Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Le ombre rosse”

stagione 2009-2010

2009: Le ombre rosse di Francesco Maselli

“Le buone intenzioni non hanno, purtroppo, trovato corrispondenza nell’esito complessivo. Peccato”, scrive Giancarlo Zappoli su MyMovies: concordo in pieno.

leombrerosse-locandina da evitare ombrerosse

Finalmente un film sulla crisi della sinistra, uno dei temi più attuali della storia contemporanea, un problema che tutti noi constatiamo giorno dopo giorno ma che il nostro cinema aveva finora colpevolmente ignorato. Lo affronta Francesco Maselli (noto per militanza e impegno politico) che in una intervista a Venezia (dove il film è stato presentato in anteprima) ha dichiarato: “La mia è una metafora non solo sulla sinistra italiana, ma sulla sinistra in tutto il mondo dove si vive grossomodo la stessa crisi. La speranza è di aver trasmesso un’emozione e una speranza”.

Il problema è che le idee (piuttosto pessimiste) di Maselli sono espresse direttamente e dettagliatamente, senza filtri, senza ombra di metafore o allegorie: l’impressione non è di un vero e proprio spettacolo cinematografico ma di una finzione filmica atta a consentire al regista un personale sfogo sulla attuale situazione politica che può risultare per alcuni stimolante ed essere foriera (per pochi, in verità) di riflessioni e discussioni ma che con “il cinema” sembra avere poco a che spartire.

Il tutto corre il rischio di rasentare la noia la ripetitività il luogo comune… e da un regista battagliero come Maselli ci saremmo aspettati la creazione di un lavoro che ci coinvolgesse, ci emozionasse, ci facesse sentire partecipi. Purtroppo nulla di questo in Le ombre rosse che risulta essere una lezione accademica filmata, un saggio di un intellettuale rivolto a militanti che sa tanto di comizio e di tesi preconfezionata. La sincerità del regista è indubbia ma come spettatore si pretende qualcosa di più: un film può anche essere portabandiera di una determinata idea ma deve farlo come “film”, con sceneggiatura dialoghi situazioni personaggi regia… che siano “film”. Le ombre rosse non trasmette emozioni né tantomeno speranze, non suscita costruttivi dibattiti o proficue autocritiche nel pubblico: si corre il rischio che parte di questo a metà proiezione senta il desiderio di uscire dalla sala sentendosi coinvolto in qualcosa che non lo interessa minimamente.

Mi sembra appropriato quanto scritto da Massimo Tria: “No caro Citto, è più di sinistra un fotogramma qualunque di Chaplin che questo tuo umbratile rosso sbiadito dialogo con te stesso”.

Da sottolineare che il ricco cast che il film può vantare non sembra dare il meglio di sé.

p.s.

Le Ombre Rosse è l’ideale continuazione di Lettera aperta a un giornale della sera, il film scritto e diretto da Maselli nel 1970 (con la collaborazione di Daniele Costantini e Nanni Loy) dove un gruppo di intellettuali comunisti in crisi decidono di andare in Vietnam come volontari.

Il titolo del film fa naturalmente riferimento al capolavoro del 1939 di John Ford ma è da ricordare che, soprattutto dal 1967 al 1978, fu attiva -con lo stesso titolo- una leggendaria rivista di cinema (fondata da Goffedo Fofi), innovativa e rivoluzionaria nel suo nuovo modo di analizzare lo spettacolo cinematografico.

scheda

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settembre 6, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Un critico ha detto che sembra una recita scolastica: concordo

    Commento di nicola | settembre 7, 2009

  2. Molti stereotipi e molta retorica per un film che sulla carta si presentava interessante ma che delude completamente le aspettative.

    Commento di petrella | settembre 7, 2009

  3. Maselli ha fatto il suo tempo, evidentemente.Felice di leggerti almeno qui, leo,perchè non posti più le tue recensioni dei film nuovi su facebook?è comodo, uno sta li’ e ti clikka

    Commento di alp | settembre 8, 2009

  4. E’ un film che andava fatto. Può darsi che cinematograficamente parlando sia un po’ confuso e rimescoli realtà e desideri senza ben decidersi. Del resto anche “Gli sbandati” era stato mal giudicato. Certo è che affronta un argomento cruciale e su questo ci dice tutto.

    Commento di annamaria | settembre 8, 2009


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