Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Welcome”

2009: Welcome di Philippe Lioret


Raramente la critica è stata così unanime nell’elogiare un film:

“Solido, ben costruito, interessante” (L’Espresso), “Terribilmente bello” (Repubblica), “Il regista francese riconferma la sua attenzione per la mercificazione delle vite nel complessivo processo di disumanizzazione dell’Europa contemporanea” (MyMovies), “Ci vien detto tutto, ma sempre quasi di riflesso. Commuovendo in modo asciutto” (Il Tempo),  “…un film secco ed efficace come pochi” (Il Messaggero), “Un’opera a cui ci si affeziona” (City).

In Francia (fortunatamente) è stato un trionfo ai botteghini, a Berlino ha vinto il Festival… in Italia sta avendo una distribuzione incerta e tra mille difficoltà (in poche sale, in poche città): perché? Si ritiene forse che il nostro pubblico sia meno maturo e pronto a recepire certi messaggi, ad affrontare certi argomenti? Si pensa che noi Italiani dal grande schermo pretendiamo solo grasse risate e vacanza del cervello? La speranza è che non siano pochi a vedere questo film che onora la cinematografia europea: un amaro quadro di quanto accade nel “civile” mondo occidentale e dell’atteggiamento di molti di noi verso i meno fortunati del pianeta, una ferma denuncia della diffidenza e dell’ostilità nei confronti di chi vediamo come diverso ed estraneo, scelto come comodo capro espiatorio di tutti i nostri mali. Duole pensare che la storia sembra, ancora una volta, non insegnarci nulla e come l’essere umano tenda sostanzialmente a ripetere gli stessi errori: se i due protagonisti di Welcome, un francese e un curdo bisognoso di aiuto e protezione nella Francia di oggi, fossero un tedesco e un ebreo nella Germania degli anni Trenta… poco (purtroppo) andrebbe cambiato nel film. Intolleranza, violenza, egoismo, diffidenza… sembrano regnare oggi come ieri.

Non è un’opera solo sulla immigrazione clandestina questa di Philippe Lioret: è una bellissima e struggente storia d’amore e di amicizia, un affresco della protervia del potere e della sopraffazione del più indifeso, della debolezza e meschineria di una parte dell’umanità, della solitudine e dell’isolamento che angoscia tanti di noi : “un mondo -come giustamente scrive Curzio Maltese – in cui l’amore folle di due ragazzi e la complicità affettuosa di un uomo diventano atti eversivi, pericolosi”. E’ soprattutto, come ha notato più di un critico, un confronto-scontro tra  l’energia vitale delle popolazioni che cercano una nuova terra per vivere e la stagnante autoconservazione del nostro occidente, ricco e vecchio, stanco e disilluso… Ma il film è anche una indicazione di come ritrovare la nostra dignità umana ribellandosi a quanti fanno dell’ «homo homini lupus» la ragione stessa del vivere.

Una sceneggiatura intelligente e sensibile, un complesso di ritratti dalla grande umanità, una regia perfetta che evita accuratamente retorica e stereotipi: il tutto contribuisce alla piena partecipazione dello spettatore, a destare la sua attenzione, emozionandolo e coinvolgendolo interamente.

Ottimo l’intero cast in cui primeggia uno straordinario Vincent Lindon.

Per comprendere appieno l’importanza di Welcome (mai titolo fu più amaramente ironico) è utile leggere quanto scritto da L’Unità: “Con la legge 622/1 Sarkozy ha introdotto il reato di immigrazione illegale che punisce tra l’altro con cinque anni di reclusione i cittadini francesi che aiutano i clandestini. In ottemperanza a questo articolo, in Francia si è arrivati a mettere sotto inchiesta l’organizzazione umanitaria Emmause e a interrogare per 9 ore una casalinga di 59 anni, colpevole di aver ricaricato il cellulare di 9 clandestini. Il film mette il dito nella piaga raccontando, con picchi emozionali, questo inferno. La Francia ha risposto con oltre 10 milioni di incasso, e il governo ha dovuto render conto del suo operato e delle sue scelte. Una sorta di sollevazione popolare passata attraverso il cinema… sembra un sogno che solo in Francia si può avverare, laddove c’è un’opinione pubblica viva, vegeta e incazzata”.

Da condividere (purtroppo) in pieno il desolato commento di Liberazione: Welcome di Philippe Lioret è un film che in Italia non saprebbe fare nessuno. E il paragone non vuole essere il solito cahiers de doleances dei difetti nostri e dei pregi altrui. Il punto è che di fronte al tema “immigrazione”, come per qualsiasi tema etico delicato, agli italiani, quelli bravi che hanno studiato storia, cinema e sociologia, mancano gli attributi”.

p.s.

Ci risiamo con la superficialità del doppiaggio. Nel film vi sono curdi, irakeni, francesi, inglesi… tutti -naturalmente- parlanti la propria lingua: nell’edizione che vediamo noi si esprimono tutti in perfetto italiano e così assistiamo ad amenità tipo: A parla in italiano a B che parla italiano il quale ha vicino C che gli traduce l’italiano… Guardare il trailer originale per rendersi conto del nostro scempio…

scheda

premi e riconoscimenti

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dicembre 19, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , ,

6 commenti »

  1. Impossibile uscire dal cinema non turbati: il ricco occidente ha molte cosa da farsi perdonare.

    Commento di dubius | dicembre 20, 2009

  2. D’accordissimo sul doppiaggio che qualcuno giustamente ha definito “patetico”. Mi unisco all’auspicio che vadano in molti a vederlo.

    Commento di fortunitry | dicembre 20, 2009

  3. Stupendo ed emozionante, un film che non dimenticherò tanto presto.

    Commento di girolimino | dicembre 21, 2009

  4. Una spietata accusa alla nostra intolleranza che ti entra dentro e ti mette a disagio nella sua verità. Imperdibile anche per la straordinaria prova di Vincent Lindon.

    Commento di giugaro | dicembre 21, 2009

  5. Sarebbe bello se anche in Italia, come in Francia, scuotesse le coscienze e facesse riflettere tanti “benpensanti”.

    Commento di carlo | dicembre 22, 2009

  6. Film non solo dal grande insegnamento morale ma girato e recitato benissimo. Da vedere.

    Commento di petrella | gennaio 5, 2010


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