Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“I giorni contati”

1962: I giorni contati di Elio Petri

Uno dei migliori film italiani degli anni 60: poco noto, è un degno esponente di una felicissima stagione della nostra cinematografia.

i giorni contati da vedere

Il grande regista romano (morto prematuramente nel 1982) dopo alcuni documentari esordì nella regia con L’assassino (1961) e I giorni contati (1962), che lo misero in luce per abilità narrativa, originalità di linguaggio, bravura nella direzione degli attori, qualità confermate nei film successivi: Il maestro di Vigevano (1963), Alta infedeltà (1964), La decima vittima (1965), A ciascuno il suo (1967), Un tranquillo posto di campagna (1968), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1971), La proprietà non è più un furto (1973), Todo modo (1976), Buone notizie (1979). Autore impegnato e innovativo, analizzò la degenerazione del potere e dell’autorità, ritrasse con ironia e amarezza l’ambiente operaio, intuì anzitempo il potere alienante dei moderni mezzi di informazione, e il tutto sempre con toni amari e grotteschi. La forte polemica sociale e la perdita delle illusioni le ritroviamo già nel suo secondo film, I giorni contati, che il Centro Sperimentale di Cinematografia ha restaurato e reso fruibile al pubblico nel 2005.

Primo premio al Festival di Mar del Plata (battendo Jules et Jim) nel 1962, miglior soggetto ai Nastri d’Argento nel 1963, parla di Cesare, un idraulico di cinquantacinque anni, che ha lavorato sodo per tutta la vita e che dopo la morte della moglie si trova veramente solo. Un giorno Cesare vede morire un uomo della sua età, e quell’episodio lo folgora come una rivelazione. Prende una decisione drastica: smetterà di lavorare per potersi godere la vita prima che sia troppo tardi. Ma a poco a poco si accorgerà che, con la libertà, non ha rotto, ma anzi ha aggravato il suo vuoto e la sua solitudine: la breve vacanza sarà servita solo ad aprirgli gli occhi e a spegnere, uno dopo l’altro, tutti i suoi sogni.

Se Cesare fosse un filosofo sarebbe un esistenzialista, parlerebbe di incomunicabilità fra gli individui, di alienazione; da uomo di tutti i giorni vede semplicemente che nessuno è felice (tranne forse i barboni), che gli amici e i conoscenti non lo capiscono, che la frattura generazionale è insormontabile, che la corruzione dilaga, che l’egoismo regna sovrano mentre l’amore e la carità languiscono…

Un po’ Antonioni, un po’ Bergman, un po’ Rossellini (con qualche tocco pirandelliano), Elio Petri non è solo malinconico ma soprattutto pessimista: con uno stile antispettacolare critica amaramente la società contemporanea di cui avverte le trasformazioni (e le contraddizioni) e la perdita di valori tradizionalmente accettati. Stile asciuttissimo, nessuna sbavatura, pieno controllo della ostica materia trattata e il tutto senza un attimo di noia: ci si immedesima, si è coinvolti al massimo in questo ritratto della crisi esistenziale di un individuo semplice, resa con grande bravura da Salvo Randone. Prestigiosi attori di teatro completano il cast e ognuno è perfetto nel suo ruolo: Regina Bianchi, Franco Sportelli, Vittorio caprioli, Paolo Ferrari (e un giovanissimo Lando Buzzanca).

Note: Da una dichiarazione di Elio Petri: “Quando proposi il film a Lombardo, per il ruolo del protagonista feci una rosa di tre nomi: Toto, Gabin, Randone. E lui scelse Randone perche’, evidentemente, era l’attore che costava meno. In passato si era interessato del soggetto anche Nazzari ma poi non se ne pote’ fare nulla”.

scheda

settembre 14, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Da quanto dici debbo assolutamente trovarlo. Non ne avevo mai sentito parlare…

    Commento di brad | settembre 14, 2009

  2. Ironico e grottesco ma profondamente umano. Da vedere.

    Commento di myra | settembre 15, 2009


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