Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

Cary & Gary

carygrant garycooper

Negli anni 30 tutte le riviste specializzate di Hollywood chiedevano ai loro lettori: “Cary or Gary?”. Erano i due massimi divi dell’epoca e allo star system giovava la loro supposta rivalità.


Cary Grant, (Bristol, Gran Bretagna, 18 gennaio 1904 – Davenport, Iowa, USA, 29 novembre 1986), pseudonimo di Archibald Alexander Leach: “Eleganza, seduzione e humour… Dopo il debutto nel mèlo degli anni Trenta, si affermò nella commedia brillante e fu un grande interprete hitchcockiano” (1).

Ha lasciato un segno nella storia del cinema per la sua figura prestante e la raffinata eleganza che fece innamorare molte donne di ogni età.

Di lui si è detto che sia stato l’ispiratore di Ian Fleming per il personaggio di James Bond, ma lo scrittore in seguito smentì.

All’inizio si esibì sui palcoscenici americani ballando, cantando e recitando fino ai primi anni Trenta quando entrò a far parte, come caratterista e factotum, della casa di produzione Paramount.

Iniziò così la sua avventura hollywoodiana e nel 1932, scritturato appunto dalla Paramount, che gli impose di cambiare il suo nome in Cary Grant, fece il suo debutto sullo schermo recitando una piccola parte nel film This is the Night. Lo studio però lo confinò a ruoli di seduttore in film in cui giganteggiavano donne fatali del calibro di Marlene Dietrich (Venere bionda, del 1932), e Mae West (Lady Lou e I’m No Angel, entrambi del 1933).

Fu grazie al regista George Cukor, che nel 1935 lo chiamò come protagonista, al fianco di Katharine Hepburn, della commedia Il diavolo è femmina, che Cary Grant riuscì a dimostrare le sue notevoli doti di attore brillante.

Da allora Grant sarebbe stato il re della cosiddetta “commedia sofisticata”, grazie a quel suo fare così distinto e scanzonato, e al suo impeccabile fascino che sapeva anche prendere amabilmente in giro.

Le attrici con cui ha maggiormente recitato (e da lui maggiormente apprezzate) sono state Katharine Hepburn, Ingrid Bergman, Deborah Kerr.

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Cary Grant ha avuto due nomination all’Oscar: nel 1942 con Ho sognato un angelo (1941) e nel 1945 con Il ribelle (1944); solo nel 1970 gli venne assegnato un premio Oscar alla carriera.

Nell’Archivio Rai leggiamo: “Affascinante. Dallo stile sobrio e moderato. Amato fuori e dentro al set. Come uomo e come divo. Complice uno sguardo che è entrato nella leggenda. Ed una voce calda e sensuale”. Da KatawebCinema: “E’ stato uno dei più raffinati interpreti nell’età d’oro di Hollywood, il re della commedia brillante e, insieme a James Stewart, il più hitchcockiano degli attori“.

Gary Cooper (7 maggio 1901 – 13 maggio 1961). “Ha incarnato i più autentici valori umani, è stato amato dal pubblico come pochi altri attori” (1).

Coop, come lo chiamavano i colleghi, partecipò a più di 100 film. Nel 1941 vinse l’Oscar per Il sergente York, il secondo lo ebbe nel 1952 High Noon (Mezzogiorno di fuoco).

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Il più grande mito cinematografico prima di Marlon Brando , tante le generazioni che lo hanno collocato al vertice. Morì appena terminate le riprese de Il dubbio con Deborah Kerr.

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Dall’ Archivio Rai: “Un uomo leale e coraggioso, sorretto da una limpidissima fede nella giustizia e deciso a farla trionfare a qualsiasi prezzo, un uomo semplice e franco, la cui tradizionale ingenuità esclude ogni forma di perfidia. Ecco il classico personaggio interpretato da Gary Cooper, pur in situazioni e con volti diversi. Contrario ad ogni forma di divismo, di carattere timido e riservato, l’attore riesce ad ispirare fiducia e simpatia”.

MyMovies scrive: “Un personaggio vero, poi diventerà divo, poi attore vero. Cooper è bellissimo e normale, dunque più completo di un Power (solo bellissimo) e di un Bogart (solo normale). Cooper ha finito per rappresentare l’eroe perfetto per il cinema dei suoi anni, più di chiunque altro. E’ stato divo popolare e attore vero riconosciuto. Rispetto alla prima grande stagione del cinema Cooper è il personaggio-eroe-attore più importante. Nella generazione successiva il testimone sarà raccolto da Paul Newman” (2).

note

(1) Philippe Paraire, Il grande cinema di Hollywood, Gramese editore

(2) Gary Cooper, tra l’altro, ha il primato dell’applauso più lungo che si sia mai avuto in uno studio televisivo italiano (fine anni 50, “Il Musichiere”)

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agosto 18, 2009 - Posted by | omaggi, varia

3 commenti »

  1. Basterebbero i film di questi due grandi per ricostruire l’intera storia hollywoodiana. Grandi e indimenticabili.

    Commento di garrulus | agosto 19, 2009

  2. Ho visto nella teca della Rai la puntata del Musichiere a cui ti riferisci. Il pubblico non diede tempo a Mario Riva di presentarre l’ospite che si scatenò un applauso che effettivamente sembra non finire mai…

    Commento di brad | agosto 19, 2009

  3. Chi preferire tra i due? Scelta impossibile: carisma a profusione, carriera lunghissima, innumerevoli capolavori interpretati, magnetismo da vendere

    Commento di petrella | agosto 19, 2009


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