Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“I segreti di Brokeback Mountain”

2005: Brokeback Mountain di Ang Lee

Brokeback Mountain, che in America è stato un successo al botteghino anche se proiettato in un numero limitato di cinema e solo a New York Los Angeles e San Francisco (sembra che il film sia costato così poco da ripagarsi nella prima settimana di programmazione), oltre ad aver vinto il Leone d’oro a Venezia, ha trionfato ai Golden Globe e agli Oscar ed è stato votato come migliore pellicola dell’anno dai critici Usa (che lo hanno premiato anche come miglior regia, sceneggiatura e fotografia).

brokebackmountain-poster brokebackmountain-image

Il film è tratto dal racconto breve pubblicato dal New Yorker nel 1997 (in Italia col titolo “Gente del Wyoming”, Baldini & Castoldi), della settantenne Annie Proulx, la scrittrice americana premio Pulitzer che insieme ad un altro premio Pulitzer, Larry McMurtry (il grande sceneggiatore dell’ Ultimo spettacolo e di Hud il selvaggio), ha adattato la storia per lo schermo.

Più racconto interiore che narrazione spettacolare, più vicino alle atmosfere rarefatte de La tempesta di ghiaccio che a quelle epiche e d’azione de La tigre e il dragone, il film è l’esaltazione di un legame umano che, esposto all’ostilità e all’incomprensione del mondo circostante, resiste nonostante tutto: ritratto di due esistenze mancate in una realtà dove troppo spesso non si ha coraggio di esprimere i propri sentimenti (ed è inevitabile il compromesso tra se stessi e quello che la società vorrebbe fossimo), una realtà dove regna l’incapacità di comunicare.

Le restrizioni sociali che incombono sulla propria vita e la continua lotta tra l’essere e l’apparire sono le vere protagoniste del film.

Con a disposizione una storia che qualcuno potrebbe definire “scabrosa”, Lee non vuole mai provocare, non ostenta , non ha pretese rivoluzionarie, al contrario nel film prevalgono pudore, garbo, pudicizia e molto intimismo.

Il primo western gay?

Si parla di omosessualità, i protagonisti sono due cowboy del nostro tempo, l’ambientazione è quella del Far West con il tradizionale repertorio (la bellezza del paesaggio, i pascoli sconfinati, i boschi e le vallate mozzafiato, i cieli disseminati di nuvole candide , la neve sulle alte cime… una natura incantevole e insidiosa) ma non è un western.

Non si comprende bene quindi perché molti Americani si siano offesi e abbiano accusato il regista di aver profanato la loro antica tradizione, un “luogo sacro” della loro cultura (una catena di cinema dello Utah ha addirittura bloccato le proiezioni).

Il film narra semplicemente di una storia d’amore lunga vent’anni, e il tutto è centrato non tanto sulle scene di sesso, peraltro mai volgari (e senza mai registrare cadute di stile o toni caricati), quanto sulla forza dei sentimenti che ossessionano due uomini.

Scrive Liberazione: “Era dai tempi dei «Ponti di Madison County » che non vedevamo una storia d’amore così tormentata e trascinante” .

Non è possibile concordare.

Il tema del film è coraggioso e la denuncia contro ogni forma di bigottismo e di violenza è da lodare senza condizioni, ma questo film difetta proprio per non essere trascinante.

Più di due ore che non riescono mai ad entusiasmare, rivelando nella parte mediana affanno e lentezza. L’impressione è che la storia sia accattivante e coinvolgente in teoria ma che la regia non abbia saputo renderla tale. Una eccessiva paura di scivolare nel facile sentimentalismo ha forse fatto sì che Ang Lee abbia realizzato un’opera formalmente bella ma fredda e razionale, senza cuore. Una storia d’amore che non commuove minimamente… che storia d’amore è?

L’opera risulta manchevole anche nella colonna sonora (musiche country troppo scontate). E nella scelta dei protagonisti, due star molto amate dal pubblico dei ragazzi, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal: troppo giovani per ricoprire dei ruoli di cui si raccontano le vicende per un ventennio. E’ da sottolineare comunque che Ledger è sorprendentemente bravo e rivela la sua capacità (insospettata) di interpretare qualsiasi parte, Gyllenhaal non risulta (come al solito, a mio parere) convincente non riuscendo a dare spessore al suo personaggio.

Eccezionali le tre figure femminili, soprattutto Michelle Williams (strameritata la nomination all’Oscar).

p.s

La relazione omosessuale raccontata non nasce “spontaneamente e naturalmente”. Penso che questo sia un errore in un’opera che ha l’evidente scopo di combattere ostilità e pregiudizi. Se faccio pratica omosessuale perché qualcuno mi “spinge e provoca”, come convincere chi è persuaso che il tutto sia immorale e innaturale?

scheda

premi e riconoscimenti

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novembre 2, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

6 commenti »

  1. ricordo questo film con estremo piacere, nonostante la lentezza a volte veramente esasperante.
    la loro storia è così struggente che alla fine è impossibile non versare almeno una lacrima ç_ç bello!

    Commento di *Asgaroth | novembre 2, 2009

  2. Io invece l’ho trovato incredibilmente coinvolgente, degno di “Mangiare, Bere, Uomo, Donna”. Un film di un’intensità rara che viene proprio dall’apparente freddezza.
    Ti colpisce con dei momenti di improvvisa intensità che si contrappongono a più lunghe sequenze in cui nulla sembra trasparire proprio come avviene spesso nella comunicazione tra uomini, dove le cose si dimostrano con i fatti e non a parole e dove spesso i sentimenti esplodono in momenti puntuali, con gesti o azioni inaspettate.

    Commento di gparker | novembre 3, 2009

  3. Ho letto diverse tue recensioni e devo dire che questo blog è proprio interessante e utile per scegliere cosa vedere…
    🙂

    Commento di iperio | novembre 3, 2009

  4. “Mangiare bere…” mi aveva entusiasmato, questo non è proprio riuscito ad emozionarmi. Grazie comunque dei commenti, gparker e asgaroth, e naturalmente grazie ad iperio.

    Commento di cinemaleo | novembre 4, 2009

  5. L’ho trovato poco intenso e scarsamente coinvolgente… Certo il messaggio contro il bigottismo è da approvare…

    Commento di myra | novembre 7, 2009

  6. Ottima prova di Ang Lee. Sacrosanti riconoscimenti internazionali e, da non dimenticare, totale ribaltamento di stereotipi consolidati del Cinema Occidentale come quello del Western. Puntuale recensione, sono d’ accordo con te.

    Commento di esulecinefilo | novembre 8, 2009


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