Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Garage”

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2007: Garage di Lenny Abrahamson

Un film che nel 2007 e nel 2008 ha trionfato nei più importanti festival, da Cannes a Toronto, da Londra a Torino, mietendo premi e consensi. Un film che non mi risulta sia circolato nelle nostre sale, ed è un peccato: un piccolo gioiello che va recuperato e che onora chi lo ha realizzato.

Con uno stile asciutto ed essenziale al massimo, semplice e al contempo complesso, Garage è forse il miglior esponente di quello che molti critici chiamano la “new wave” del cinema irlandese (cinema poco conosciuto nel resto del mondo, ad eccezione dell‘opera di Neil Jordan e Jim Sheridan, cinema a cui la Cineteca di Bologna nell‘ottobre del 2008 e il RomaFilmFestival a dicembre hanno dedicato delle interessanti rassegne).
Un film (definito da La Stampa “delicata e crudele fiaba contemporanea”) di forte impatto emotivo, che affascina e cattura l’attenzione dello spettatore che ha l’occasione (grazie ai silenzi e al ritmo volutamente lento) di approfondire e di riflettere su quanto lo schermo gli mostra, di entrare in stretta relazione sia col protagonista che con i vari personaggi appena accennati ma di grande spessore umano (ha dichiarato il regista: “…ho utilizzato un linguaggio lontano dai canoni televisivi su cui invece si sta appiattendo molta produzione di oggi, anche europea”).
Un affresco di provincia profondamente autentico e vero, una provincia dove (contrariamente alle apparenze di perfetta comunità) domina la diffidenza e la difficoltà di comunicazione. Un’opera delicatamente drammatica (benché prevalgano amarezza e disillusione), un quadro di solitudine, di disagio di innocenza impossibile… che non può lasciare indifferenti.
Bellissimo, e struggente, il finale, difficilmente dimenticabile nel suo simbolismo e nel suo equilibrio (pietismi e sentimentalismi, che la trama avrebbe potuto richiedere, sono assolutamente banditi).

Pat Shortt, un attore comico molto popolare in Irlanda soprattutto in televisione, è veramente straordinario: un ruolo particolarmente difficile il suo che gli dà modo di evidenziare un eccezionale talento.

Pubblicato su MyMovies
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Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Mark O’Halloran
Cast: Pat Shortt, Conor Ryan, Anne-Marie Duff, Jason Nelligan, Una Kavanagh
Paese: Irlanda (2007)
Genere: Drammatico
Durata: 90’
Uscita Italia (Festival di Torino): 25 Novembre 2007
Uscita Irlanda: 5 Ottobre 2007
Trama:
Josie ha passato tutta la sua vita da adulto a gestire una stazione di servizio alla periferia di una piccola città dell’Irlanda. L’incontro con un ragazzo gli cambierà vita.
Note:
Garage ha vinto la 25esima edizione del Torino Film Festival, diretta da Nanni Moretti, a Cannes ha ottenuto il Premio Cicae Art and Essai cinema, al Monte-Carlo Comedy Film Festival il Jury Prize, all‘Irish Film and Television Award il Premio come miglior film-miglior regista-migliore attore-migliore sceneggiatura.
Tra i film più famosi di Jim Sheridan abbiamo Il mio piede sinistro (My Left Foot) (1989), Il campo (The Field) (1990), Nel nome del padre (In the Name of the Father) (1993), The Boxer (1997). Di Neil Jordan ricordiamo La moglie del soldato (The Crying Game) (1992), Intervista col vampiro (Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles) (1994), Michael Collins (1996), Fine di una storia (The End of the Affair) (1999), Triplo gioco (The Good Thief) (2002), Breakfast on Pluto (2005), Il buio nell’anima (The Brave One) (2007.

aprile 5, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. Finalmente uscito nelle sale. L’avevo già visto sul canale satellitare Cult, l’ho rivisto ieri. Confermata l’impressione: un ottimo lavoro che meritava di essere normalmente distribuito e che ritrae in modo perfetto il degrado morale della provincia.

    Commento di dubius | giugno 6, 2009

  2. Un film amaro su come la nostra società tratta “i diversi”. Un film da vedere e da assaporare.

    Commento di cine | giugno 8, 2009

  3. Un film complesso e profondo, semplice solo in apparenza. Una storia che avvince e fa disperare sulle sorti dell’umanità. Un’opera che si spera molti siano spinti a vedere: non se ne pentiranno.

    Commento di petrella | giugno 9, 2009

  4. Da non perdere. Magistrale come il regista, attraverso lunghi silenzi e un finale enigmatico, delinea il moderno ritratto di un emarginato, un uomo forse troppo buono per vivere nella società contemporanea.

    Commento di leanoa | agosto 3, 2009


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