Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Sotto corte marziale”

2002: Hart’s War di Gregory Hoblit

La critica non è stata tenera con questo film che mescola dramma bellico e legal-thriller.

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“Dialoghi e situazioni retorici e colpi di scena telefonati” (Film TV), “…finale convenzionale e moralistico” (Repubblica), “C’è qualcosa di invecchiato in questo film complicato e impossibile…” (La Stampa), “Il regista ha fatto di meglio” (Il Messaggero).

hart-imgCerto il troppo evidente sbandieramento dell’idealismo militare americano può dare fastidio, come l’eccessivo senso del dovere e del sacrifico da parte dei protagonisti, ma è indubbio che il film conquista gli spettatori, coinvolgendoli ed emozionandoli. Hollywood ci ha da tempo abituato a film dove regnano sovrani coraggio e onore, e naturalmente dopo l’11 settembre la cosa si è accentuata. Il pericolo della retorica e dello stereotipato è sempre dietro l’angolo e il film di Gregory Hoblit non ne è del tutto esente. Sotto corte marziale è comunque un  grande spettacolo (anche visivamente), con una trama -forse non molto originale- che appassiona destando tensione e attenzione.

Ammirevole il doppio messaggio, contro il razzismo e contro la guerra (giustamente FilmUp nota che “non ci troviamo di fronte i soliti tedeschi ottusi e crudeli, ma persone coinvolte in un atroce conflitto il cui confine tra bene e male viene spostato “di forza” dalle atrocità a cui assistono”). Ottima la scelta di delineare personaggi in gran parte positivi e negativi al contempo, ognuno vittima e carnefice.

Sotto corte marziale (tratto da un romanzo di John Katzenbach che si è ispirato a quanto accaduto a suo padre, prigioniero di guerra durante la seconda guerra mondiale) evidenzia la grande professionalità del regista e si avvale dell’ottima interpretazione di un giovane Colin Farrell (premiato al Shanghai International Film Festival), veramente bravo nell’esprimere compiutamente le tante sfaccettature del suo non facile ruolo. Bruce Willis tende ad essere monocorde ma il suo carisma è talmente forte da magnetizzare lo spettatore. Notevole la prestazione di Marcel Iures (il colonnello tedesco comandante del campo di prigionia) che caratterizza al meglio il personaggio più interessante e complesso del film.

Da lodare fotografia e ambientazione.

scheda

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ottobre 12, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Il film non è esente da difetti: la premessa (anche se necessaria) è troppo lunga, indisponente la sfacciata propaganda sull’eroismo americano… Eppure confesso che mi sono appassionata alla storia raccontata, avvincente e non banale (“eroismo” a parte).

    Commento di streep | ottobre 13, 2009

  2. Una delle prime conferme della bravura di Colin Farrell, uno degli attori più promettenti delle ultime generazioni, in un film ibrido e insolito che mescola originalmente generi diversi.

    Commento di cineio | ottobre 14, 2009


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