Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Il tè nel deserto”

1990: Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci

Critica quanto mai controversa: “Reduce dallo straordinario successo internazionale di L’ultimo imperatore, Bernardo Bertolucci sembra aver smarrito per strada parte della felicità narrativa mostrata in quel film” (Il Sole 24 Ore), “Tutto è meraviglioso salvo che il film” (La Stampa),  “Il film potrà anche lasciare freddi ma l’intensità di quelle facce qualcosa trasmette; e fa vibrare” (Il Tempo),  “Un grandissimo e tristissimo film che ti entra dentro come una malattia” (Il Mattino), “…il più bel film di Bertolucci, ma anche uno dei più commossi e struggenti di tutta la storia del cinema” (Enzo Siciliano).

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Accreditato come una produzione italo-inglese ma in realtà  realizzato con capitali americani piovuti in massa dopo la valanga di Oscar a L’ultimo imperatore, tratto da The Sheltering Sky (Il cielo protettivo), romanzo del 1949 dell’americano Paul Bowles da tempo trapiantato in Marocco (e che compare, ottantenne, all’inizio e alla fine del film nell’atto di contemplare, silenzioso, i suoi personaggi), Il tè nel deserto sicuramente risulta affascinante per le immagini seducenti e i panorami mozzafiato che evidenziano le qualità registiche del nostro autore oggi più famoso internazionalmente (e più premiato).

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Da rimproverare al regista uno stile a volte ridondante, una certa lentezza e, soprattutto, la mancanza di una lettura critica della visione tardo-coloniale di Bowles. Ma è un lavoro che merita di essere visto. Anche quando sbaglia Bertolucci è sempre un grande autore. Non solo splendida forma, ma anche molta sostanza. Il viaggio che non offre soluzioni, il mistero di una cultura diversa e indecifrabile, la storia d’amore e di sesso ammantata di delusione, il deserto come simbolo di lontananza, il rapporto ambiguo tra persone terrorizzate dalla solitudine, il frustrante interrogarsi sul senso da dare alla propria esistenza … sono i temi portanti del film. Ma anche la cattiva coscienza dei bianchi nei confronti dell’Africa e la decadenza della civiltà occidentale, per non parlare poi della difficoltà di capirsi e di comunicare, della latente mancanza di voglia di vivere, della crisi dell’io con la relativa affannosa ricerca di se stessi… Troppa carne al fuoco? Può darsi, ma le tematiche affrontate sono senz’altro interessanti e coinvolgenti.

iltèneldeserto-img2Attualissimo questo incontro tra una civiltà occidentale in crisi e un mondo emergente, forte e vitale, incontro reso con sequenze di rara bellezza (la splendida fotografia di Vittorio Storaro è stata premiata al BAFTA e ai Nastri d’Argento), interpreti eccezionali (perfetta la prestazione dei bravissimi Debra Winger e  John Malkovich), colonna sonora struggente ed efficacissima (l’arabeggiante musica di Ryuichi Sakamoto e di Richard Horowitz ha vinto ai Golden Globe).

p.s. La storia si svolge nel 1947 ma Bertolucci mescola ambiguamente le carte: vi è sì un riferimento al voto concesso alle donne in Italia che ci fa capire in che periodo siamo, ma il film è pieno di riferimenti agli anni 30 (la sequenza dei titoli di testa, i vestiti, le canzoni che sentiamo, le locandine che si vedono…).

scheda

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agosto 2, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Un film che ti lascia, insieme, malinconico e inquieto. Un ritratto del “mal di vivere” di un Occidente che appare sempre più stanco, privo ormai di speranze e illusioni.

    Commento di laura | agosto 2, 2009

  2. Un film sicuramente interessante e che vale la pena di vedere, ma secondo me non uno dei migliori di Bertolucci. Troppa separazione tra la prima e la seconda parte, sembrano quasi due lavori diversi.

    Commento di gianni87 | agosto 2, 2009

  3. Non riesco mai a registrarlo dalla tv, per vari motivi. Altra lacuna da colmare…

    Commento di agegiofilm | agosto 3, 2009


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