Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Will Hunting – Genio ribelle”

1997: Good Will Hunting di Gus Van Sant


Definito dal Morandini “Film complesso nella sua apparente semplicità”, è stato presentato con enorme consenso di critica e di pubblico al 48° Festival di Berlino.

Ricorda Robin Williams: “Nessuno per due anni aveva voluto produrlo, poi arrivò Gus, con il quale da anni e anni desideravo lavorare, e il film fu varato. Il film uscì su soli sette schermi, ma il passa-parola fu immediato e alla fine, solo negli Stati Uniti, incassò quasi 150 milioni di dollari… Rammento la prima volta che incontrai Matt e Ben: chiesi loro un documento perché non volevo credere che un copione così complesso e maturo fosse stato scritto da ragazzi”. Sorprende infatti che un film che parla di matematica (ma non solo, naturalmente) abbia avuto tanto successo in tutto il mondo e che una sceneggiatura, al contempo sensibile e intelligente, profonda e coinvolgente, sia stata scritta da due giovanissimi, come erano all’epoca Matt Damon e Ben Affleck (giustamente premiati con l’Oscar).

Prodotto dalla Miramax (“Menzione d’onore, una delle poche major di Hollywood che bada anche ai contenuti delle sue produzioni oltre -chiaramente- al botteghino”, Spaziofilm ) Will Hunting è un lavoro atipico nella filmografia di Gus Van Sant (benché ricorra il tema da lui prediletto del difficile rapporto tra i giovani e la società, non vi sono tracce delle sue ben note sperimentazioni e dei suoi tradizionali virtuosismi che avevano portato i “Cahiers” a definirlo «il prodotto più interessante apparso nel cinema americano negli ultimi  anni»). Mai retorico (benché la trama ne rasenti il pericolo), il film è dedicato a Allen Ginsberg, il fondatore della Beat-Generation ed è il classico lavoro che non può non piacere. Bella la storia imperniata su un ragazzo difficile che deve affrontare il proprio passato e su un anticonformista psicologo disposto a mettersi alla prova, ottima la recitazione di tutti gli attori (meritatissimo Oscar a Robin Williams), efficace la fotografia, delicata e non invadente la colonna sonora, splendida l’ambientazione…

Basata essenzialmente sui dialoghi, è un’opera intensa e toccante che parla di solitudine, di sofferenza, di emarginazione, di amicizia, di angoscia e inquietudine giovanile, di indipendenza e dovere, di desiderio di amore e accettazione, di solidarietà e di differenze classiste, di paure e incertezze riscontrabili in noi tutti… e senza stereotipi o banalità.

Un film dal grande pathos che emoziona e cattura totalmente la nostra attenzione creando una forte empatia con personaggi mirabilmente delineati nella loro ricca umanità.

p.s.

1) Il monologo di Matt Damon sulla politica imperialista andrebbe riportato ogni giorno nei telegiornali di tutto il pianeta: «Diciamo che lavoro all’N.S.A. e mettono sulla mia scrivania un codice che nessuno sa decifrare, e forse ci provo e magari ci riesco e sono fiero di me perché ho fatto bene il mio lavoro ma forse indica la località di un esercito ribelle in Nord Africa o in Medio Oriente. Ottenuta la località bombardano il villaggio dove i ribelli si nascondono, 1500 persone con le quali non ho mai avuto problemi restano uccise. Ora i politici dicono: oh spedite i marines a sorvegliare la zona perché non gliene frega niente, non ci sarà un loro figlio a farsi sparare come non c’erano loro quando era il momento perché erano in gita nella Guardia Nazionale, ci sarà un tipo di Southy a prendersi una sventagliata nel sedere, torna in patria per scoprire che la fabbrica in cui lavora è stata esportata nel paese da cui è arrivato e quello che gli ha sbridellato il culo ora sta al suo posto e lavora per 15 centesimi al giorno e non va mai a pisciare. Nel frattempo capisce che la ragione per cui l’avevano mandato a combattere era installare un governo che ci avrebbe venduto il petrolio a buon prezzo ed è chiaro che le compagnie hanno usato quella scaramuccia lontana per addomesticare i prezzi, un aiutino notevole per i loro profitti ma non aiuta il mio amico a 2 dollari e 50 a gallone. Ci vanno con molta calma a reimportare il petrolio… e così il mio amico ora è senza posto e non può permettersi l’auto e va a piedi a fare i colloqui di lavoro e si sfrange pechè la sventagliata nel sedere gli ha procurato le emorroidi, nel frattempo muore di fame perché ogni volta che cerca di mangiare la sola prospettiva è un merluzzo del Nord Atlantico intriso di petrolio salato. Allora cos’ho pensato? Mi conservo per qualcosa di meglio. Ci rifletto cazzo mentre aspetto… perché non uccido il mio amico, gli frego il posto, lo do al suo peggior nemico, alzo i prezzi della benzina, bombardo un villaggio, ammazzo le foche, fumo hashish e vado nella Guardia Nazionale. Potrei essere eletto Presidente».

