Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“12”

2007: 12 di Nikita Mikhalkov


“Autopsia spietata della Russia di Putin” (Il Manifesto), “Una «sporca dozzina» chiamata a giudicare la Russia e i suoi orgogli” (DNews), “Nikita Mikhalkov processa la Russia” (La Stampa), “La politica ai giurati. Nel remake del film di Lumet, Michalkov parla della Russia di oggi e delle sue contraddizioni” (Il Corriere della Sera): così la critica, unanime nell’applaudire questo film.

150 minuti di tensione, compartecipazione, coinvolgimento totali… Pochi sarebbero riusciti nell’ardua impresa: onore al merito al sessantaduenne Nikita Mikhalkov che, dopo otto anni di inattività, ci ha regalato un piccolo gioiello, giustamente acclamato al 64° Festival di Venezia.
Fare un remake che sia della stessa dignità dell’originale è cosa rarissima, eppure il regista russo riesce a trasformare un capolavoro in un altrettanto capolavoro, capolavoro che non è una semplice copia ma un prodotto del tutto nuovo (“Un remake, finalmente, che valeva la pena essere realizzato”, Andrea D’Addio).

La cornice è la stessa de La parola ai giurati (1957): dodici giurati devono giudicare un ragazzo accusato di parricidio, uno solo di loro ha qualche dubbio sulla condanna dell’imputato…
Il film di Sidney Lumet puntava soprattutto sulla suspense e sull’analisi dei diversi caratteri dei personaggi, 12 ha uno sguardo più universale: lo sfondo è la storia russa degli ultimi anni ma lo scopo è la rappresentazione dell’umanità, con i suoi drammi, le sue ipocrisie, le sue nevrosi, le sue ambiguità, le sue fobie, le sue paure, i suoi egoismi piccoli e grandi (e il tutto sempre strettamente collegato con le drammatiche condizioni in cui versa il paese).
Non è molto ottimista Mikhalkov sul genere umano e sulla sua disponibilità a impegnarsi in prima persona, a giudicare se stesso prima che gli altri…

Una sceneggiatura da dieci e lode (dovrebbe essere un piacere leggerla…) che pone inquietanti interrogativi e profonde riflessioni sul libero arbitrio, sul pregiudizio, sulla giustizia, sulla verità, sull’oppressione, sulla guerra, sulla indifferenza e superficialità di noi tutti.

Bellissimi ed eloquenti i flashback che non spezzano il ritmo e l’unitarietà del racconto, ma lo ravvivano e lo rendono più stimolante.

Un film struggente, e al contempo violento, le cui tematiche esistenziali riguardano ogni spettatore di ogni latitudine ed impreziosito dall’eccezionale performance di 12 attori di stampo teatrale uno più bravo dell’altro, difficilmente dimenticabili (ed ottimamente doppiati).

Un vero e proprio shock la sequenza finale.
p.s.
1) Impensabile che l’Academy Awards gli abbia preferito il banale Il Falsario.

2) Onore al merito alla fotografia di Vladislav Opelyants, una delle più splendide che si siano mai viste sul grande schermo.

scheda

premi e riconoscimenti

sito ufficiale

dicembre 17, 2009 - Posted by | cinema-recensioni

5 commenti »

  1. Uno dei migliori film degli ultimi anni, quasi tre ore di continua tensione con interpreti che dire favoloso è poco.

    Commento di peter | dicembre 18, 2009

  2. Più corale del film di Lumet, “12” fornisce un campionario di umanità con rara sensibilità emozionandoci e non consentendoci un attimo di distrazione. Bellissimo!

    Commento di garrulus | dicembre 18, 2009

  3. Molto lungo ma mai un attimo di noia. La bellezza della fotografia lascia a bocca aperta…

    Commento di giada | dicembre 19, 2009

  4. Sì, “La parola ai giurati” era un capolavoro, ma lo è anche questo dove la trama gialla è solo un pretesto per fornire un complesso e completo quadro di un’umanità non certo edificante.

    Commento di gianfrancosplit | dicembre 19, 2009

  5. Grande regia, grande fotografia, grande prestazione degli attori in un film che non sarà facile dimenticare.

    Commento di fortunitry | gennaio 6, 2010


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