Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Gone baby gone”

2007: Gone baby Gone di Ben Affleck


Critica plaudente per un film non facile (e che il botteghino americano non ha purtroppo premiato):

“Affleck ridisegna il genere “noir” in termini morali, improntati a un umanesimo che non si appaga della semplice azione” (Repubblica), “Si esce dalla visione scossi e pensosi” (Il Messaggero), “…uno dei lavori più interessanti del momento per il suo gusto amarissimo” (Il Manifesto), “Gone baby gone è più di un poliziesco” (Il Sole 24 ore), “Noir d’autore di Affleck” (Il Giornale), “Ben Affleck convince” (Il Corriere della Sera), “Un esordio da regista di classe” (La Stampa),  “Ben Affleck fa centro. Cast perfetto, comprimari super” (ViviMilano).

Dennis Lehane (già sceneggiatore di quel capolavoro che è Mystic River) è un famoso scrittore di gialli che ha, tra l’altro, il merito di aver creato una coppia di investigatori lontano dagli stereotipi e le cui imprese si seguono sempre con interesse… come in questo Gone baby gone. Ma il racconto questa volta ha una trama di risvolti impensati e un doppio colpo di scena (che forse però andava spiegato più diffusamente…) che ci fa ricredere su quanto abbiamo appena visto (la realtà è diversa da quanto ci era sembrato) che innalzano decisamente il livello e fanno di Gone baby gone un’opera che induce a riflettere su temi non facili e a discuterne con serietà e inquietudine. Non semplicemente un buon thriller ma un qualcosa di più profondo. Un “groviglio di torti e ragioni” (Giancarlo Zappoli) che scuotono le nostre coscienze e ci mettono in crisi ponendoci nel dilemma se seguire la nostra razionalità o il nostro cuore. Inevitabile, vedendo il film, porsi la domanda «e io come mi sarei comportato nella stessa situazione? é giusta la decisione operata dai protagonisti? abbiamo il diritto di giudicare e condannare?». Interrogativi non facili vista la delicatezza dell’argomento affrontato (argomento in cui rientrano rapporti familiari, rapimenti, pedofilia, droga, corruzione, maternità…).

Gone baby gone ha il coraggio di ricordare che le scelte fondamentali, per quanto eroiche e dolorose, non possono esaurirsi nello spazio di un istante, ma prendono senso dalla continuità delle responsabilità che ne discendono” (Luisa Cotta Ramosino), è “una dolente processione verso il dilemma cardine:  interrogarsi sulla ricerca della verità e l’esercizio della giustizia, terrena e divina, in cui anche lo spettatore è chiamato a scegliere” (Marco Consoli).

Ben Affleck, al suo debutto come regista, mostra qualità non consuete e degne di attenzione (si era già distinto come sceneggiatore guadagnandosi l’Oscar per Will Hunting). Realizza un prodotto asciutto e senza sbavature, teso incalzante duro coinvolgente, regalandoci a piene mani suspense e continue imprevedibili sorprese. Si rivela altresì ottimo conduttore di attori: Amy Ryan giustamente ha avuto la nomination agli Oscar , Ed Harris si conferma ancora una volta uno dei migliori attori del cinema contemporaneo, Casey Affleck si mostra degno del non facile ruolo che copre (particolarmente convincente nell’edizione originale, con la sua “inflessione, un misto di determinazione e timidezza”, MyMovies).

p.s.

Unico neo: un grande come Morgan Freeman andava maggiormente sfruttato.

scheda

premi e riconoscimenti

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gennaio 11, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

6 commenti »

  1. Come attore Ben Affleck non mi ha mai convinto ma debbo ammettere che come regista se la cava egregiamente. Questo film è stata una vera e propria lieta sorpresa.

    Commento di garrulus | gennaio 12, 2010

  2. Una trama veramente ben congegnata. Un film da vedere.

    Commento di giuliano | gennaio 12, 2010

  3. E chi se lo aspettava un film così da Ben Affleck? Sorprendente.

    Commento di alessandra | gennaio 12, 2010

  4. Chi ama un cinema che fa riflettere e discutere qui ha pane per i suoi denti. Ottima regia, bravissima l’attrice che interpreta la madre

    Commento di peet | gennaio 13, 2010

  5. Coraggioso negli argomenti che affronta, lascia libero lo spettatore di avere una sua idea: non è poco…

    Commento di stella | gennaio 25, 2010

  6. 1.Negli ultimi anni ho visto molti film che, pur essendo di buona o addirittura ottima qualità, sono stati un fallimento dal punto di vista economico. In alcuni casi é stata colpa del pubblico: il film era uscito in un buon numero di cinema, ma é stato ingiustamente snobbato. In altri casi, invece, il film ha fatto flop perché ai piani alti c’é stato chi ha fatto di tutto perché andasse così. Il caso più clamoroso, che include tutte le possibili forme di boicottaggio, é “The air I breathe”. La scelta economicamente più logica sarebbe stata tradurlo “L’ aria che respiro”, dato che il titolo originale é di difficile pronuncia: del resto, chi andrebbe a vedere un film di cui non sa nemmeno pronunciare il nome? Già la mancata traduzione del titolo é quindi una prima, sottile forma di ostruzionismo. Passiamo alla data di uscita. Venne distribuito a inizio Settembre: un periodo in cui ci si gode gli ultimi soli estivi, e quindi si ha poca voglia di chiudersi in un cinema. Se anche si decide di farlo, il pubblico opta per una commedia spensierata (il famoso “cine-cocomero”), non per un thriller come “The air I breathe”. Anche in questo caso, si tratta di un autogol così evidente da apparire volontario, studiato. La ciliegina sulla torta é la distribuzione: non ricordo come andò nel resto d’ Italia, ma nella mia città venne proiettato da un solo cinema, dove peraltro il film venne piazzato in sala 5. Un fatto quantomeno sospetto: in sala 4 e 5 normalmente vengono relegati i film vecchi di settimane, quelli freschi di uscita almeno la sala 3 riescono a strapparla. Come vedete le anomalie sono troppe per far pensare ad una serie di coincidenze: 3 indizi fanno una prova. Il film doveva andare male, a tutti i costi. Si sono messi di traverso tutti, dal grande distributore al piccolo proprietario di una multisala. Lo stesso triste ed immeritato destino é stato riservato a questo bellissimo film, l’ opera prima di Ben Affleck: titolo difficile eppure rimasto immutato, distribuzione volutamente ridotta al minimo… viene spontaneo domandarsi cui prodest? Chi ne beneficia? Non avendo trovato una spiegazione plausibile, chiudo con questo quesito.

    Commento di wwayne | gennaio 29, 2011


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