Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“L‘ultimo Crodino”

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2009: L’ultimo Crodino di Umberto Spinazzola

Il lavoro è il primo esperimento italiano di “naming placement” (cinque anni fa la legge Urbani ha legalizzato l’inserimento di un marchio nel titolo di un film).
Una strategia di marketing  da tempo utilizzata negli Stati Uniti (basti pensare ad opere come Herbie il Maggiolino Tutto Matto, Colazione da Tiffany, Il Diavolo Veste Prada).

I giudizi su L’Ultimo Crodino sono stati molto contrastanti. Si va da “un film garbato, piacevole, divertente” (Solocine.it) e “una commedia che diverte e fa riflettere” (MyMovies), a “un’opera in cui si raccontano fatti e misfatti ma senza alcuna passione e senza destare alcun interesse” (Il Corriere della Sera) e “da una storia vera, un film che non fa ridere, sebbene vi ambisca” (Il Giornale).

Alcuni hanno paragonato i due protagonisti a quei personaggi grotteschi e amari di cui era maestro Monicelli, ma qui manca l’analisi arguta e feroce che caratterizzava i migliori prodotti della gloriosa commedia all’italiana. Abbiamo semplicemente la descrizione (priva di mordente e di emozioni) di poveri disperati (piuttosto ingenui e sfigati) che non trovano di meglio, per dare una svolta alla propria esistenza, che affrontare un’impresa assurda e al di sopra delle proprie forze (e con risvolti sempre prevedibili).

Una regia mancante di fantasia e di inventiva per un lavoro che vorrebbe miscelare noir dramma ironia denuncia impegno sociale…
Troppa carne al fuoco per un prodotto dall’incerta sceneggiatura che risulta povero stilisticamente, dal ritmo eccessivamente blando e che rischia, più di una volta, di rasentare la noia.
Scarsamente coinvolgente, il film del regista torinese Umberto Spinazzola (al suo secondo lungometraggio), si fa  apprezzare non per le gag o per l’affresco di una provincia dove l’immobilità regna sovrana o per l’analisi delle contraddizioni della società moderna, quanto per aver evitato di cadere nel macchiettismo (pericolo sempre presente nelle nostre commedie) e per la conduzione di un ottimo gruppo di interpreti, bravi e simpatici.

Pubblicato su Cineocchio
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Titolo originale: L’Ultimo Crodino
Regia: Umberto Spinazzola
Sceneggiatura: Umberto Spinazzola
Cast: Ricky Tognazzi, Serena Autieri, Enzo Iacchetti, Dario Vergassola, Giobbe Covatta, Marcello Prayer, Marco Messeri
Paese: Italia (2009)
Uscita Italia: 20 Marzo 2009
Trama:
Siamo in Val di Susa. Due amici, oppressi dai debiti, decidono di cambiare la propria vita organizzando un rapimento… un po’ particolare: non rapire un vivo ma un morto illustre (il film si ispira a una vicenda vera accaduta nel 2001 e riguarda la salma trafugata del potente finanziere Enrico Cuccia, ex patron di Mediobanca).
Note:
17 marzo 2001: tutti i mass-media diedero grande rilievo alla notizia della scomparsa della salma di Enrico Cuccia dal cimitero di Meina in provincia di Novara. Si fecero le ipotesi più disparate (e fantasiose…: qualcuno parlò di sette sataniche, di misteriosi documenti chiusi nella bara, di servizi segreti all‘opera, di Brigate Rosse, di clonazione…).

marzo 24, 2009 Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“2001 Odissea nello Spazio”

1968: 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick

Nella classifica dei più grandi film di sempre, Imdb lo mette tra i primi cento.
Per l’American Film Institute è il miglior film di fantascienza di tutti i tempi.

Rimane il fatto che è un capolavoro assoluto.

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Un film su cui non si è smesso di discutere fin dal suo apparire, e le cui interpretazioni risultano ancora infinite.

