Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

Il cinema italiano, oggi

E’ notizia recente. Il cinema italiano perde due milioni e mezzo di spettatori in un anno. Nel 2008 fra gennaio ed aprile per i nostri film si erano staccati 13,4 milioni di biglietti, quest’ anno solo 10,8, il 20% in meno. La quota di mercato del cinema italiano è scesa dal 34% al 28%.

Scrive Stefano De Luca: «Nel campo cinematografico, dopo la straordinaria stagione del neorealismo, c’è stata quella della commedia all’italiana, filoni che hanno collocato il cinema italiano ai vertici mondiali. Venuti meno i grandi protagonisti dell’immediato dopoguerra, si è andata affermando esclusivamente una produzione di films di cassetta, all’insegna della volgarità e del basso costo, anche perché l’industria cinematografica italiana, priva del successo internazionale, era rimasta senza capitali».
A queste sconfortanti considerazioni sono collegabili l’ormai famoso articolo del New York Times sul malessere degli Italiani («Tutto il mondo ama l’Italia, ma l’Italia non si vuole più bene: c’è un senso di malessere generale nel paese») e la tanto discussa intervista di Quentin Tarantino («Le pellicole italiane che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali… non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni 60 e 70 e alcuni film degli Anni 80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia»).

Dopo gli splendidi (cinematograficamente parlando) anni 50-70 il nostro cinema è entrato in crisi, con poche eccezioni (Il postino Nuovo cinema Paradiso La vita è bella Gomorra Il Divo…). Di fronte a una cultura ufficiale che ha penalizzato l’entertainment, dominano l’improvvisazione e l’inesperienza, molti film paiono la copia dei precedenti, le trame sono spesso scontate, manca una scrittura di qualità, il livello tecnico professionista non sempre brilla, campeggiano i soliti triti riferimenti sessuali e le macchiette dialettali, la fantasia e la creatività latitano («cinema afflitto da una sterilità ottundente», sostiene Igor Principe ) : conseguenza… produciamo pochi film, il pubblico diserta le sale dove si proiettano le opere italiane.
Pino Farinotti scrive: «Mai come in questa epoca il cinema italiano… è stato in crisi, e i dati sono impietosi. Il primo è nell’estetica, il secondo nei contenuti, il terzo negli incassi». In una intervista del Gennaio 2009, alla domanda del perché il cinema di una volta sia ritenuto migliore, Ettore Scola così ha risposto: «Noi avevamo modelli importanti, io ho cominciato facendo il “negro”, scrivevo per altri senza apparire, ma anche scrivendo sketch per Tino Scotti. I miei modelli erano Fellini, Amidei, Zavattini. E avevamo la spinta della politica, ci dava strumenti che non avremmo trovato dentro di noi. Questa spinta è finita, non ho rimpianti per le ideologie, ma non sono stato sostituite da altri valori». Per L’Independent (che ha dedicato recentemente al cinema nostrano un articolo di due pagine) «una nuova ondata di registi sta rifiutando il realismo, tutto grazie al disastroso regno di Berlusconi». Conferma Silvio Soldini: «Il problema con Berlusconi è che con le sue stazioni tv è riuscito a cambiare la gente. Siamo tutti diventati bambini. Non c’ è più rispetto per la cultura in Italia, e non solo per i film».

I nostri addetti ai lavori sono soliti piangere sui mancati sostegni statali , sulle sovvenzioni non accordate. Un governo moderno dovrebbe non “proteggere” o “assistere” ma favorire lo sviluppo culturale come investimento prioritario sul futuro, hanno dichiarato all’unisono i nostri migliori autori. Il decreto anti crisi conferma l’ esclusione dello spettacolo, il mancato reintegro dei tagli al Fondo Unico (nel 2009 oltre cento milioni meno che nel 2008). Il 10 Luglio Paolo Sorrentino ha affermato: «La giusta reazione alla diminuzione dei consumi culturali dovrebbe essere quella di aumentare i fondi alla cultura e non di tagliarli ulteriormente. Il risultato così è di sotterrare definitivamente la cultura italiana in una tomba». E nella conferenza stampa del 15 Luglio Riccardo Scamarcio ha detto: «Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno artisti, meno idee, in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il paese più povero di emozioni, di pensieri, di profondità, di energia creativa, di allegria». Carlo Verdone, in una recente intervista, ha allargato il discorso colpevolizzando la televisione (responsabile sia del degrado culturale che di una eccessiva offerta cinematografica, senza contare che le televisioni hanno cominciato a giocare ruolo di produttori di film e di distributori cinematografici), gli errori commessi nelle strategie di marketing da parte delle produzioni, nonché i tagli ai finanziamenti al cinema e alla cultura.
Tutto vero.

