Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Il Canto di Paloma”

2008: La teta asustada di Claudia Llosa

Il Giornale: “Dotato di una rara armonia, il film è da non perdere”. L‘Unità: “…un tema giusto non impedisce a un film di essere brutto, e Il Canto di Paloma è brutto”.
Il film  ha entusiasmato il Festival di Berlino, ma ha diviso i critici.

1sufficiente

berlinale-2009-claudia-llosa-vince-l-orso-d-oro-per-the-milk-of-sorrow-da-lei-diretto-105265Tratto dal libro “El Mito del jani o el susto de la medicina andina” di Federico Sal y Rosas, Il Canto di Paloma è stato il primo film spagnolo a vincere l’Orso d’oro in 26 anni e molti si chiedono il perché la Giuria (guidata da Tilda Swinton) gli abbia dato il massimo premio. E’ senz’altro un lavoro interessante e degno di attenzione, e per più di un motivo: affresco di una cultura mitologica che sembra appartenere a un altro tempo e a un’altra realtà, ritratto di un mondo magico e onirico per molti aspetti a noi estraneo, storia anomala bizzarra e disturbante, fotografia suggestiva, colonna sonora preziosa, presenza di un’attrice dal volto difficilmente dimenticabile…

Ma Il Canto di Paloma mette a dura prova la pazienza dello spettatore, con la sua lentezza e ripetitività. Claudia Llosa (trentaduenne italo-peruviana residente a Barcellona) ha privilegiato uno stile rarefatto, alieno da ogni movimento e da ogni ritmo in cui il canto e gli sguardi hanno la meglio sui dialoghi e gli avvenimenti (“invece di scegliere un racconto tradizionale, dove i piccoli e grandi fatti quotidiani aiutano lo spettatore a capire la psicologia e le paure della protagonista, la regista sceglie un’altra strada, meno esplicita, fatta solo di allusioni, di particolari significativi”, Corriere della Sera). Un film molto diverso da quelli a cui lo schermo ci ha abituato: molti apprezzeranno, molti si pentiranno di aver scelto di vederlo.

L’opera intende presentarsi come una denuncia intensa e dolente della violazione dei diritti delle donne. La protagonista, simbolo delle ferite subite da un intero popolo, rappresenta tutte le donne che temono di essere violentate nel corpo e nello spirito: una vita, la sua, avvolta da una deprimente atarassia che è una vera e propria chiusura al mondo.  Le intenzioni del film sono pertanto alte e nobili ma stentano ad arrivare allo spettatore che si sente poco coinvolto: serpeggia, a tratti, un vago alone di noia.

Da lodare il pudore e la delicatezza con cui il tema del film viene affrontato (…si poteva facilmente sconfinare nel grottesco o nell’erotico) ma la dilatazione dei tempi e delle inquadrature rendono difficili emozioni e partecipazione.

Di fronte a un‘opera di tal fatta, allo spettatore forse non resta che porsi la seguente domanda: “Capolavoro da apprezzare e rivalutare tra anni o opera ormai passata ed espressione di un cinema elitario incapace di trovare un contatto con il pubblico?” (ScreenWeek).

p.s.
Brava Magaly Solier (in Perù nota più come cantante che come attrice), già protagonista di Madeinusa, film d’esordio di Claudia Llosa.

Pubblicato su Cineocchio
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il-canto-di-paloma-locandinaRegia: Claudia Llosa
Sceneggiatura: Claudia Llosa
Cast: Magaly Solier, Marino Ballón, Susi Sánchez, Efraín Solís, Bárbara Lazón, Karla Heredia, Delci Heredia, Anita Chaquiri
Fotografia: Natasha Braier
Montaggio: Frank Gutierrez
Musiche: Selma Mutal
Genere: Drammatico
Paese: Spagna, Perù (2008)
Durata: 103’
Uscita Italia: 8 Maggio 2009
Uscita Spagna: 13 Febbraio 2009
Uscita Perù: 12 Marzo 2009
Trama:
La madre di Fausta, una ventenne peruviana, sta morendo e le ricorda cantando che lei è stata allattata con “il latte del dolore” perché nata negli anni Ottanta, anni in cui violenza e stupri erano all’ordine del giorno…
Note:
Il film, che esce nelle nostre sale con il patrocinio di Amnesty International, fa riferimento al conflitto armato interno che vide contrapposti, in Perù, i gruppi di Sendero Luminoso e Tupac Amaru alle forze governative. Questa la motivazione del patrocinio: La storia di Fausta accomuna moltissime donne in un paese nel quale nonostante i miglioramenti…  c’è ancora violenza, c’è discriminazione nei confronti delle donne, c’è un tasso molto elevato di mortalità materna, quindi c’è una situazione di diritti umani che continua a preoccupare.

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maggio 13, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. Inspiegabilmente il film, riferendosi al ventennio 1980-2000, parla di “terrorismo” e non di “lotta armata” contro una dittatura di tipo fascista (naturalmente sostenuta dagli USA). Mi sembra imperdonabile!

    Commento di dubius | maggio 14, 2009

  2. Come ha fatto un film, caratterizzato da troppi tempi morti, a vincere un festival importante come quello di Berlino? Amo i film d’autore, impegnati, che vogliono far riflettere… Ma qualcosa al pubblico va concesso (il film è sempre uno spettacolo, non una lezione accademica!) e non bastano poche scene folkloristiche (di cui non si capisce bene il significato…).
    Anch’io, vedendo il film, mi sono posto lo stesso interrogativo di Dubius.

    Commento di cine | maggio 14, 2009

  3. A proposito di Sendero Luminoso,leggo su Sapere.it (De Agostini): “Omicidi efferati e stragi insensate hanno costellato la storia di Sendero Luminoso, che riuscì però al contempo a fornire servizi educativi e sanitari agli strati più bassi e poveri della popolazione, troppo spesso “dimenticati” dalla politica governativa”. Sul movimento si continua ancor oggi a discutere: in effetti il film della Llosa è un po’ troppo sbrigativo (ad essere buoni).

    Commento di cinemaleo | maggio 14, 2009

  4. Beh, che dire…evidentemente sfugge che il soggetto è la violenza…
    Anche Mussolini fece una politica assistenziale che ancora oggi viene rinfacciata come giustificazione di un regime totalitario. E allora? La violenza è violenza, da qualunque parte provenga. E provoca ricadute come quelle descritte nel film.
    Per la definizione di terrorismo rimando alla letteratura strabordante sul tema.
    Riguardo ai tempi morti del film…avete mai visto “Alexandra” di Aleksandr Sokurov? Ci sono tempi più morti nel “cinema impegnato”! A me è sembrata una bella poesia.

    Commento di sonia | dicembre 11, 2009

  5. Il film a mio parere é bellissimo

    Commento di lifesize33 | settembre 28, 2010


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