E’ il caso di lasciare la parola agli addetti ai lavori:
George Lucas: “Uno dei miei film preferiti, in cui tutto è scientificamente esatto e immaginato partendo dal possibile. E’ veramente l’apice della fantascienza”.
Ridley Scott: “Il finale del film pone molti interrogativi a differenti livelli: sulla morte, su Dio… Questi interrogativi, questa situazione di inquietudine mi ha molto influenzato”.
James Ballard: “Ha segnato la fine del periodo eroico della fantascienza moderna… è l’immagine di uno spettacolo scientifico in costume trasformato in romanzo storico alla rovescia, di un mondo conchiuso e impenetrabile alla luce della realtà contemporanea”.
Digilander-Libero: “E’ probabilmente il più celebre fra i tredici lungometraggi che Kubrick ha diretto nella sua carriera cinematografica. Molte sequenze di tale film rimangono nella memoria collettiva, avendo fatto scuola a decine di registi, mentre i brani utilizzati come colonna sonora sono ancora inflazionati in pubblicità e citazioni varie.
Il film rimane come modello, archetipo della fantascienza, “precursore di una nuova era nel genere” (LoBrutto) che qui viene riscoperto e superato…”.
Ibs.it: “E’ un conto alla rovescia per il domani, una carta stradale del destino dell’uomo, una ricerca dell’infinito. E’ un abbagliante monumento visivo che ha meritato l’Oscar , un’irresistibile interpretazione della lotta dell’uomo contro la macchina, una stupefacente miscela di musica e movimento, un caposaldo così fondamentale, che Steven Spielberg lo considera il “Big Ben” dal quale ha tratto origine la sua generazione di cineasti. Per cominciare il suo viaggio nel futuro, Kubrick visita il nostro passato di pitecantropi ancestrali; poi, con uno degli stacchi più fantasmagorici mai concepiti, balza in avanti di millenni fino alla colonizzazione dello spazio; infine proietta l’astronauta Bowman in zone siderali inesplorate, forse fino al regno dell’immortalità”.
Centraldocinema: “Le tappe evolutive dell’intelligenza umana (dall’uso di un osso come arma da parte dei primati alle missioni spaziali) sono contrassegnate dall’apparizione di un monolito nero. In assoluto il più grande capolavoro cinematografico di tutti i tempi (“a milestone film” come ha scritto il critico americano Leonard Maltin), disegno di una mente geniale e superiore. Affluiscono in esso filosofia (il mistero dell’esistenza), scienza (i progressi tecnologici), religione (cosa rappresenta il monolito: Dio o un’altra vita superiore alla nostra), fisica e metafisica, poesia (le silenti scene spaziali al ritmo del valzer di Strauss), suspense (le scene col computer Hal 9000). Summa di tutti i generi, si può capire (non del tutto comunque) o non capire (la fine cosa vuol dire, l’intero film cosa vuol dire: è Dio o comunque un’entità superiore che dà la ragione all’uomo e nel finale l’uomo che ha carpito il segreto del monolito e dell’esistenza è destinato a morire e rivivere, sotto forma di “figlio delle stelle”, per aiutare gli uomini o per fondare una nuova e migliore stirpe) ma, anche proprio per la sua ambiguità e le diverse, possibili interpretazioni, non si può non amare ed osannare, anche solo per le spettacolari sequenze (a cominciare da quella onirica “dei colori”, ideata, pare, da Kubrick – che lo ha sempre negato comunque – sotto l’effetto di un allucinogeno) e le superbe musiche”.

L’elenco dei giudizi entusiastici non finirebbe mai…

Interessante quanto scrive Fabrizio Denunzio (“Pieghe del tempo”, Editori Riuniti 2002):
“Non è un film di fantascienza…
Kubrick, riferendosi al suo film, ha sempre parlato di storia mitica, di documento mitologico, e in effetti i materiali trattati non tradiscono mai questa intenzione: la Storia (scimmia-uomo), il Viaggio (Odissea, Discovery), il Demiurgo (ora l’occhio di Hal, ora l’indecifrabile Monolito) trovano il loro compimento nella struttura del mito…
Dalla fantascienza 2001 A Space Odyssey, film sul mito e sul cervello, prende l’idea dello spazio (nero, profondo, specificamente filmico), in quanto romanzo di genere, però, presenta significative novità: abbandona l’idea di eroi pieni, forti e imbattibili tanto cari alla space opera… nonché quella del viaggio come dimensione privilegiata dell’avventura e dell’azione, a vantaggio di protagonisti più cerebrali coinvolti nell’investigazione sul senso della civiltà e della tecnologia”.


Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Arthur C. Clarke
Cast: Keir Dullea, Gary Lockwood
Paese: USA (1968). Uscita Italia: 11 Dicembre 1968. Uscita USA: 2 Aprile 1968
Trama:
Astronauti partono alla volta della Luna prima e di Giove dopo per indagare sulla comparsa di un misterioso monolite…
Note:
L’ AFI (American Film Institute) ha stabilito, tramite la votazione di una giuria di 1.500 personalità del mondo del cinema (da artisti a critici, attori e storici), la classifica dei 10 migliori film in 10 generi cinematografici

marzo 24, 2009 Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , | 23 commenti