C’è un problema di soldi, ovviamente… ma non solo.

A mio parere se si vuole che lo spettatore ritorni a vedere con regolarità i film italiani necessitano le buone idee che “non hanno bisogno dei timbri di una commissione ministeriale, costano poco e attingono, più che ai fondi generosamente elargiti dallo Stato, alle risorse preziose dell’intelligenza e dell’immaginazione”. Occorrerebbe poi che i Nostri migliori autori ridimensionassero le loro ambizioni (e la smettessero di considerarsi geni “tuttofare” -il regista è sempre anche autore del soggetto e della sceneggiatura- decidendosi a lavorare, come in America, in equipe e la smettessero con il loro individualismo da qualcuno definito giustamente “insano”) e capissero che un messaggio si può dare anche “cinematograficamente”: una bella storia che coinvolga, una solida sceneggiatura, attori qualificati, una messainscena dignitosa (ingredienti sempre più rari e che spesso fanno forte il cinema americano, effetti speciali a parte). E naturalmente liberarsi dalla “sindrome delle due camere e cucina” (l’incapacità del nostro cinema ad andare oltre la piccola e ripetitiva storiella, che è possibile raccontare senza scomodare tematiche di grande rilevanza e soprattutto esosi mezzi produttivi)

Il discorso sembra invalidato dal sorprendente (?) trionfo tempo fa di film come Notte prima degli esami (e dei suoi vari rifacimenti).
Il successo è dovuto probabilmente a una furba operazione di marketing, a un accorto studio del pubblico che intende raggiungere. Si è mescolato American Pie con Sapore di sale, American Graffiti con Il tempo delle mele (e un tocco di L’attimo fuggente ), si sono dosati equamente risate malinconia romanticismo, si è esaltata l’amicizia (valore universale per tutti i giovani), si è parlato male degli adulti e della scuola (quale ragazzo non applaude?), si è imbastita una storiellina con situazioni che la televisione ci ha fatto imparare a memoria (e quindi chi non ci si ritrova?)… e il gioco è fatto.
Operazione positiva perché porta un po’ di soldi alla nostra cinematografia (ma, noi puri e intellettualmente superiori, non abbiamo sempre rimproverato Hollywood perché pensa esclusivamente al mercato?).

agosto 8, 2009 - Posted by | varia | , , , , ,

4 commenti »

  1. Approvo. Non mi sembra che De Sica, Visconti, Rossellini… facessero esclusivamente la regia di soggetti e sceneggiature proprie, cosa che tanti troppi odierni registi italiani fanno (se la cantano e se la suonano…).

    Commento di alessandro80 | agosto 9, 2009

  2. Bravo… Il tuo video sarebbe una gioia per Quentin Tarantino…

    Commento di livani | agosto 9, 2009

  3. Certo l’abbiamo fatto ed è per questo che il nostro Cinema oggi non è altro che una mera riproduzione del Cinema Statunitense, pur raggiungendo livelli molto più bassi, per la maggior parte dei casi. Tutto si sottomette ale logiche di mercato e più semplicemente al denaro. Non è tanto la qualità ma quante persone un regista o un produttore piuttosto che uno sceneggiatore riescono a portare nelle sale. E’ una logica malata che fonda le sue radici nei mutamenti storico sociali degli ultimi trent’anni e che ha colpito tutto l’occidente con rarissime eccezioni negli USA e nell’Europa centro settentrionale. Ed è per questo che il Cinema Occidentale è destinato a decadere in favoro di una galoppante e fervida crescita di quello Orientale: koreano, piuttosto che iraniano. E’ un lento passaggio di consegna e tra due lustri sarà compiuto…
    Sono cicli storico-artistici che inevitabilmete cambiano e mutano e che ormai vanno di pari passo con la crescita economica.

    Commento di esulecinefilo | agosto 9, 2009

  4. esulecinefilo: concordo sulla vitalità del cinema coreano…

    Commento di cinemaleo | agosto 9, 2009


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