Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“The King”

2005: The King di James Marsh


Presentato prima a Cannes 2005 e poi al Roma Film Festival, un film indipendente che offre un tragico quadro dell’America di oggi, ma non solo..

Come sottolineato dalla maggioranza dei critici, almeno quattro sono i temi portanti del film: la religione, la famiglia, l’american dream, il fare i conti con il proprio passato. L’America pullula di sette mistiche più o meno trionfanti (e di grande rilevanza specie nell’era Bush), conservatrici e spesso reazionarie e qui è ben mostrato il fondamentalismo (per non dire l’intolleranza) e l’isolamento culturale che spesso le caratterizza: una visione della vita e della spiritualità monolitica, senza sfaccettature… senza pietà e vero amore. La famiglia, apparentemente tanto importante e idilliaca, nell’attuale società è solo un’apparenza di quello che dovrebbe essere, una costruzione formale non più in grado di soddisfare le esigenze di chi a lei si aggrappa. L’american dream è definitivamente crollato: dietro la facciata di splendide casette e di vita perfettamente organizzata si nasconde la disperazione e la solitudine. L’accettazione dei propri errori, del nostro ieri è di là da venire e impedisce il nostro sostanziale progresso.

Tutto questo in un film interpretato magnificamente da un intero cast da lodare incondizionatamente che James Marsh (esordiente nel lungometraggio) dirige con maestria: da sottolineare soprattutto la bravura fuori dal comune di William Hurt che si conferma ancora una volta uno dei migliori attori oggi in circolazione, e il grande fascino di Gael Garcìa Bernal che dà un’ulteriore prova del notevole talento già riscontrato nella Mala education di Pedro Almodovar e, come giovane Che, ne I diari della motocicletta.

Il regista inglese dà un giusto ritmo all’azione catturando l’attenzione dello spettatore, coinvolgendolo e facendo sì che si metta lui stesso in discussione. I fatti narrati, da tragedia greca (amore e morte, incesto, vendetta, abbandono, sensi di colpa, riscatto, omicidi…), potrebbero sembrare completamente al di fuori delle nostre esperienze ma le tematiche toccate riguardano tutti noi, ci pongono interrogativi, ci inducono a riflettere sul nostro comportamento, sui nostri sogni… sul senso che diamo alla nostra vita.

Un film asciutto e secco, che suggerisce più che dire, che delinea perfettamente l’avvicinarsi della tragedia, aspettata e inevitabile. Un film che non lascia indifferenti.

p.s.

Con Man on Wire, James Marsh ha ottenuto il premio Oscar per il miglior documentario nel 2009.

scheda

premi e riconoscimenti

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gennaio 7, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Hurt & Garcia Bernal sono di una bravura incredibile in due ruoli non certo facili né accattivanti. Racconto sconvolgente sull’ottusità mentale e sulla mancanza del perdono.

    Commento di giannaflower | gennaio 8, 2010

  2. Un film crudo e amaro che inquieta, un film che non rasserena…

    Commento di girolimino | gennaio 8, 2010

  3. Impietoso verso una certa realtà Americana, non può non interessare chi ama conoscere come vanno le cose. Ottime le interpretazioni.

    Commento di brad | gennaio 11, 2010


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