Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Gli Spostati”

1961: The Misfits di John Huston

All’epoca il film non fu molto apprezzato (“Non si può certo affermare che l’incontro fra Arthur Miller e John Huston, due talenti tra i più inquieti e anticonformisti dello spettacolo statunitense, abbia dato vita a un film persuasivo e appassionante”, Adelio Ferrero, 1962; “Il film non riesce a liberarsi dagli impacci d’una eccessiva letterarietà” (Segnalazioni cinematografiche, 1961; “sceneggiatura, spesso intellettualistica e compiaciuta”, George Sadoul, 1968).
Ma il tempo ha fatto giustizia (“Un film che scava nell’animo umano in modo meravigliosamente poetico”, Walter Salami Jr, Il Millefilm, 2008. “John Huston gira un film incredibilmente libero… moderno, modernissimo… Gli Spostati è un film in anticipo di millenni sul cinema americano”, Gabriele Niola, Blogsfere, 2008).

E’ uno dei migliori film della Hollywood anni Sessanta, interessante per più di un motivo, un film che non solo è un acuto e dolente affresco di quanto la società americana sia malata, ma è anche il ritratto di tre personaggi che (ed è impressionante) rispecchiano perfettamente i rispettivi interpreti.
E’ soprattutto un atto d’amore di Arthur Miller a Marilyn (che per lei adattò un suo racconto, “The Mustangs”), una Marilyn mai così fragile vulnerabile nevrotica infelice… brava. E’ lei al centro de Gli Spostati, parla di sé e della sua vita e in ogni inquadratura sembra dirci “me ne sto andando” (Renato Massaccesi).
Un film che non solo conferma il grande talento di John Huston (la sequenza della cattura dei cavalli è da antologia!) ma che vede uno stuolo di attori celeberrimi, e che hanno fatto la storia del cinema americano, dare il meglio di sé in interpretazioni difficilmente dimenticabili.

Angoscia, solitudine, instabilità, desiderio, disillusione, paura della vita… “l’andare alla ricerca perenne di un altrove che non esiste” (Marcello Antonelli) sono i temi portanti di un film intenso e crepuscolare, profondo e pessimista (“gli uomini possono essere o illudersi di essere quelli di una volta, ma i tempi sono cambiati, il mondo è diverso”, Morando Morandini). Un lavoro che con passione e intensità ci presenta un mondo che sta ormai finendo, un lavoro in cui un senso di morte domina incontrastato ma che, ciò nonostante, riesce ad essere un vero e proprio inno alla libertà da costrizioni e tabù imposti dalla società, un accorato appello alla solidarietà, all’amicizia, alla comprensione.

Struggente la colonna sonora di Alex North (il tema principale fu, all’epoca, un disco di enorme successo), da applauso il bellissimo bianco&nero del direttore della fotografia Russell Metty.

p.s.
Non convince il lieto fine (che contrasta con la tematica del film e che non costituisce una caratteristica di Arthur Miller), probabilmente imposto dalla produzione.
Preferibile il titolo originale che si poteva rendere con disadattati, sfasati, sbandati…

Pubblicato su Cineocchio


Regia: John Huston
Sceneggiatura: Arthur Miller
Cast: Clark Gable, Marilyn Monroe, Montgomery Clift, Thelma Ritter, Eli Wallach, Kevin McCarthy, James Barton, Estelle Winwood
Paese: USA (1961). Uscita Italia: 10 Maggio 1961. Uscita USA: 1 Febbraio 1961
Trama:
A Reno (Nevada) per divorziare, Roslyn, vulnerabile showgirl di Chicago, fa amicizia con un anziano cow-boy part-time, un meccanico e pilota di aereo, un cow-boy da rodeo che, scandalizzando la sua sensibilità, vanno a caccia di cavalli selvaggi da vendere a peso per farne carne in scatola per cani…
Note:
Marilyn morirà un anno dopo. Gable morì il giorno dopo la fine delle riprese. Clift morirà nel 66 dopo aver girato “Vincitori e vinti”, “Freud, passioni segrete”, il francese “L’affare Goshenko”.

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marzo 5, 2009 - Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , , , , ,

5 commenti »

  1. “Il personaggio della Monroe, fragile ed insicura, faceva già presagire quello che accadde da lì a poco, o almeno si associò quando ci fu la tragedia.
    Non fu apprezzato sicuramente perchè era un western un po’ cupo ed usciva dagli schemi usuali, tipo buono cattivo e indiani sulla collina”

    Commento di Marina | marzo 5, 2009

  2. Vero e sincero, un racconto che parla dei mirabili protagonisti ma in cui molti di noi potranno riconoscersi. Vedere Marilyn così tenera e struggente in questo “suo film” e non commuoversi è impossibile.

    Commento di leanoa | giugno 16, 2009

  3. Questo film è meraviglioso, uno dei miei preferiti in assoluto… Marilyn è talmente tenera nel suo personaggio… con l’ingenuità di una bambina e la grazia di una dea… Riposa In Pace dolce Angelo

    Commento di danygnai | ottobre 17, 2009

  4. Anche a me piace molto questo film, ma questo video tributa solo Marilyn, Montgomery Clift non si vede mezza volta… una parola su di lui la si poteva mettere…

    Commento di tornazefiro | marzo 26, 2010

  5. ……….a vent’anni non l’ho capito, a quaranta l’ho amato

    Commento di diego2012 | dicembre 14, 2012


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