Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“I giochi dei grandi”

2004: We Don’t Live Here Anymore di John Curran


Critiche controverse per questo film tratto dai racconti di André Dubus (l’autore di In the Bedroom):

Lodato da alcuni (Tenere in piedi un film da camera come è questo, dove non accade praticamente nulla, dove i silenzi hanno la stessa e forse più importanza delle parole, è una sfida disperata. Vinta meravigliosamente da John Curran”, MyMovies), vituperato da altri (Si capisce perché questo script tratto fosse rimasto dimenticato in un cassetto per vent’anni. Peccato averlo aperto”, Ciak).

L’amore e la passione che sbiadiscono, i rischi dell’infelicità coniugale, i pericoli di una apparentemente semplice infedeltà, l‘amore e la passione che sbiadiscono: questi i temi portanti del film che mostra una visione pessimistica-triste-nichilista non solo sul matrimonio e sul vivere in coppia ma soprattutto sulla natura umana e sui pericoli della mancanza di vero dialogo.

Più bello e allusivo il titolo originale We Don’t Live Here Anymore (“Noi non viviamo più qui“), il lavoro di John Curran pecca, a mio parere, nella sceneggiatura (e proprio questa, inspiegabilmente, è stata premiata al Sundance Festival 2004).

Innanzitutto i quattro personaggi non sono ugualmente approfonditi. Hank (lo scialbo Peter Krause) non è sullo stesso piano degli altri, sembra quasi una figura di contorno e le sue motivazioni non appaiono sempre chiare. Edith (una Naomi Watts a cui raramente si dà modo di mostrare la sua bravura) non si riesce bene a capire se sia un’oca giuliva o una Messalina e la sua scelta finale non è facilmente spiegabile. Maggiormente analizzata la coppia Terry (una Laura Dern tendente a recitare sopra le righe) – Jack (Mark Ruffalo, veramente bravo nell’esprimere i tormenti e le indecisioni del ruolo che interpreta).
I quattro protagonisti danno l’impressione (e noi spettatori con loro) di essere rinchiusi sotto una campana di vetro.

Il mondo, la vita esterna sembrano non esistere: tutto è concentrato sulle loro pulsioni, sul loro problema coniugale, sul loro senso di colpa, sulle loro ragioni, sul loro disastro emotivo, sul loro arrovellamento interiore… Niente di male, solo che la regia non rende la cosa verosimile e un’aria di artefatto e calligrafico permea il tutto. John Curran non è Mike Nichols (il cui Closer assomiglia per la vicenda raccontata) né Stephen Daldry (il cui The Hours riecheggia continuamente per impostazione, montaggio, colonna sonora, atmosfera).

Il risultato è un prodotto lento, a volte noioso e ripetitivo, che non coinvolge minimamente. Un film del genere dovrebbe far sì che gli spettatori si identifichino con almeno una delle figure che vede sullo schermo: a me questo non è accaduto e penso che difficilmente possa accadere a qualcuno tanto i personaggi sembrano estranei alle nostre vicende quotidiane.

scheda

premi e riconoscimenti

dicembre 13, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Interessante…

    Commento di alp2000 | dicembre 14, 2009

  2. Noioso è dire poco, l’ho noleggiato e me ne sono pentito

    Commento di adriano | dicembre 15, 2009

  3. E’ la prima volta che un film premiato al Sundance mi delude. Bravi attori malamente adoperati, storia assurda e improbabile…

    Commento di giancarlo | dicembre 21, 2009

  4. A me è piaciuto. E’ vero, non accade molto ma è un’accurata e precisa indagine sull’animo umano.

    Commento di fortunitry | dicembre 24, 2009


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