Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“The Reader”

2008: The Reader di Stephen Daldry

Presentata fuori concorso al 59° Festival di Berlino, “un’opera cinematografica dotata di fascino, profondità emotiva e finezza intellettuale” (Spaziofilm) tutta centrata sul doppio tema colpa-vergogna.

Meno trascinante di Billy Elliot, meno suggestivo di The Hours, l’ultimo lavoro di Stephen Daldry (al centro di varie polemiche -1-) è comunque un «signor» film e per più di un motivo.

Come nella sua seconda opera, abbiamo un continuo alternarsi di passato e presente, di piani diversi che finiscono poi con l’intrecciarsi in un unicum coerente e motivato, generando nello spettatore aspettativa curiosità sorpresa coinvolgimento…

Una acuta e profonda analisi dell’animo umano, una sensibile indagine sulle colpe e sulle responsabilità individuali e collettive, un tentativo di «capire» ciò che può sembrare incomprensibile: giustamente Paolo Mereghetti scriveLa protagonista è un’ «analfabeta morale» (anche se ha imparato a leggere), lo «specchio» di un passato che non si può cambiare o edulcorare. È «giusto» (narrativamente parlando) che lei spieghi – non si giustifichi, attenzione – che spieghi come ha ubbidito agli ordini, anche se quegli ordini sono costati la vita a 300 ebree: è giusto perché così ragionava e si comportava la Germania nazista”.

Al suo terzo film, Daldry conferma un talento non comune nel padroneggiare la materia che si trova nelle mani, anche la più difficile, e nel saperla dispiegare sempre con pudore ed equilibrio, eleganza e sensibilità. Gusto visivo, latitanza di stereotipi e qualsivoglia retorica, rifiuto di ogni facile sentimentalismo, attenzione particolare al «non detto», grande intensità e intelligente mancanza di toni urlati… caratterizzano questo lavoro coprodotto da Anthony Minghella e Sydney Pollack (morti durante le riprese), tratto dall’omonimo romanzo del tedesco Bernhard Schlink, con al centro una donna dalla psicologia particolarmente complessa ed inquietante, quasi atona a tutto quanto la circonda e viva e sensibile solo quando il partner le legge un libro (mai il valore della parola scritta fu più esaltata in un film).

The Reader (giustamente Giancarlo Zappoli sottolinea che il termine “in inglese conserva l’intrigante attribuzione sia maschile che femminile”) non spiega (volutamente) perché la protagonista sia in un certo modo: l’intento è di farci riflettere, di indurci a un più che opportuno esame di coscienza, di portarci a discutere su quanto sia potuto accadere in passato (e su quanto, in varie parti del mondo, continua ad accadere).

Molte sono state le interpretazioni date al film, a ciò che esso abbia voluto trasmetterci. A me è sembrato particolarmente convincente quanto scritto da Il Manifesto: “…consiglio di studiare bene la scena chiave del film, cioè lo scontro tra il professore di diritto Rohl e gli allievi. Il professore afferma che non è l’etica a cementare lo spirito di una nazione, ma il diritto. E che il diritto è frutto della storia. Non si può insomma giudicare i nazisti (come si fece a Norimberga), o recentemente Saddam, come si è fatto di recente, con tribunali formati dai vincitori. I ragazzi si scandalizzano per questo e Michael, pur di non dare ragione al prof., non scagionerà davanti al tribunale l’amante assassina che vuole condannata comunque. Mandando però il buon senso, il diritto e l’etica al diavolo”. Da condividere in pieno anche quanto scrive Roberto Bernabò: “Io credo che il film dimostri un fatto della natura umana: la maggior parte delle persone, la maggior parte del tempo, in tutto il mondo, sceglie di accodarsi. Votiamo con la tribù… Non è un caso che un film così ambiguo, ed al tempo stesso storico, ed a-tipico rispetto alla questione dell’Olocausto, ci parli del nostro momento di decadimento di coraggio e di lucidità. Siamo tutti un po’ Hanna Schmitz…”.

Kate Winslet, che con questa performance ha vinto quasi tutti i premi disponibili, conferma, come sottolineato da più critici, di essere l’erede naturale di Meryl Streep: non una sbavatura, un gesto di troppo… misura ed equilibrio massimi in un ruolo particolarmente difficile. Dire brava è poco.

Notevoli David Kross («il ragazzo») e, come al solito, Lena Olin in una doppia parte (madre e figlia). Un po’ sottotono appare Ralph Fiennes.

note

-1- Il Simon Wiesenthal Center ha affermato che “il personaggio dimesso e sensuale impersonato dalla Winslet ingentilisce e rende surrettiziamente accettabile una figura trista e derelitta quale quella del kapò nazista, nell’ottica di una operazione schiettamente revisionista” (Wikipedia).

Il critico americano Charlie Finch ha scritto: “Quello che è specialmente repellente è l’uso del corpo attraente di Kate Winslet per creare un clima di comprensione nei confronti di un personaggio odioso i cui crimini non vengono mostrati“.

L’intellettuale Ron Rosenbaum ha tuonato: The Reader è uno dei peggiori film mai realizzati sull’ Olocausto con la sua metafora centrale mirante a discolpare i tedeschi”.

Il New York Times ha commentato: “…non è un film sull’Olocausto né sui tedeschi che furono alle prese con il suo lascito: è un film sul rendere il pubblico confortevole di fronte a una catastrofe storica che diventa sempre più vaga”.

scheda

premi e riconoscimenti

sito ufficiale

gennaio 2, 2010 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. E’ vero: Kate Winslet sta raccogliendo l’eredità di Meryl Streep. Superba! Un film intenso, dalla impeccabile confezione

    Commento di eligio | gennaio 2, 2010

  2. Magnifico ritratto di una donna insieme colpevole e vittima… che ci fa riflettere su molti nostri atteggiamenti

    Commento di andrea | gennaio 3, 2010

  3. Kate Winslet bravissima in una bella (cinematograficamente parlando) storia, interessante e coinvolgente

    Commento di loriana | gennaio 4, 2010

  4. Violenza e passione, morte e amore, colpa e rimorso… mirabilmente ritratti da un grande regista

    Commento di giusy | gennaio 5, 2010


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