Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Vincere”

2008: Vincere di Marco Bellocchio

A Cannes la visione riservata alla stampa è stata accolta da tiepidi applausi di cortesia, ma alla presentazione ufficiale standing ovation e lunghissimi applausi da parte del pubblico.

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Contrasti della critica straniera, perplessità in quella italiana per l’unico film italiano presente a Cannes 2009, film dalle grandi aspettative (sia per la storia raccontata sia per il nome del regista).
“Un’opera entusiasmante” per Variety ma per El Pais “…tutto risulta stonato, grottesco, forzato”.
Per Repubblica il film “…soprattutto nella prima metà non convince”. Il Foglio ironizza: “Il regista si è innamorato della vicenda e del personaggio, senza darsi la pena di spiegare allo spettatore il perché”. Il Corriere della Sera scrive “I grandi temi della carriera di Bellocchio si possono ritrovare in larga parte dentro Vincere… Ma tutti questi elementi faticano a trovare una sintesi che arrivi immediatamente al cuore dello spettatore”.

Particolarmente giusto trovo il giudizio del critico di Comingsoon che mi sembra abbia colto la caratteristica essenziale dell‘opera: “…un film dalle profonde ambivalenze, tanto incisivo ed efficace nella sua forma, quanto… opinabile per quanto riguarda il contenuto e le sue più dirette modalità di rappresentazione”.

Tecnicamente e stilisticamente Vincere risulta perfetto: ottimi la fotografia chiaroscurata e il montaggio rapido, impeccabile la fusione tra immagini di repertorio e il racconto vero e proprio, riuscita l’idea di inserire elementi grafici tipici degli anni 20/30, messa in scena ricca ed elegante ed encomiabile come ricostruzione storica (unico appunto, la colonna sonora: bella -richiama Wagner e il Philip Glass di The Hours– ma eccessivamente ridondante e onnipresente). Il problema è che sceneggiatura e regia non riescono a comunicare alcuna emozione, non suscitano alcun coinvolgimento. Si assiste impassibili al lunghissimo e interminabile dramma di una donna (per la quale si stenta a provare simpatia e pietà) la cui vicenda non appare del tutto chiara e che suscita interesse solo perché coinvolto un uomo che, nel bene e nel male, da sempre calamita la nostra attenzione. Questo è il principale difetto del film: se il “lui” non fosse Mussolini ma una qualsiasi Giovanni Brambilla, lo spettacolo a cui assistiamo sarebbe di una noia mortale, senza mordente e senza pathos.
Si aggiunga che la sezione che ci illustra il socialista Mussolini antimonarchico e anticlericale è troppo lunga e insistita (per un’ora sembra la cosa più importante del film) e che le ripetute iniziali scene di sesso risultano (appunto perché ripetitive) fastidiose.

I protagonisti, in genere, sono stati molto elogiati. A mio parere Giovanna Mezzogiorno (colpa sua o del regista) non è all’altezza del ruolo e non trasmette molto allo spettatore. Nella prima parte le sue espressioni richiamano tanto un’“Alice nel paese delle meraviglie”, nella seconda un surrogato di Francesca Bertini. Filippo Timi è perfetto nel fare la solita macchietta del Duce, ma è la “solita macchietta”… (quando smetterà il cinema italiano di presentare un uomo in cui milioni di persone hanno creduto per quasi due decenni come un pagliaccio ridicolo? Non si fa seria analisi storica in questo modo, non si cercano le motivazioni di tanto fascino e di tanta presa su un’intera popolazione: se si vuole veramente che il Fascismo non ritorni, bisogna smetterla di ridicolizzarlo semplicemente… Ciò che mi fa ridere come posso ritenerlo pericoloso?).

p.s.
Assurdo lo sfogo dell’amministratore delegato di Cinecittà Luce, Luciano Sovena che, dalle colonne di Cinecittà News, ha dichiarato “Qui a Cannes tutta la stampa francese sostiene a spada tratta Il profeta nonostante si dica che è troppo lungo, la stampa italiana invece fa il contrario nei confronti di Vincere impegnata a trovare che cosa ci sia di negativo nel film che ci rappresenta in Concorso al Festival…”. Cosa si pretende, la difesa ad oltranza per amor di patria?

