Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“La fiera della vanità”

2004: Vanity Fair di Mira Nair

Critica non tenera con il film: “Davvero deludente” (Il Mattino), “la versione cinematografica è più che decorosa ma ovvia e poco sarcastica” (La Stampa), “…risultati espressivi originali che nel film della Nair latitano” (il Morandini), “le divagazioni bollywoodiane, eccentriche e moderniste, fanno a pugni con la generale eleganza formale, lo sguardo si fa strabico e il film perde l’anima” (Ciak).

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Un grande affresco, bellissime immagini, scenografie e costumi accuratissimi. E’ chiaro che Mira Nair conosce il suo mestiere: formalmente è un film perfetto (ma forse eccessivamente lungo). Dal romanzo di William Makepeace Thackerayir assistiamo alle avventure e disavventure della pragmatica Becky Sharp (personaggio a cui visibilmente si è ispirata Margaret Mitchell per la Rossella del suo Via col vento), molto moderna nella sua determinazione a reclamare un suo posto nel mondo e quindi piuttosto vicina a noi: le sue vicende non sono semplicemente un reperto storico, un documento dell’Inghilterra dell’età napoleonica ma hanno qualcosa da dire ancor oggi, con alcune problematiche sempre attuali (ed innumerevoli sono state le trasposizioni sul grande e piccolo schermo, con grandi attrici come Myrna Loy nel 32, Miriam Hopkins nel 35, Adriana Asti nel 67…) . C’è subito da dire che Reese Witherspoon sembrava improbabile nel ruolo e invece si rivela una vera e propria sorpresa. Credibilissima, offre una performance veramente notevole che ricorderemo a lungo.

Eppure qualcosa non funziona in questo La fiera della vanità, se non riusciamo a farci coinvolgere completamente dalla storia, sulla carta interessantissima, di una giovane donna che paga in prima persona la sua disperata ambizione, di una donna che non smette mai di cercare il traguardo dei suoi sogni, di una donna che tenta in ogni modo di gestirsi autonomamente in un mondo spietato. Troppo calligrafismo? Troppo estetismo? Poca capacità di sintesi? Retorica e risaputa contrapposizione tra un’Inghilterra grigia e piovosa e un’India favolisticamente colorata e gioiosa? Eccessivo e palese sforzo di assemblare culture opposte e di conquistare pubblico di ogni latitudine? L’ambientazione raffinata e minuziosa prevale sui sentimenti e sui caratteri dei personaggi?

Non so, probabilmente tutto questo e altro ancora: il risultato è un bellissimo corpo senza anima.

scheda

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agosto 12, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , ,

1 commento »

  1. Il film è stata una piacevole sorpresa, mi è piaciuta soprattutto Reese Witherspoon che ritenevo poco credibile nel ruolo invece…

    Commento di giorgina | gennaio 28, 2010


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