Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Il Gattopardo”

1962: Il Gattopardo di Luchino Visconti

“Solo Visconti, comunista e aristocratico, poteva con tanta sottigliezza dosare il grado di scetticismo e di poetica nostalgia del principe di fronte alle questioni sociali e politiche dell’epoca… E’ il film di Visconti più equilibrato, più misurato, più puro e più accurato” (Alberto Moravia, L’Espresso), “Frutto di uno sforzo produttivo eccezionale, Il Gattopardo… è di una assoluta qualità” (Filippo Sacchi, Il Corriere della Sera): così la critica si espresse all’uscita del film quasi cinquant’anni fa.

il gattopardo-locandina     il gattopardo-poster-usa

Definito da Lino Micciché  “un’opera di transizione: dal primo Visconti (quello dei film neorealistici) in cui il mondo oggettivo riesce a prevalere, al secondo Visconti, in cui le tematiche del decadentismo e del crepuscolo hanno il sopravvento sulle urgenze della Storia, dell’Ideologia e della Politica”, Il Gattopardo è un sontuoso e affascinante affresco a cui non mancano poesia e intimismo (più volte il regista affermò che questo suo lavoro aveva l’ambizione di unificare Verga e Proust). Pur mancando gli ultimi capitoli dell’omonimo romanzo (pubblicato nel 1958), è forse la più fedele trascrizione in immagini di un’opera letteraria: un’eccezione rara alla regola che vuole che chi ha amato un testo non ne ami altrettanto la riduzione filmica. Nessun rimpianto per un’epoca ormai al tramonto, nessuna illusione su un’epoca che sta nascendo: crisi personale e crisi del tempo mirabilmente fusi in un unicum che è ironia malinconia amarezza dolore cinismo pietà… Il grande regista rispetta così l’assunto di Tomasi di Lampedusa (da sottolineare però che Visconti accentua la visione soggettiva del protagonista: qui tutto “è dominato dallo sguardo con cui il principe Don Fabrizo vede e valuta tutto, più di quanto non accada nel romanzo” -irreer.it-).

Sorprendente l’attualità del ritratto del mondo siciliano e della politica italiana: vedere il film oggi evidenzia “un fardello” che ci portiamo dietro da tempo e che sembra sempre più ineliminabile. Luchino Visconti rivisita la storia nazionale cogliendo “tratti genetici forti e significativi del ritratto e del carattere degli italiani” (Brunetta ‘Cent’anni di cinema italiano’). Riscatto e speranze in un futuro migliore appaiono utopie più che mai illusorie e stupisce che il regista lanci questo messaggio proprio negli anni Sessanta, gli anni del boom e dell’improvvisa ricchezza (nonché gli anni che vedono nella nostra cinematografia il nascente trionfo dell’erotismo e della violenza). Del resto già Senso del 1954 aveva mostrato il declino morale, le contraddizioni e le pecche del nostro passato, condizionanti fortemente e decisamente il nostro presente.

Figurativamente bellissimo, con scene che fanno ormai parte della storia del cinema (il viaggio della famiglia principesca attraverso le campagne aride, gli andirivieni di Tancredi e Angelica nella parte abbandonata e sconosciuta dell’immensa villa, il celeberrimo ballo finale…) il film ha fatto incetta di premi (Palma d’oro a Cannes, nomination agli Oscar, 3 Nastri d’Argento, 1 David di Donatello…) e risulta ancora oggi uno dei più grandi sforzi produttivi della cinematografia italiana (15 mesi di riprese, costo finale ben superiore al già notevole investimento previsto).

Mirabile il cast (attori stranieri e italiani mirabilmente fusi): campeggia un indimenticabile e sorprendente Burt Lancaster in una performance che dire straordinaria è poco.

p.s.

1) Dal sito Italica-Rai leggiamo: “Con la mostra “La scena del Principe: Visconti e il Gattopardo”, a 25 anni dalla scomparsa di Luchino Visconti il Palazzo Chigi di Ariccia svela un segreto tenuto offuscato dalla riservatezza dell’aristocratica famiglia Chigi: tra queste pareti, il maestro avrebbe girato buona parte degli interni per il suo capolavoro. La Campagna Romana, quindi, e non il siciliano Palazzo di Donnafugata come si era a lungo creduto”

2) Nel doppio DVD, Goffredo Lombardo della Titanus parla dell’idea di realizzare un seguito del film basandosi su tutta la parte del racconto trascurata da Visconti: sembra che il malaugurato progetto sia svanito.

il gattopardo - il ballo

scheda

Note: Il Gattopardo fu realizzato nel 1962 con un sistema di ripresa chiamato Technirama, messo a punto dalla Tecnicolor negli anni ‘50. Tale sistema, che si avvaleva di ottiche anamorfiche, consentiva, grazie ad un’apposita cinepresa a trazione orizzontale, di raddoppiare l’area utilizzabile del fotogramma standard di 35mm. L’ immagine, sviluppata orizzontalmente, veniva poi trasferita con movimento coordinato e simultaneo, su un interpositivo trascinato da un apparato a trazione verticale, dal quale si ricavava un internegativo e da questo le copie positive.
La pellicola è stata restaurata nel 1991, a cura della Cineteca Nazionale, con la supervisione del maestro Giuseppe Rotunno.

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agosto 1, 2009 - Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Nonostante la fastosità del tutto un film che non tradisce lo scetticismo e l’amarezza del romanzo. Cast da applauso.

    Commento di dubius | agosto 1, 2009

  2. Ottima la critica all’immobilismo e al trasformismo politico, di strettissima attualità. Sicuramente un film che continua a fare storia.

    Commento di plus | agosto 1, 2009

  3. Uno splendido spettacolo, una gioia per occhi e orecchi (fotografia costumi scenografia musica… al top), ma non solo. Il grande merito è di far riflettere su passato e presente italiano: c’è poco da stare allegri…

    Commento di gardenia | agosto 1, 2009

  4. Bellissimo libro, bellissimo film. Burt Lancaster è veramente grande… e dire che Visconti non lo voleva!

    Commento di livani | agosto 2, 2009


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