Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Io, loro e Lara”

2010: Io, Loro e Lara di Carlo Verdone

«Basito»: i dizionari spiegano il termine con i sinonimi «sbalordito sconcertato stupito attonito». E’ quanto ho provato vedendo il film e leggendo le entusiastiche recensioni provenienti da più parti.

“Due ore di piacevole intrattenimento costruito su un intreccio corale ben congegnato e mai pretestuoso” (Movieplayer), “…un’opera molto più personale e sentita rispetto ai suoi lavori precedenti” (Comingsoon), “…una commedia leggera e divertente, ma allo stesso tempo piena di spunti sviluppati attraverso un punto di vista originale” (Cinematografo), “…una delle sue commedie più belle, tenere e divertenti” (Repubblica).

Non riesco proprio a spiegarmi tanto entusiasmo. Ammiro da sempre Carlo Verdone, sicuramente una delle personalità più forti e più serie del nostro cinema ma questa volta mi sembra abbia completamente fallito nell’impresa (tanto sbandierata) di dare una svolta al suo lavoro, creando qualcosa di nuovo: non più semplici macchiette e caricature fine a se stesse, ma una tragicommedia che rispecchiasse l’attuale caos della società odierna, convulsa contraddittoria alienante… Impresa più che lodevole, se fosse riuscita.

Abbiamo un film (eccessivamente e inutilmente lungo) che deluderà i fan di Carlo desiderosi solo di farsi due risate, deluderà quanti dal grande schermo pretendono spunti di riflessione. Si ride pochissimo in Io loro e Lara e quando lo si fa quasi ci si vergogna per l’insulsaggine e la banalità che ci ha indotto a farlo. Il susseguirsi di situazioni (una più improbabile dell’altra) con personaggi che dire inverosimili è poco, a volte ripetitive e alcune del tutto irrisolte o superflue (nonché spesso scontate), non ci porta neanche a meditare sui vari (troppi) temi affrontati (la famiglia, l’immigrazione, il razzismo, la crisi religiosa, il terzo mondo, la vecchiaia, la solitudine…): temi illustrati molto ma molto superficialmente attraverso sketch di bassa lega.

Incongruo e affatto immotivato il «lieto fine»: talmente improbabile e non spiegabile da pregiudicare, da solo, tutta la riuscita del film.

Aggrava la situazione la prestazione degli attori: tutti lasciati a se stessi, tutti fastidiosamente sopra le righe. L’impressione è di assistere a una recita filodrammatica di pessimo livello che ricorra spesso al macchiettismo non avendo altre frecce al suo arco. La sensazione è che Carlo Verdone abbia lavorato solo su se stesso e sul suo personaggio (l’unico credibile): una recitazione sobria e misurata la sua che contrasta col resto del cast lasciato a ruota libera: ottimo attore, pessimo regista in questo film.

In conclusione, un’occasione sprecata di realizzare un prodotto alla Woody Allen riveduto e corretto: mostrare la povertà culturale e morale dell’Italia odierna attraverso l’ironia. Ridendoci amaramente e malinconicamente sopra.

Faccio mio l’appello di Binario Loco: “Ci perdoni…Carlo, se con Lei siamo sempre più esigenti, ma è che vorremmo di più da uno che è praticamente nato con la cinepresa in mano. Il Cinema vero, quello con l’iniziale maiuscola, è un’altra cosa…”.

scheda

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gennaio 9, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

8 commenti »

  1. Da tempo Verdone dichiarava di voler dare una svolta al suo cinema: sembra sulla buona strada…

    Commento di abla | gennaio 10, 2010

  2. “dedicato al padre Mario”… ma se fosse vivo che critica avrebbe fatto? Lui che a 80 anni apprezzava film come “into the wild” o “across the universe”.
    Verdone non dice mai niente di nuovo ed esprime il vecchio con banalità e si affida alla bella Laura Chiatti per gli occhi degli spettatori maschi.
    Bonaiuto e Finocchiaro brave ma…

    Commento di marina | gennaio 10, 2010

  3. C.V. si conferma un acuto osservatore della società odierna ma questa volta ci offre, ahimé, un prodotto realizzato male: non sai se è peggiore la sceneggiatura o gli attori (si salva solo la sempre ottima Angela Finocchiaro).

    Commento di waksman | gennaio 11, 2010

  4. Troppo buonista ma è un film che vale la pena vedere anche perché si sforza di staccarsi dallo stantìo filone del nostro cinema natalizio.

    Commento di defalco | gennaio 11, 2010

  5. Da quanto avevo letto mi aspettavo una storia intelligente e ben realizzata: delusione completa. L’idea era buona ma annega in un mare di già visto e risaputo (amara sorpresa: nei titoli di coda appare la segnalazione sui “particolari meriti culturali” del film…).

    Commento di gianfrancosplit | gennaio 12, 2010

  6. A mio parere un film estremamente attuale da non sottovalutare che deluderà solo quanti dal cinema vogliono esclusivamente grandi risate.

    Commento di laura | gennaio 12, 2010

  7. Una commedia amara un po’ banale con gags prevedibili e risapute, non esente da volgarità e superficialità

    Commento di rederik | febbraio 3, 2010

  8. Invece per me è uno dei più belli di Verdone!

    Commento di cecydal | settembre 28, 2011


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