Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“La seconda notte di nozze”

2005: La seconda notte di nozze di Pupi Avati

Il regista bolognese sforna una pellicola dietro l’altra con la regolarità dell’artigiano.

laseconda-locandina si può vedere

Come detto altre volte, trovo Pupi Avati piuttosto discontinuo. Ha fatto cose molto belle (vedi Una gita scolastica del 1983, Regalo di Natale del 1986 o Storie di ragazzi e ragazze del 1989, Il Papà di Giovanna del 2008) ma anche opere deludenti e non riuscite (come I cavalieri che fecero l’impresa del 2000, Il cuore altrove del 2002, Quando arrivano le ragazze del 2004, Gli amici del Bar Margherita del 2009). La seconda notte di nozze lo collocherei a metà strada tra i due gruppi (è comunque da sottolineare che le sue opere sono sempre uniche, personali, distinguibili da quelle di altri registi).

La seconda notte di nozze è una grande occasione sprecata. Una bellissima e accurata ricostruzione del secondo dopoguerra con le sue fatiche e gli stenti, una storia accattivante tratta da un racconto dello stesso Avati, attori quasi tutti in stato di grazia, una bellissima fotografia ma… Qualcosa non funziona. L’impressione è che i realizzatori del film (regista, sceneggiatori, produttori) non abbiano creduto fino in fondo a quanto intendevano narrare o abbiano avuto scarsa fiducia nella sensibilità e intelligenza del pubblico: ed ecco quindi che una storia lieve, struggente, toccante, dai toni crepuscolari (fatta di ricordi nostalgia sentimenti degni del miglior Gozzano), una quasi fiaba piena di disagio e malinconia, di sogni inseguiti e delusioni vissute… ma tenera e delicata, viene rivestita dalle solite gag e macchiette della tipica vetusta commedia all’italiana. Risultato: lo spettatore ride nei momenti meno opportuni (Avati & company ritengono che sia di buon gusto presentare situazione come quella di un figlio che induce la madre alla prostituzione o quella della fame durante la guerra… in chiave umoristica?). Non completamente perfetta appare la sceneggiatura: la trama non sempre è chiara, l’evoluzione dei personaggi non è mostrata (le zie sono cattive, l’inquadratura dopo sono buone…), le motivazioni del comportamento di alcuni dei protagonisti non sono comprensibili.

Punto di forza del film sono gli attori.

Antonio Albanese ci regala una prestazione veramente eccezionale: il suo ritratto di un “idiota” a metà strada tra Pirandello e Dostoievski, un Forrest Gump pugliese (un uomo apparentemente inadeguato ad affrontare la realtà ma straordinario nel suo candore), non sarà dimenticato facilmente. Un plauso a Katia Ricciarelli (premiata con il Nastro d’Argento), molto credibile in un ruolo per lei inusuale, composta e misurata al massimo. Bravissime Marisa Merlini e Angela Luce che ricoprono magistralmente il ruolo delle due zie, ingenue e astute al contempo.

Unico punto negativo Neri Marcoré che, come in altre occasioni, non convince; il suo personaggio è diverso dai soliti che interpreta (non più un impacciato timido ma uno spregiudicato viscido cialtrone): è sempre lo stesso, movimenti ed espressioni sempre identiche (da sottolineare che il suo personaggio è il meno riuscito del film: non si capisce il perché sia stato caratterizzato in quel modo; un personaggio che dovrebbe fare da contraltare all’”idiota” ma serve solo a disturbare e distrarre dalla storia principale).

scheda

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settembre 16, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

6 commenti »

  1. Condivido nella sostanza le tue osservazioni sul film… Davvero la tradizione per l’Italia è sempre stata un peso ingombrante: per i registi la famosa commedia all’italiana (che a me è sempre piaciuta poco per motivi diversi dal cinema in sé), per scrittori e poeti il classicismo.
    Il dovere di rendere omaggio a questa tradizione secondo me (lo dico malissimo ma non ho tempo) costituisce, come noti anche tu, il limite maggiore di questa come di molte altre opere italiane.

    Commento di spettatore | settembre 16, 2009

  2. Un film delicato e incisivo nello stesso tempo. Mi sembri troppo severo nel giudizio anche se non mi ha convinto totalmente. D’accordissimo su Neri Marcorè

    Commento di garrulus | settembre 16, 2009

  3. Dopo la delusione de “Il cuore altrove” non ho potuto che apprezzare “Ma quando arrivano le ragazze” per il semplice fatto che questo film aveva il sonoro, laddove le battute sussurrate dalla Marcorè e la Incontrada erano solo un fastidioso disturbo nelle casse del cinema.
    Il fatto è che per un motivo o per un’altro i film di Avati si fanno vedere. In genere per la presenza di uno o due attori che mi piacciono o che almeno mi incuriosisce vedere (o rivedere) in particolari ambientazioni. Nel “Cuore altrove”, per esempio, mi incuriosivano molto D’Angelo (al suo meglio) e Giannini, mentre in “Ma quando arrivano…” ci sono Santamaria (mio attuale attore preferito) e Johnny Dorelli. In questo nuovo film vale la pena vedere Albanese finalmente diretto da un regista come si deve (perchè è innegabile la maestria di Avati) e Marcorè alla sua seconda prova che a sentir te ne ha ancora da fare di esperienza.
    Lo vedro’ in video, molto probabilmente, e ricordero’ le tue considerazioni…

    Commento di kinemazone | settembre 16, 2009

  4. A me non è affatto piaciuto. Troppo buonista… e l’aspetto umoristico non mi ha convinto

    Commento di petrella | settembre 17, 2009

  5. Spero che Pupi Avati la smetta di fare film con Neri Marcorè… e dire che il regista è famoso per la qualità dei suoi attori

    Commento di annafiore | settembre 17, 2009

  6. Analisi perfetta ma io tutto sommato lo giudico un buon film

    Commento di andrea | settembre 18, 2009


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