Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Grand Canyon – Il cuore della città”

1991: Grand Canyon di Lawrence Kasdan

Vittoria al Festival di Berlino, nomination agli Oscar,  Golden Globe, Writers Guild of America: sono le credenziali di questo ottimo film del regista di Miami (affermatosi anche come sceneggiatore di opere come Guardia del corpo, L’Impero colpisce ancora, I predatori dell’arca perduta, Il ritorno dello Jedi).

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Alla critica italiana il film di Lawrence Kasdan non è piaciuto: “Grand Canyon, pur partendo da un tema forte e puntuale, finisce in una gran confusione di buoni sentimenti, vuole dire troppo, mescola troppi registri, compreso quello fantastico” (La Repubblica), “…un moralismo schematico dov’è difficile separare l’ingenuità americana dall’assillo un po’ ruffiano di piacere” (Il Morandini),  “Lo spaccato umano, un frammento di dolore metropolitano, non trova il registro giusto e il film sembra viaggiare al confine tra il dramma e la commedia” (Walter Veltroni, Dizionario sentimentale di film).

Giudizi negativi con cui non mi trovo d’accordo. A mio parere Grand Canyon – Il cuore della città è un’opera più che valida, estremamente interessante nella sua attualità, coinvolgente ed emozionante, un’opera che cattura immediatamente l’attenzione dello spettatore.

Un film che per tematiche (la crisi dell’american dream) e struttura corale e circolare ricorda Magnolia e Crash, nonché Altman e Il grande freddo dello stesso Kasdan: un affresco quanto mai riuscito di una società e di un Paese quasi alla deriva in cui tutti, personaggi positivi e personaggi negativi, sono alla ricerca di un’identità e di una ragione che dia significato all’esistenza.

La sofferenza regna sovrana eppure il film non è angoscioso. Il regista ha sì una visione pessimista dei tempi che viviamo (dominati come sono da egoismo indifferenza violenza razzismo paura mancanza di ideali…) ma è palese la speranza che le cose (forse) potrebbero cambiare: il finale che vede tutti i numerosi protagonisti sull’orlo del Grande Canyon, stupiti e attoniti di fronte a tanta bellezza, ne è la prova (il Grand Canyon rappresenta sia l’utopia finale che il grande baratro che separa gli esseri umani). Grido di dolore e luce di speranza convivono in un quadro di solitudine e di degrado che fa riflettere e induce a porci interrogativi su quanto stiamo costruendo e sull’abisso in cui stiamo per precipitare.

Magistrale l’interpretazione dell’intero cast, uno stuolo di attori (famosi e non) in una vera gara di bravura, convinti e convincenti nel delineare figure dalla grande umanità, figure in cui ognuno di noi può identificarsi e che non è facile dimenticare.

Un plauso particolare al montaggio (“complesso e avvolgente” Roberto Escobar) e alla splendida fotografia, complementari ed essenziali alla riuscita del film.

scheda

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agosto 25, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Spesso i giudizi della critica specializzata sono incomprensibili… A me il film è piaciuto molto.

    Commento di myra | agosto 26, 2009

  2. Incredibile che il film abbia vent’anni. Parla di cose attualissime

    Commento di gardenia | agosto 26, 2009

  3. Ma nessuno ha notato il filo conduttore di tutti quei critici? Nessuno ha notato che sono tutti “mancini”?

    Commento di CavSen | giugno 19, 2010


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