Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“L’elemento del crimine”

1984: Forbrydelsen Element di Lars von Trier


Con questo notevole film il regista danese debuttò a 24 anni come regista e partecipò al suo primo Festival di Cannes.

Da  Metropolis (1927) di Fritz Lang a La decima vittima (1965) di Elio Petri, da  Fahrenheit 451 (1966) di Francois Truffaut a Arancia Meccanica (1972) di Stanley Kubrik, da  Blade Runner (1982) di Ridley Scott a L’esercito delle 12 scimmie (1995) di Terry Gilliam, da  Fuga da Los Angeles (1996) di John Carpenter a  Matrix (1999) dei fratelli Wachowski… innumerevoli sono i film che rientrano nella categoria «distopia» che Wikipedia così definisce: “Per distopìa (o antiutopìa, pseudo-utopìa, utopìa negativa o cacotopia) si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopìa ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremi apocalittici”.

In L’elemento del crimine non siamo nel futuro, non ci sono apocalissi ma “l’indesiderabile sotto tutti i punti di vista” regna sovrano. Un quadro angosciante e angosciato di una società avviata a un irrefrenabile declino, priva di valori morali e di punti di riferimento. Un ambiente squallido luogo di feroci delitti dove il disfacimento la fa da padrone: una parabola di un alieno mondo occidentale dominato dal caos e dall’anarchia, senza illusioni e senza speranze.

La prima volta che il film fu distribuito in Italia ebbe pochi spettatori, nel 2000 fu di nuovo proiettato vista la notorietà raggiunta dal controverso regista, reduce di vari successi (Le onde del destino, Dancer in the dark…), suscitando vasta eco.

Lars von Trier, “inventore di un cinema stilisticamente prezioso, mistico, magico – e secondo altri fasullo, furbo, ai limiti del kitsch: e tuttavia un autore, indiscutibilmente” (Irene Bignardi), “manipola i materiali visivi e psicologici del noir e del thriller” (Auditorium.it) realizzando un film cupo e barocco, sempre notturno, con una particolare fotografia dominata dal nero e dall’arancione e a tratti fosforescente. Complesso, di non facile lettura (anche per le molte colte citazioni, per la frantumazione della continuità spazio-temporale, per i continui virtuosismi stilistici), “impressionante e delirante” secondo il Morandini, ma oltremodo affascinante, L’elemento del crimine è un lavoro che non lascia indifferenti, crea inquietudine nello spettatore che non può evitare di essere coinvolto, incuriosito… avvinto. Non una detective story ma “un altro tipo di “indagine”, sicuramente più articolata, più rischiosa: quella sulla mente dell’essere umano” (Megaronline).

scheda

premi e riconoscimenti

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dicembre 24, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Dire che il film mi ha lasciato perplesso è poco… Comunque complimenti per il tuo video: dà veramente l’idea di quanto vediamo sullo schermo. E naturalmente… auguri

    Commento di giugaro | dicembre 25, 2009

  2. Una amarissima e sconsolata parabola su un occidente moribondo. Forse il miglior film di Lars.

    Commento di dubius | gennaio 8, 2010


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