Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“La lingua del Santo”

1999: La lingua del Santo di Carlo Mazzacurati

Un film che purtroppo non ha messo d’accordo pubblico (che non ha premiato il lavoro al botteghino) e critici (molti non hanno lesinato lodi: “delicato e vero” per Il Messaggero, “autentico e commovente” per MyMovies”, “colto e anomalo” per il Morandini, “mix d’incanto e di surreale divertimento” per Repubblica).

lalinguadelsanto


Divertente e al contempo amaro, buffo ma anche poetico La lingua del Santo (presentato a suo tempo al 57° Festival di Venezia) è un ritratto quanto mai sincero di un’umanità vinta e umiliata che sembra ormai non aver più nulla da perdere e di una provincia opulenta ma spietata (di Padova uno dei personaggi dice: “fa da sola il reddito dell’intero Portogallo, ma se non hai i soldi non sei niente… tutti sono ricchi eppure tutti sono tristi”).

Senza retorica né facili pietismi, senza cliché o abituali stereotipi, Carlo Mazzacurati ci racconta con maestria e sensibilità le avventure-disavventure di due disperati alla ricerca dell’occasione d’oro che cambierà la loro vita: non accade spesso che un regista sappia equilibrare così bene ironia e denuncia, leggerezza e serietà.

Un’opera agrodolce che sprizza verità e intelligenza da tutti i pori, surreale e grottesca al punto giusto, finemente umoristica ma profonda e ricca di significati.
Toccante ed emozionante, solo apparentemente semplice, una storia che parla di uomini di oggi, dei loro problemi, delle loro speranze.

Quanto dichiarato, a Venezia, da uno dei protagonisti del film, mi sembra sintetizzare bene l’assunto de La lingua del Santo: «Il nostro è un film che porta la gente dell’Italia precaria sullo schermo, anche se sembra a volte una favola intinta in un realismo picaresco. Basta togliere lo smalto dei colori, delle battute e situazioni comiche: ritrovi la vita delle persone nei bar, i problemi della solitudine, degli amori che si consumano, della pagnotta. È la commedia della vita italiana, non quella del cinema e tantomeno della tv» (Fabrizio Bentivoglio).

Un film nettamente superiore alla media anche per le notevoli qualità tecniche (da applauso in particolare la splendida fotografia e l’efficacissima colonna sonora).
Superlativi tutti gli interpreti, nessuno escluso. Primeggiano naturalmente Fabrizio Bentivoglio e Antonio Albanese che in più di un’occasione hanno dato prova di grande bravura: qui superano se stessi con una delle migliori performance che il grande schermo ci abbia regalato nelle ultime stagioni. Intensa, com’è sua abitudine, Isabella Ferrari (presenza discreta ma non superflua).

L’originalità del finale contribuisce a fare di questo lavoro un’opera particolare che merita di non essere dimenticata.

Pubblicato su Cineocchio
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Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Marco Pettenello, Franco Bernini, Umberto Contarello
Cast: Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ferrari, Toni Bertorelli, Giulio Base, Ivano Marescotti, Marco Paolini
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Paolo Cottignola
Musiche: Ivano Fossati
Paese: Italia (1999)
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 110’ circa
Uscita Italia: 15 Settembre 2000
Trama:
Antonio e Willy frequentano il bar Antille di Padova, uno dei luoghi più economici e disgraziati della città. Un giorno però, ai due sfortunati capita l’occasione della vita…
Note:
Carlo Mazzacurati confermerà il suo notevole talento sette anni dopo con La giusta distanza (un film secco e asciutto, semplice e complesso al contempo, che richiama più il cinema francese che il nostro).
La lingua del Santo è stato presentato con notevole successo anche al Vancouver International Film Festival.

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maggio 21, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. A Venezia fu molto apprezzato ma, ingiustamente a mio parere, non ebbe alcun riconoscimento. Peccato!
    Un ottimo film, c’è molta poesia e malinconia (e anche una buona dose di suspense…). Mazzacurati non mi ha mai deluso.

    Commento di Carlo | maggio 22, 2009

  2. E’ il settimo film di Carlo Mazzacurati e senza dubbio uno dei migliori. Un film lieve ma impietoso sulla società di oggi. Ci diverte, ci commuove e soprattutto ci fa riflettere. Lodevolmente non è un film pessimista: protagonista è infatti la speranza. Bravi, bravissimi i due protagonisti

    Commento di livani | maggio 22, 2009


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