Pubblicato su Cineocchio
tuttelerecensioni

Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Daniela Ceselli, Marco Bellocchio
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Michela Cescon, Corrado Invernizzi, Paolo Pierobon, Bruno Cariello, Francesca Picozza, Simona Nobili, Vanessa Scalera, Giovanna Mori, Patrizia Bettini, Silvia Ferretti, Corinne Castelli, Fabrizio Costella
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Francesca Calvelli
Scenografia: Marco Dentici
Costumi: Sergio Ballo
Musica: Carlo Crivelli
Paese: Francia, Italia (2008)
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 128’ circa
Uscita Italia: 20 Maggio 2009
Trama:
Nella vita di Mussolini c’è uno scandalo segreto: una moglie e un figlio – concepito, riconosciuto e poi negato…
Note:
Leggiamo su Filmout.it: “Benito Mussolini fu davvero bigamo? Il Times di Londra l’ha scritto; l’accreditato storico biografo del duce, Denis Mack Smith, lo ha ritenuto «altamente probabile».
Ma al di là della bigamia o meno, sulla vicenda di Ida Dalser e di suo figlio, si è scritto e detto molto poco, sia dagli storici, nazionali e non, sia dalla stampa. Il merito di aver riportato alle cronache la sua vicenda è di due autori Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli che hanno realizzato il documentario Il Segreto di Mussolini… trasmesso su Rai Tre il 14 gennaio 2005. Marco Bellocchio ha conosciuto la Dalser proprio grazie a questo documentario”.

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maggio 23, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

10 commenti »

  1. Sono lontane le sperimentazioni de “I pugni in tasca”. Certo sono passati 35 anni e Bellocchio è sempre un grande regista ma… Anche a me questo film non convinto del tutto. Bello visivamente ma il contenuto mi ha lasciato piuttosto freddo.

    Commento di livani | maggio 23, 2009

  2. Sulla “macchietta” e sul “ridicolo” concordo con te. Ho visto il film ieri, il pubblico in sala non faveva altro che ridere. Ma non doveva essere un film drammatico?

    Commento di plus | maggio 23, 2009

  3. A me non è dispiaciuto del tutto. Un bel drammone, quasi un’opera lirica (anche per la tanta musica) molto tradizionale e urlata e tipicamente italiana (sarà per questo che dagli stranieri il film è stato molto apprezzato?).

    Commento di streep | maggio 23, 2009

  4. Un figura che ricorda molto la mitica Medea. Una donna che, in mome di un amore folle, ha rovinato se stessa e suo figlio: come dici tu dovrebbe emozionare e suscitare pietà e compartecipazione… il che non avviene (quanti di noi farebbero di tutto per evitare una donna così?). El Pais parla di “grottesco e di falso”, penso che abbia ragione. Non capisco l’invito a Cannes (forse perché è una produzione italofrancese?). Non c’era niente di meglio nel nostro cinema?
    In una recente dichiarazione Bellocchio si è lamentato che la stampa italiana lo ha “pugnalato alle spalle”: a mio modesto parere è stata fin troppo generosa!

