende con partecipazione e coinvolgimento. Il finale potrà non accontentare il pubblico che ha più pretese ma è fuori discussione che Lettere d’amore, col suo mostrare le condizioni della classe operaia evidenziando un problema non molto conosciuto (sembra che negli States vi siano più di 27 milioni di analfabeti), è a suo modo quasi un lavoro «sovversivo» per la Hollywood classica e meritevole quindi di particolare considerazione, al di là dei suoi indiscutibili pregi. Pregi che vanno dall’ottima sceneggiatura alla puntuale messa in scena e soprattutto alla straordinaria presenza di due icone come Jane Fonda e Robert De Niro (-2-) semplicemente perfetti in ruoli per loro non consueti e in cui dimostrano, ancora una volta, uno straordinario talento di mimesi e di appropriazione del personaggio: dire bravi è poco.

Note

-1- Lietta Tornabuoni, La Stampa

-2- Sorprendente il contrasto tra «questo» De Niro dalla mirabile misura ed equilibrio, e l’attuale, gigionesco e sempre sopra le righe.

scheda

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gennaio 23, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. Forse i buoni sentimenti abbondano troppo ma è indubbio che sia un film estremamente piacevole e con due star superlative.

    Commento di leanoa | gennaio 24, 2010

  2. Certo vedendo gli ultimi film di De Niro sembra strano che sia considerato un “grande” ma rivederlo qui ci conferma lo straordinario talento in suo possesso e non si può non rammaricarsi di come attualmente gestisca la sua carriera. Jane Fonda è poco credibile come “proletaria” ma è talmente brava…

    Commento di dubius | gennaio 24, 2010

  3. Edificante e didattico, sensibilizza su un problema poco noto con mano leggera e senza calcare i toni. Mi sono sentito coinvolto.

    Commento di cineio | gennaio 25, 2010

  4. Una Hollywood attenta ai problemi sociali è quella che preferisco e questo è un ottimo esempio di film non banale e ottimamente realizzato.

    Commento di adriano | gennaio 26, 2010

  5. Molti hanno rimproverato al film il finale eccessivamente ottimista: anch’io mi sento di farlo… ma perché non sognare?

    Commento di tino | gennaio 31, 2010


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