Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Un cuore in inverno”

1992: Un coeur en hiver di Claude Sautet

Leone d’argento alla 49ª Mostra di Venezia, il film è tratto da un racconto del 1840 di Michail J. Lermontov.

Un_coeur_en_hiver-16135603102008 da vedere

Raramente l’entusiasmo degli addetti ai lavori è stato più giustificato: “Per molti una sorpresa. Non per chi ama e segue il cinema francese, escluso dalla grande programmazione ma capace di suscitare rare emozioni, solo che lo voglia” (il Farinotti), “Se nel racconto esiste la perfezione, intesa come l’armonica proporzione delle sue componenti, è un film perfetto” (il Morandini), “Uno dei film più belli della stagione che dà modo di festeggiare il cinema con un dono di qualità molto alta” (L’Indipendente), “Stupisce per l’eleganza e la raffinatezza dei dialoghi, per la bellezza della musica (M.Ravel); l’espressività degli sguardi degli attori, tutti bravissimi; e la sottile analisi psicologica e morale dei vari temi trattati” (Cinemadelsilenzio), “Esemplifica il meglio del cinema francese classico: chiarezza e semplicità, psicologia e morale, equilibrio tra forma e contenuto…” (La Stampa).

“Un osservatore moderatamente interessato e prudente, straniero alla vita” (Roberto Escobar) appare il protagonista Stéphane, dal perfetto autoconctrolo e massimamente imperturbabile: gelo nel cuore, emotivamente impotente. Tullio Kezich argutamente nota come la prima scena del film sia Stéphane che restaura un violino senza corde: è lui il violino senza corde. Ma è solo esteriorità che nessuno comprende, né chi gli dichiara amicizia, né chi gli dichiara amore. E’ un essere fragilissimo che, consapevole della propria vulnerabilità, si è costruito un muro (apparentemente) invalicabile di difesa. Ha paura dei sentimenti, teme il dolore che spesso si accompagna ad essi: si autoconvince che non esistano… Quando alla fine cede, è ormai troppo tardi.

Qualcuno ha detto che il film è la compiuta analisi di quanto di imponderabile e di ambiguità vi sia nell’esistenza umana… Probabilmente è vero e il risultato è un sorprendente e veritiero affresco di malessere esistenziale, di un’umanità disperata in cui molti potranno riconoscersi. Una mirabile indagine psicologica, profonda e sincera. Un ritratto sul contrasto ragione-cuore che fa riflettere e che induce a porsi interrogativi sulla vita, su noi stessi, sulla nostra identità, sulle nostre maschere.

Un film attentissimo ai particolari e ai dettagli, fatto di sguardi lunghissimi di gesti rarefatti di silenzi altamente espressivi che ci fa toccare con mano quanto sia difficile la comunicazione. Un film dove la musica non è semplice ornamento ma la fa da protagonista (la storia “ha nella musica la sua radice e dalla musica riceve la sua massima spinta emotiva” scrive giustamente Giovanni Grazzini), a volte eseguita con dolcezza, a volte con furore.

Emmanuelle Béart è di una perfezione assoluta (si è preparata alla parte studiando violino per un anno… e si vede), André Dussolier è l’emblema dell’ “anima nobile capace perfino di mettersi in disparte per la felicità altrui” (come egli stesso ha definito il personaggio che mirabilmente incarna), Daniel Auteuil si conferma uno dei più grandi attori attualmente in circolazione: da applauso incondizionato in ogni scena.

Un capolavoro perennemente attuale e sorprende che a dirigerlo fosse un settantunenne, un modernissimo Claude Sautet miracolosamente ispirato (e finora sottovalutato). Minimalista ed essenziale, intelligente ed elegante, colto e raffinato, Cuore in inverno è un grande film che tutti pensavano avrebbe interessato i critici ma non il grosso pubblico. Contro ogni aspettativa il lavoro è stato un trionfo ai botteghini sia francesi che italiani: c’è speranza.

scheda

premi e riconoscimenti

settembre 18, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Che bel film! Straordinaria la capacità di introspezione del regista, il tocco leggero ma di una profondità ammirevole. Straordinari gli attori.

    Commento di gianna | settembre 20, 2009

  2. Il protagonista ha costruito una vera e propria prigione di ghiaccio intorno al suo cuore: terribile e angosciante. L’amore comporta dei rischi e Stephane preferisce riparare i violini (attività razionale) piuttosto che suonarli (occorre il cuore).
    Uno dei film più malinconici che abbia visto. Bellissimo e ottimamente recitato.

    Commento di streep | settembre 21, 2009


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