Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Colpo d’occhio”

2008: Colpo d’occhio di Sergio Rubini

Al suo nono film, il regista pugliese “non smette di sperimentare, di confrontarsi con tematiche difficili” (Oscar Iarussi), conferma la non consueta dote di tentare sempre qualcosa di nuovo, di rischiare sforzandosi di non ripetere strade già battute e non temendo di omaggiare maestri come Fellini o Hitchcock o Kubrick.

Colpo d'occhio si può vedere

La produzione e la pubblicità hanno presentato Colpo d’occhio come un thriller ma per buona parte il film richiama più tante soap-opera che la tv quotidianamente ci ammannisce: gelosie, incomprensioni, sacrifici, tradimenti, corruzioni, rivalità, amori contrastati, ambizioni, triangoli sentimentali… e in più ambienti ricchi ed eleganti, fotografia patinata, location particolarmente suggestive, musica avvolgente… Gli ingredienti ci sono tutti e anche i protagonisti contribuiscono al richiamo: una diva televisiva, un idolo delle teenagers.

Peccato.

I temi e gli ingredienti si presentavano interessanti. Un affresco del poco conosciuto e sempre affascinante mondo dell’arte (con le sue luci e le sue ombre), un cinico ritratto di prevaricazione e di sottomissione, una realistica analisi dell’ambiguo rapporto tra creatore e critico (tra adulto e giovane, tra maestro e allievo), una veritiera indagine sulla relazione vittima-carnefice, una sempre attuale illustrazione del potere dei media nell’innalzare o nel distruggere, una decisa denuncia di quanto siamo disposti a fare per ottenere fama e onori e dei compromessi in cui cadiamo pur di apparire… Tutto questo è senz’altro presente in Colpo d’occhio ma regia e sceneggiatura preferiscono utilizzarlo semplicemente come sfondo di una tormentata love story che a tratti si tinge di giallo (e con colpi di scena tutt’altro che imprevedibili: giustamente Repubblica nota che il regista “sembra non conoscere a fondo i meccanismi del thriller”). Il film ha sicuramente delle ambizioni e si sforza di elevarsi al di sopra della media produzione italiana (“una grandiosità rara nel nostro cinema sempre tra quattro anguste pareti” scrive La Stampa), ma il risultato non è convincente a fa pensare a una occasione sprecata.

I due giovani protagonisti non paiono all’altezza del compito loro affidato. I ruoli che ricoprono sono particolarmente difficili e richiedevano attori di provata esperienza e di talento non comune. Riccardo Scamarcio ha un volto che sicuramente “buca” lo schermo ma che lo penalizza in espressioni monocordi e poco duttili: come “artista tormentato” è davvero poco credibile. Vittoria Puccini si rivela piatta e scialba in un personaggio che richiedeva intensità e profondità (l’impressione è che i due siano stati scelti per esigenze di mercato e non per altro). Perfetto Sergio Rubini nel delineare con equilibrio e gran senso della misura una figura ambigua e “diabolica”: un ritratto convincente, lontanissimo dalle macchiette e caricature a cui da tempo ci ha abituato come attore.

Lapidario il giudizio di Albero Pezzotta con cui concordo in pieno: “Un noir italiano, con un occhio all’export. Finché è in scena Rubini, perfido critico d’arte in cerca di vendetta, la storia tiene. Quando tubano o si scalmanano le due vittime, Scamarcio e Vittoria Puccini, fiction e videoclip sono dietro l’angolo”.

p.s.

da sottolineare che al film avrebbe giovato il taglio degli ultimi dieci minuti: il finale sarebbe stato così più significativo e anticonformista

note:

1)    Un plauso a Gianni Dessì, consulente artistico.

2)    Interessante mi sembra quanto scrive, su Riccardo Scamarcio, L’Unità: “Scamarcio avrà una bellezza misteriosamente potente (valore certo importante al cinema), ma non ha ancora maturato un’arte recitativa, né la capacità di «fingere»… la sua vis è puramente istintuale, e non a caso le scene migliori sono quelle in cui si arrabbia.
Chiedendogli molto di più di quello che può fare, è come se Rubini avesse voluto inconsciamente far fuori Scamarcio, pur dichiarando, al contrario, un’ammirazione viscerale per il bel giovane. C’è una scena in particolare in cui Scamarcio «fa» Marlon Brando del Giulio Cesare, vestendo un lenzuolo e atteggiandosi un pochino. Ecco quella sequenza è al limite dell’imbarazzante e non può far nascere un sorriso compassionevole nello spettatore. Scamarcio deve fare ancora molta strada, le sue potenzialità sono tante ma deve mettersi a lavorare, svestendo i panni del divo”.

scheda

riccardo-scamarcio-in-una-foto-del-thriller-di-sergio-rubini-colpo-d-occhio-53561 riccardo-scamarcio-in-una-sequenza-del-film-colpo-d-occhio-53529 un-immagine-del-film-colpo-d-occhio-53588 vittoria-puccini-e-riccardo-scamarcio-in-una-sequenza-del-film-colpo-d-occhio-53569

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settembre 11, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Il film non mi ha convinto e forse un motivo è anche l’interpretazione “scadente” dei due protagonisti.

    Commento di cinemasema | settembre 11, 2009

  2. Superficiale e banale. Tutto è prevedibile…

    Commento di annafiore | settembre 12, 2009


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