Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Chéri”

stagione 2009-2010

2009: Chéri di Stephen Frears

Presentato alla 59a Berlinale, ispirato ai romanzi di Colette “Cherì” e “La fin de Cherì”, arriva nelle nostre sale il film che inaugura ufficialmente la stagione cinematografica 2009-2010.

locandina si può vedere cheri-poster

“Frears sembra ormai aver trovato gusto nell’andare a ricercare con caustica ironia le radici dell’oggi nelle pieghe di un mondo apparentemente dorato” (MyMovies), “Frears gestisce tutto con grande sicurezza e professionalità” (Comingsoon), “Una ronde lieve ma curiosa” (L’Unità), “Il film è brillante, accurato, un po’ lezioso…”: critiche non entusiaste ma generalmente positive. La critica anglosassone ha invece esaltato il film: “This sophisticated romantic drama is wonderfully lush and witty, with Pfeiffer perfectly cast as a woman who falls for an idle 19-year-old against her better judgement. Beautifully directed by Stephen Frears, “Cheri” is funny, stylish – and made with class..” (Mirror), “Michelle Pfeiffer is back, and her appearance in “Cheri” underlines not only how much she has been missed but also how much the world of film has lost by her absence” (Chicago Tribune), “I have no doubt this film will be pushed for Pfeiffer and Bates to get acting noms (Oscar) as well as trophies for Costume Design and Art Direction” (Oscar Guy).

I tanti giudizi positivi non sono facilmente spiegabili. Celebre per i suoi film anticonformisti e coraggiosi (imperniati su diritti civili e integrazione razziale) come My Beautiful Laundrette, Prick Up – L’importanza di essere Joe, Sammy e Rosie vanno a letto, e per i suoi grandi successi commerciali (nel senso migliore del termine) come Le relazioni pericolose, Lady Henderson presenta, The Queen, Rischiose abitudini, Eroe per caso, Alta fedeltà…, Stephen Frears ritorna a dirigere dopo un’assenza di tre anni ma realizza, a mio parere, la sua opera meno convincente.

La sontuosità e la ricchezza abbondano, la fotografia è smagliante, l’ambientazione precisa e puntuale, la colonna sonora essenziale al racconto senza essere invadente ma…

Non si comprende bene il significato dell’operazione.

Portare oggi sullo schermo due romanzi così datati avrebbe un senso se fossero lo spunto per un qualcosa con un significato preciso. Sceneggiatura e regia avevano di fronte varie possibilità:

1) assimilare la fine di un amore al tramonto definitivo di un’intera epoca (non avviene, vi è solo un accenno allo scoppio della grande guerra e quanto accade in Francia non viene assolutamente mostrato centrando l’attenzione esclusivamente su due o tre personaggi);

2) delineare l’ostilità e il disprezzo della “buona società” per chi svolge una vita al di fuori delle regole (non avviene, l’intero film mostra solo l’ambiente delle cortigiane come se vivessero in una torre d’avorio);

3) fare della protagonista una antesignana del femminismo, una donna che costruisce la sua affermazione basandosi esclusivamente sulle sue forze in contrasto con una mentalità altamente maschilista (non avviene, l’opera ci fa vedere una donna al culmine del successo come se fosse la cosa più naturale).

Peccato. Poteva essere un potente affresco, ironico e al contempo critico, di un’epoca già tante volte portata sullo schermo ma sempre interessante nelle sue luci e nelle sue ombre. Abbiamo invece uno spettacolo freddo e poco emozionante, con personaggi non accattivanti e coinvolgenti che non catturano la nostra attenzione e le cui vicende tendono a procurare più di uno sbadiglio.

Apprezzabile la miscellanea di toni lievi e di amarezza di fondo (“sempre al confine tra l’umorismo e la malinconia”, scrive Alessia Starace) ma il film nel suo complesso risulta un’operazione senza senso e puramente decorativa.

Michelle Pfeiffer, (che aveva già lavorato con il regista inglese in  Le relazioni pericolose più di vent’anni fa) affronta con grande professionalità e notevole talento un ruolo che poteva essere uno dei più interessanti della sua carriera: benché il titolo del film faccia riferimento al coprotagonista maschile, tutto ruota intorno a lei, una ex cortigiana che trova troppo tardi il grande amore (“Michelle è la luce e la magia del film” afferma Variety). Ma il personaggio non è psicologicamente approfondito, il suo dramma ci lascia indifferenti, non appassiona, non emoziona.

Kathy Bates è sempre una grande attrice ma qui, intenzionalmente o no, tende a fare del suo ruolo una caricatura poco credibile, a volte fastidiosa. Rupert Friend non appare all’altezza del compito affidatogli: non ha la personalità, il fascino, il carisma… che giustifichino quanto accade nel film.

p.s.

Le attrici di oggi con il loro aspetto anoressico sono un modello di bellezza in aperto contrasto con le epoche passate. Sono inverosimili nei film “in costume”. Si confronti qualsiasi attrice degli anni 40, 50, 60 con quelle di oggi: si evidenzia immediatamente la loro maggiore credibilità (Michelle Pfeiffer, giustamente considerata ancora oggi una delle star più belle, agli inizi del Novecento sarebbe stata considerata sicuramente “un palo di scopa” e nulla più).

scheda

sito ufficiale


agosto 29, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. I romanzi (benché “datati”) sono ancora piacevolissimi, il film invece è stranamente pesante, senza ritmo… noioso

    Commento di laura | agosto 30, 2009

  2. Elegante, raffinato… ma nulla più. Spesi tanti soldi inutilmente (e dire che frears è uno dei miei registi preferiti…)

    Commento di gianni87 | agosto 30, 2009

  3. L’inizio lasciava ben sperare ma poi il tutto delude e, sono d’accordo, rasenta la noia. Il film non rende un buon servizio ai romanzi di Colette, figura che andrebbe riscoperta.

    Commento di dubius | settembre 1, 2009


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