    Commento di dubius | maggio 23, 2009

  5. Vincere, unica chance dell’Italia a Cannes

    Accolto tiepidamente dalla critica italiana, Vincere, di Marco Bellocchio sulla stampa specializzata straniera è stato viceversa salutato come uno ottimo film in grado di gareggiare alla pari con i favoriti per la conquista del palmares.
    La trama rende conto di un aspetto poco noto della nostra storia, un amore giovanile di Benito Mussolini con Ida Dalser, sancito da un matrimonio civile e dalla nascita di un figlio riconosciuto dal duce. Un episodio sul quale dubito che gli storici abbiano posto il loro imprimatur definitivo e che fu trattato alcuni fa in un servizio televisivo che fece grande scalpore.
    La narrazione scorre come un gigantesco affresco con i toni di uno struggente melodramma, intercalato da immagini di repertorio celebri, dalle cruente battaglie della prima guerra mondiale alle inqualificabili scorrerie delle squadracce in camicia nera, dai discorsi del duce dal balcone di Palazzo Venezia alla firma del Concordato.
    L’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno è semplicemente superba, sia quando ci mostra ripetutamente, completamente nudo, il suo esile corpo, sia quando lavora magistralmente con un volto espressivo ed un uso degli occhi da cinema muto.
    All’inizio vi sono numerosi, quanto gratuiti, amplessi tra un giovane ed aitante Benito e la Dalser, conditi da sonori ed imbarazzanti mugolii di orgasmi, a rafforzare la fama iperviriloide del futuro dittatore. Poi la inaspettata gravidanza, il matrimonio, la nascita del bastardello dal nome altisonante, riconosciuto, ma non gradito.
    La donna non rinuncerà al suo amore ed ai suoi diritti con una tenacia ed una perseveranza che la condurranno al manicomio, sana di mente, pazza solo della sua passione sviscerata per un uomo che non la desiderava più e divenuto potente decise di annientarla.
    I fotogrammi scorrono solenni come in una funesta odissea nella quale ambizione e solitudine ci riportano ad un’Italia che pochi oramai possono dire di aver conosciuto di persona. Ci mostrano la dolorosa parabola di una donna che, nell’illusione di un amore finito, ebbe il coraggio di combattere da sola contro il potere, trascinando anche il figlio nello stesso triste destino. Moriranno infatti entrambi tra le mura di un manicomio, Ida nel 1937, Benito nel 1942.
    Impagabili sono le scimmiottature che il figlio fa del celebre genitore, mimando la sua grottesca retorica, fatta di gesti ridicoli e di una mimica folle e disarticolata; sembra quasi di rivedere il divino Totò in una delle sue inimitabili imitazioni. Penose sono invece le scene di vita manicomiale dove le sventurate recluse, nude e legate ai loro lettini, sono costrette ad un’esistenza misera e senza speranza di redenzione.
    Un film che ci restituisce un Mussolini inedito, spietato e crudele, mentre la sua fama di maschio superdotato ne esce visibilmente rafforzata, anche se non ha mai subito incrinature, al punto che le compagne della infelice Ida le chiedevano curiose quanto fosse grosso l’uccello dell’infaticabile condottiero.
    Achille della Ragione

    Commento di achille della ragione | maggio 25, 2009

  6. Achille, grazie per il tuo puntuale commento. Non concordo sull’interpretazione della Mezzogiorno (a mio parere non convincente) e sul Mussolini che tu dici “inedito” (mi sembra che il nostro cinema tenda sempre a rappresentarlo così).
    Dal tuo riassunto viene fuori una trama avvincente… peccato che il film, secondo me, non lo sia.
    Ciao e a presto.

    Livani, anch’io rimpiango i tempi de “I pugni in tasca”.

    Plus, risate in sala anche quando l’ho visto io.

    Streep, hai ragione… poteva essere una bella opera lirica.

    Dubius, anche a me è venuta in mente la figura di Medea. Per quanto riguarda i commenti di Bellocchio, avrebbe fatto miglior figura ad evitarli.

    Commento di cinemaleo | maggio 26, 2009

  7. Tutti i giornali lamentano lo scarso successo al botteghino di “Vincere” e si chiedono perché: il pubblico preferisce il disimpegno, l’acculturato diserta il cinema, il giovane vede in lavori simili una noiosa lezione, la nostra storia è vista col sospetto di retorica… Probabilmente è tutto vero. Ma non sarà anche perché “Vincere” è semplicemente un brutto film?

    Commento di carlo | giugno 3, 2009

  8. io sono di parte perché amo bellocchio alla follia… siano i film irriverenti degli anni 60-70 o quelli più poetici ma non meno provocatori degli ultimi tempi… si tratta sempre di un regista che arriva dritto all’anima e all’intelligenza del suo pubblico… ditemi un regista italiano di oggi che possa stargli accanto!!! (p.s. escluso bertolucci)

    Commento di permea | giugno 6, 2009

  9. @ permea: Paolo Sorrentino…regista de “Il Divo”, film sulla vita di Giulio Andreotti

    Commento di marcuskrank | settembre 27, 2009

  10. fantastico film emozioni molto significanti

    Commento di svevaforever | gennaio 27, 2010


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