2) Bellissima la considerazione dello psicologo in una delle prime sedute con Will. Vale la pena trascriverla integralmente: «Se ti chiedessi sull’arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti. Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto… vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c’è nella cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto. Mai visto.
Se ti chiedessi sulle donne probabilmente mi faresti un compendio delle tue preferenze. Potrai perfino aver scopato qualche volta. Ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felice.
Sei uno tosto, e se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia: “ancora una volta sulla breccia, cari amici? ” Ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l’ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto.
Se ti chiedessi sull’amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile. Non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla Terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell’inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d’ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine “Orario delle visite” non si applica a te.
Non sai cos’è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso. Dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto».

3) Nel 2002 Matt Damon e Gus Van Sant si ritrovano insieme realizzando un film tratto da una loro sceneggiatura (scritta questa volta con Casey Affleck, fratello di Ben), Gerry, di cui MyMovies ha detto “I dialoghi beckettiani al limite dell’assurdo, il minimalismo narrativo, lo scenario ora selvaggio ora lunare del deserto della Death Valley, ne fanno un’opera profonda e poetica in cui regna un senso di attesa quasi metafisico” .

scheda

premi e riconoscimenti

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dicembre 9, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

7 commenti »

  1. Un film certamente interessante e ottimamente interpretato. Forse c’è un briciolo di eccessivo buonismo…

    Commento di leasister | dicembre 10, 2009

  2. La coppia Williams-Damon è veramente strepitosa: un prestazione che da sola rende il film meritevole di essere visto

    Commento di plusplus | dicembre 10, 2009

  3. Bellissimi i due monologhi che riporti. Ti lasciano a bocca aperta per la profondità e la verità che contengono (veramente strabiliante… e rincuorante, che siano stati due giovanissimi a scriverli).

    Commento di dubius | dicembre 10, 2009

  4. Commuove e coinvolge. Strameritati Oscar agli sceneggiatori e a Robin Williams

    Commento di lucahouse | dicembre 10, 2009

  5. Concordo sulla profondità e verità dei due monologhi. Il primo poi bisognerebbe averlo stampato in mente ogni volta che si sentono certe dichiarazioni dei potenti della terra…

    Commento di pina | dicembre 11, 2009

  6. Una sceneggiatura tra le più ricche e profonde del grande schermo. I monologhi riportati sono da 10 e lode ma anche tante altre osservazioni (la descrizione della moglie amata da parte dello psicologo, la speranza dell’amico di Will per una vita migliore…).

    Commento di giordani | gennaio 15, 2010

  7. Il monologo di Matt Damon spiegava magistralmente lo scandalo di Bush Junior che fumava erba nella Guardia Nazionale . La sceneggiatura è stata scritta prima che questi eventi venissero racchiusi in concetti esprimibili al pubblico tramite i media .
    Nel film , lo scrittore è riuscito con un esempio contorto a spiegare come stavano le cose e solamente quando Matt dice l’ultima frase : Potrei essere eletto Presidente . si capisce che tutto quello che si è saputo dopo , tutti quei dettagli che persone come Michael Moore hanno cercato di far combaciare in una terribile verità , in realtà erano sotto gli occhi di tutti .
    Will Hunting , solo per questo , è una sceneggiatura di massimo livello

    Commento di Anonimo | ottobre 5, 2012


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