Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Professione: reporter”

1974: Professione: reporter di Michelangelo Antonioni

Ilquattordicesimo lavoro di uno dei Maestri del cinema(per la prima volta alla regia di un soggetto non suo) è “un film che si propone come un film d’azione, addirittura come un thriller, ma che invece è anche e soprattutto un film squisitamente psicologico, sottilissimo, profondo e uno dei suoi più maturi, più affascinanti, più alti”, così scriveva Gian Luigi Rondi: difficile non essere d’accordo.

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L’azione permeata di una anomala e inquietante tensione è un tutt’uno con la crisi interiore del protagonista (il regista stesso definì Professione: reporter «film intimista di avventure»), un uomo alla ricerca di un senso da dare alla propria vita.

Per dimenticare il passato e alla ricerca di una nuova identità, il protagonista si sostituisce a un suo conoscente occasionale morto d’infarto. Prevalgono gli sguardi,  il silenzio, il non detto… in armonia con la musica che lascia volentieri posto ai suoni alle voci ai rumori. Un omaggio a chi anela alla libertà contro le apparenze e contro una realtà spesso disgustosa, sempre ambigua ed enigmatica, impenetrabile allo sguardo umano. Tema portante è il cavallo di battaglia dei suoi film anni 60, una alienazione riveduta e corretta secondo le esigenze dei tempi nuovi, ma sempre imperante nel rendere l’uomo “straniero”, solo e infelice nella sua impossibilità di comprendere il mondo che lo circonda (molti i critici che hanno avvicinato il film non tanto a “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello quanto all’opera di Camus richiamata anche dal titolo inglese della pellicola, The Passenger).

Il regista ferrarese, in una intervista ai Cahiers du cinéma, aveva dichiarato: “… Penso che accadranno negli anni futuri trasformazioni assai violente, nel mondo, come nell’intimo dell’individuo. La crisi di oggi viene da questa confusione spirituale, dal disordine delle coscienze, della fede, della politica”. Parole profetiche, parole che meglio di altre esprimono la grandezza di questo genio del cinema, e non solo.

Il Corriere della Sera ha scritto: Professione: reporter è “un film che fa parte del nostro patrimonio culturale, oltre che cinematografico”. Da approvare in pieno.

Celeberrimo, e meritoriamente studiato in tutte le Accademie di cinema, il finale: un  piano-sequenza di una piazza ripreso dall’interno della camera del protagonista (7 minuti girati in 11 giorni), definito da La Stampa “un tour de force di tecnica cinematografica che appare misterioso nella sua limpida e incomprensibile semplicità”.

Antonioni ci ha sempre abituato a soluzioni narrativo-stilistiche originali (che anche qui non mancano, vedi il passaggio in una medesima inquadratura  da un piano temporale all’altro) ma soprattutto a film dove a parlare sono le immagini piuttosto che le parole, dove “il vedere” è più importante de “il sentire”. Qui le immagini sono particolarmente significative ed esteticamente bellissime (immagini che illustrano scenari quanto mai diversi tra loro: l’esotica sabbia mossa dal vento del Sahara, la polvere abbacinante del sud della Spagna, l’eccentrica e suggestiva Barcellona di Antoni Gaudi…) grazie anche alla splendida fotografia di Luciano Tovoli giustamente incoronata da innumerevoli premi.

Da dire infine che gli interpreti offrono una performance al di sopra di ogni encomio. Jack Nicholson sorprende per la misura e l’equilibrio (bisognerà aspettare il 2001 e La Promessa di Sean Penn per rivederlo con simili qualità) con cui dà spessore al suo personaggio, confermando ancora una volta di essere uno dei più grandi attori della storia del cinema. Maria Schneider (esplosa qualche anno prima con Ultimo tango a Parigi) evidenzia un talento che fa di lei un’ottima interprete drammatica e non solo un personaggio trasgressivo da rotocalco (a cui purtroppo dovette in massima parte la fama).

scheda

sito ufficiale

Note:

Professione: reporter fa parte con Blow Up e Zabriskie Point della trilogia “straniera” di Antonioni.

-Presentato al Festival di Cannes 1975, il film ha ricevuto due Nastri d’Argento per la regia e la fotografia.

-Tutti i premi e riconoscimenti al film su IMDb

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antonioni

agosto 15, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Chiaramente la trama “gialla” è solo un pretesto per invitare lo spettatore a trovare il suo significato da dare all’esistenza umana: ognuno può offrirne una, quella di Antonioni non è certo ottimista

    Commento di annafiore | agosto 16, 2009

  2. Ciao Maria, tradita dal cinema…

    Commento di laura | febbraio 6, 2011

  3. Fantastico…

    Commento di lucedelsud | giugno 17, 2014


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