Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“La stella che non c‘è”

2006: La stella che non c’è di Gianni Amelio

Il Giornale: “La stella che non c’è di Gianni Amelio è un film realizzato seriamente, con ampi mezzi e vaste ambizioni, ma col difetto d’esser superfluo fin dalla radice, cioè dal soggetto del film”, Il Riformista: “Alla fine… ne risulta un film confuso, a tratti noioso, e decisamente pretestuoso in almeno un paio di punti…”. Giudizi con cui concordo pienamente.

1sufficiente

Presentato alla 63a Mostra Veneziana, La stella che non c’è formalmente è un film bellissimo: montaggio, colonna sonora, fotografia, inquadrature, panoramiche… non si potrebbe chiedere di meglio. Ciò che difetta è il contenuto e quello che vuole esprimere (Il Mattino scrive: “Quello che manca e gli impedisce di volare molto in alto è un contrappunto psicologico forte, una corposa traiettoria drammaturgica, un «riscatto» meno telecomandato dell’italiano-brava-gente che nel finale s’abbandona a un pianto irrefrenabile”).
Lo svolgersi dei fatti narrati è talmente assurdo e pieno di incongruenze (basterebbe una telefonata nei primi cinque minuti del film per risolvere il problema del protagonista…) che chiaramente costituisce una metafora del pensiero di Amelio, pensiero che tocca al pubblico decifrare:
Riscoperta dei valori umani? Concezione desolante e pessimistica dell’odierna società? Convinzione che avere degli ideali equivale a combattere contro i mulini a vento? Fiducia nell’uomo, nonostante tutto? I quattro valori (onestà, pazienza, giustizia e solidarietà) rappresentati dalle quattro stelle della bandiera cinese sono insufficienti? Esaltazione dello spirito d’avventura? Ritratto di un uomo che ormai non ha nulla da perdere? Affresco di una civiltà al di là della superficie? Affermazione della necessità di confrontarsi con gli altri?

Probabilmente c’è tutto questo, e altro ancora, nel film (di cui va certamente lodata l’asciuttezza e l’assenza di retorica). Un film che invita alla riflessione ma che non emoziona, non coinvolge, e gran parte della colpa va attribuita al tanto lodato Sergio Castellitto. Una bella maschera la sua, ma monocorde al massimo. A parte un paio di sorrisi e un pianto finale, per due ore ha sempre la stessa espressione, dovunque si trovi e qualunque cosa accada: e poiché del personaggio non ci viene detto nulla, noi poveri spettatori non riusciamo proprio a capire il perché di quel suo volto sempre uguale dall’inizio alla fine.
Promettente l’esordio di Tai Ling.

Pubblicato su Cineocchio
la-stella-che-non-ce-locandina-italiaRegia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Umberto Contarello
Cast: Sergio Castellitto, Tai Ling
Paese: Italia (2006)
Genere: Drammatico
Durata: 104’
Uscita Italia: 8 Ottobre 2006
Trama:
Una delegazione cinese arriva in Italia per rilevare un grande impianto da un’acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà, manutentore specializzato nei controlli delle macchine, è convinto che l’altoforno in vendita non sia in buone condizioni e, secondo coscienza, vuole ostinatamente trovare il guasto. Vincenzo scopre il difetto dell’impianto quando però i cinesi sono già ripartiti con tutto il carico per il loro Paese. Il protagonista senza esitazione parte alla volta di Shanghai …
Note:
Il film non ha ricevuto solo critiche negative: Il Tempo: “Il cinema italiano esordisce a questa Mostra con un grande film, firmato da un grandissimo autore”,  Il Messaggero: “Nella corsa verso il Leone d’oro, l’Italia parte col piede giusto. La Mostra ha accolto con molti applausi La stella che non c’è”, Il Corriere della Sera: “…questo è un prezioso film da meditazione destinato senza dubbio a restare”.

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aprile 14, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

6 commenti »

  1. Sinceraremente a me questo film è piaciuto anche perchè consideriamo che dall’Italia e dall’America il cinema è sempre più trash. Purtroppo in Italia manca la cultura del cinema, cosa agghiacciante è andare in videoteca e chiedendo un film di Kitano, sentirsi dire chi è…. sono d’accordo con voi su certi punti però un film non è un documentario e magari alcune cose per il regista non erano essenziali

    Commento di Alessandro | aprile 14, 2009

  2. Sono sempre d’accordo con te…
    Aggiungo una mia piccola impressione su Castellitto: in questo film a tratti mi sembrava anche una pessima imitazione di Alberto Sordi… sai quando hai quei flashes su altri film?
    un abbraccio
    marina
    p.s. tanto per riallacciarmi alla telefonata nei primi 10 minuti ed alle domande che ci si pone seguendo la logica: ma il viaggio chi l’ha pagato?

    Commento di Marina | aprile 14, 2009

  3. Ho appena visto il film su Rai3: per me i giudizi del Giornale e del Riformista fanno semplicemente cagare.

    Commento di Luciano | agosto 23, 2009

  4. Ho anch’io visto il film su Rai3, non capisco come si possa criticare un film del genere, non è certo un capolavoro ma visto come siamo ridotti a livello di cinema in Italia un film del genere è qualcosa di speciale, non solo bello dal punto di vista tecnico ed estetico ma anche poetico ed intenso in molti punti.

    Commento di Enrico | settembre 4, 2009

  5. Ho visto il film, e questa recensione non poteva esprimere meglio le impressioni che ho avuto alla fine della pellicola…

    Commento di ripe | giugno 9, 2011

  6. L’ho visto ieri sera, su rai movie, e devo dire, che essendo stato in cina, la rende molto bene, nei suoi paesaggi, nelle persone, nella distanza, io mi sono emozionato, di fronte a questo film, certo ci sono scene o meglio dire ambientazioni, che per forza di cose ti toccano, ma sono luoghi, inaccessibili ai più, in Cina, un turista, non gira dove vuole, quindi immagino le difficolta produttive, anche di fronte alla totale mancanza di volontà da parte delle autorità cinesi di mostrare la realtà, che c’è dietro al loro sviluppo.

    Commento di paolo | giugno 9, 2011


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