Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“L’uomo che ama”

2008: L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi

Il film che ha avuto l’onere e l’onore di aprire la terza edizione del  Festival cinematografico di Roma (ottobre 2008).

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Gran parte della critica non è stata tenera. Il Messaggero parla di “collage poco armonioso” e Panorama di “film inutile”. Per Liberazione è la prova che “il cinema italiano non sta tanto bene”, Il Corriere della Sera lo giudica “lento, caratterizzato da una recitazione soporifera da parte di tutti gli interpreti”, per Avvenire è un film dalla “trama risicata” e dal “contenuto ovvio”.
Ma non manca qualche parere positivo (La Stampa, ad esempio, afferma che è “un film sorpresa che parla di sentimenti veri”).

A mio parere L’uomo che ama è un’opera minimalista e intimista, elegante e ben girata, molto curata in ogni dettaglio, che vuole illustrare i vari gradi ed effetti del dolore, avendo l’occhio rivolto più al cinema francese che a quello nostrano (molti silenzi, molti sguardi, molte passeggiate…).
Il punto di partenza è il romanzo “Cronache di un disamore” di Ivan Cotroneo (qui alla sua seconda esperienza come co-sceneggiatore, dopo Piano solo di Riccardo Milani) e il tema centrale è l’uomo che soffre per amore (argomento non molto trattato dal cinema che preferisce mostrare la donna che piange e si addolora). Più volte  Maria Sole Tognazzi (Nastro d’Argento nel 2003 col suo Passato prossimo) ha dichiarato il suo interesse per l’analisi della fragilità dell’animo maschile e ha avvertito che il suo lavoro non racconta un triangolo amoroso ma “due storie d’amore vissute in modi e tempi diversi”. Tutta l’attenzione è rivolta quindi al protagonista, sempre in primo piano, archetipo dell’universo maschile di cui si esplorano sentimenti, debolezze, pensieri… vittima e carnefice al contempo (ma al primo aspetto si dà più rilevanza).
Ingiusto qualificarlo cinema “vecchio e ripetitivo” (come ha scritto L’Unità): è palese la volontà della regista di fare qualcosa di diverso e di nuovo rispetto al panorama del cinema italiano. Non mancano certamente difetti (inutili storie parallele, presenza di personaggi superflui, qualche riempitivo di troppo, alternarsi non equilibrato di momenti enfatizzati e scene encomiabilmente asciutte e sommesse, ritmo narrativo non esaltante, squilibrio tra il mostrare la sofferenze di essere lasciato e la sofferenza di lasciare…), difetti che contribuiscono a non fare di questo film quello che sulla carta prometteva e a suscitare nello spettatore qualche attimo di noia o di irritazione: si aggiunga che non tutti i comportamenti sono sufficientemente motivati e che qualche notazione psicologica in più non avrebbe guastato..
Complessivamente è comunque un film non disprezzabile, spesso coinvolgente, interessante nella tematica e nella realizzazione.
Apprezzabili la musica delicata (ma invasiva), e la ben fotografata Torino austera e malinconica.
Bravi e impegnati tutti gli attori: menzione particolare al giovane Michele Alhaique (il fratello del protagonista) e a Marisa Paredes (in un piccolo ruolo riesce a dimostrare quale grande attrice sia).

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premi e riconoscimenti

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ottobre 31, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Ottime la regia e la prestazione del cast. Interessante la trama con un buon scavo psicologico dei vari personaggi

    Commento di movie | novembre 1, 2009

  2. Ricordo che alla prima a Roma pochi furono gli applausi ed evidenti i segni di insofferenza da parte dei critici… personalmente ho trovato interessante il mostrare che in amore non soffrono solo le donne…

    Commento di geeboit | novembre 2, 2009

  3. Ho trovato il film troppo rigido e alquanto lento, il tutto imperniato su una storia un po’ banale. C’è da dire però che Pierfrancesco Favino, Marisa Paredes e Piera Degli Esposti sono davvero notevoli.

    Commento di petrella | novembre 3, 2009

  4. Al cinema mi aveva emozionato. Stessa emozione provata rivedendolo in tv. Ho meglio apprezzato le sottigliezze e la bravura dell’intero cast

    Commento di giorgina | marzo 21, 2010


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