Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Niente da nascondere”

2005: Caché di Michael Haneke

“Un thriller appassionante sul tema della verità e del voyeurismo” (MyMovies), “Un thriller e una riflessione sul potere dell’immagine… è anche un apologo sul potere della parola” (Repubblica), “Ossessivo e magistrale thriller di Haneke il più perfido talento del cinema europeo” (Il Corriere della Sera), “Il miglior film visto finora a Cannes” (New York Times”, “ “Innegabile maestria” (Il Morandini): uno dei film più applauditi dalla critica negli ultimi anni.

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Michael Haneke ha raggiunto la fama nel 1994 con Funny Games, rinsaldata successivamente con Storie del 1997 e La pianista del 2001. Dopo lo scivolone con il brutto Il tempo dei lupi del 2003, ritorna al cinema con un film oltremodo interessante e che giustamente ha ricevuto la Palma per il miglior regista al 58° festival di Cannes, un film che non lascia indifferenti e che farà discutere a lungo.

La storia, costruita come un thriller appassionante e misterioso, riflette sui temi della verità, della colpa, del voyeurismo, della manipolazione delle immagini, della falsa verità dei media, dello strapotere televisivo. Ma è soprattutto una sottile e feroce accusa all’Occidente e alla borghesia: l’Occidente con le sue colpe passate e presenti nei confronti del Terzo mondo (di sottofondo vi sono continue immagini di guerre e di scontri, non solo dell’Iraq e della Palestina ma anche delle manifestazioni parigine degli algerini represse nel sangue negli anni 60); una borghesia che improvvisamente si sente smarrita dall’evolversi di un mondo che pensava di poter controllare, una borghesia che di fronte a un pericolo ignoto entra immediatamente in crisi ((i litigi della coppia che ne rivelano la sostanziale distanza, la fuga di un figlio che chiede attenzioni, la difficoltà a gestire il presente non appena il passato fa capolino). Come il protagonista, la nostra civiltà, la nostra società al potere hanno un peccato originale da scontare, un senso di colpa, un rimorso che con paura e rabbia tentano di rimuovere.

Dopo dei titoli di testa originali e inconsueti, una lunga sequenza iniziale statica e immobile ma che rivelerà delle sorprese e introduce immediatamente nel dramma che si vuole rappresentare. Teso, evocativo, angoscioso.

L’autore tedesco dimostra ancora una volta una perfetta padronanza del mezzo filmico, e novello Freud rovista dentro la psiche mettendo lo spettatore in sintonia col misterioso onnisciente personaggio che spia la vita della famiglia protagonista del film. Di solito freddo e asettico, il regista tempera qui la sua idea radicale di colpire esclusivamente la testa dello spettatore: vi è maggiore partecipazione, maggior coinvolgimento, maggiore empatia. Magistrale la sua abilità di farci venire l’ansia senza ricorrere all’abusato espediente delle musiche “ad hoc” (che annunciano il pericolo come una sirena annuncia l’ambulanza), magistrale quello che riesce a tirar fuori dagli attori, qui tutti bravissimi, nessuno escluso. Primeggiano naturalmente Juliette Binoche (dimessa, trascurata ma sempre di un fascino che poche attrici possiedono), Daniel Auteuil (che in ogni film supera se stesso), Annie Girardot (una apparizione la sua difficilmente dimenticabile).

Un film da vedere, un film che pretende la massima concentrazione, un film che è una boccata d’ossigeno all’intelligenza dello spettatore.

p.s.

Inutile cercare di capire l’ultima scena, anche il finale è “caché”, “nascosto”. “L’ideale è non pretendere mai spiegazione – avverte il regista – io faccio domande, non do risposte”.

scheda

sito ufficiale

agosto 24, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

8 commenti »

  1. All’inizio ero un po’ perplesso e quasi sicuro di aver beccato “una mattonata”! Ma presto mi sono ricreduto: un ottimo film, grandi attori, contenuto che fa riflettere

    Commento di mario | agosto 25, 2009

  2. Un film angoscioso che non tutti hanno apprezzato ma che a me è piaciuto molto. Daniel Auteuil ha l’abilità di non sbagliare un colpo, ogni sua interpretazione vale da sola il film. Un film che, a distanza di tempo, andrebbe rivisto per coglierne tutte le sfumature.

    Commento di annafiore | agosto 25, 2009

  3. Quando termina la visione ti accorgi che qualcosa ti è rimasto dentro tanto il film ti ha coinvolto e ha destato la tua attenzione. Grande regista grandi attori

    Commento di garrulus | agosto 25, 2009

  4. Il regista lo richiede, ma forse su questo film si tende ad arzigogolare troppo. Considerandolo un semplice thriller non perde niente: ti cattura e non permette di distrarti un attimo

    Commento di luca | agosto 26, 2009

  5. Tra gli altri (innumerevoli) meriti, il film ha quello di rifarci vedere la grande Annie Girardot.

    Commento di streep | agosto 26, 2009

  6. Capolavoro!

    Commento di marcone83 | novembre 18, 2009

  7. sinceramente…così tanto introspettivo…da perdersi…non posso dire che mi sia piaciuto…

    Commento di giully | dicembre 17, 2011

  8. Bellissimo, da vedere e rivedere

    Commento di stefanomantini | aprile 24, 2013


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