Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“L’uccello dalle piume di cristallo”

1970: L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento

Scrive Luca Margaritelli: “Lasciati alle spalle gli splendidi (cinematograficamente parlando) anni ’60 in cui la cinematografia italiana continuava a dettare legge nel mondo, anche dopo l’esaurimento della vena neorealista, grazie all’affermarsi della cosiddetta “commedia all’italiana” (da non confondersi con le schifezze odierne paratelevisive) e con registi scoperti dal grande pubblico con opere innovative e coraggiose (Leone e Bava su tutti), nel 1970 il mondo del cinema vide affacciarsi all’orizzonte un regista (Dario Argento) che proprio dai precedentemente citati Maestri ebbe l’input realizzativo, anche se in modi differenti: con Leone poiché prese parte alla realizzazione, assieme a Bernardo Bertolucci, del soggetto di C’era una volta il West…; riguardo a Bava, nonostante non collaborarono mai, in ogni suo film, sia thriller che horror, aleggia l’ombra del Buon Mario, anche se bisogna dire che già dal suo primo lavoro L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Argento improntò la sua opera con uno stile sia narrativo che figurativo talmente personale e geniale che non tardarono ad arrivare i cloni”.
Rivedere oggi L’uccello dalle piume di cristallo e confrontarlo con le sue ultime realizzazioni provoca disagio e rammarico per gli amanti del genere e per quanti credevano che l’Italia avesse generato un novello Hitchcock.

Il film (ispirato al romanzo “La statua che urla” di Fredric Brown -1-) possiede la struttura tipica del giallo (chi è il colpevole?, colpo di scena finale) che, da Suspiria in poi, verrà abbandonata (per privilegiare l’estrema violenza, gli effetti sanguinolenti, il delirio gotico e le trame oniriche e assurde) e ha atmosfere e tematiche che anticipano quello che è considerato il suo capolavoro (Profondo rosso): la voce sussurrata al telefono, il riferimento all’arte (un quadro spiegherà il mistero), la follia declinata al femminile, il particolare che il protagonista non riesce a ricordare e verrà in mente solo alla fine permettendo di capire chi sia il colpevole, la psicologia strettamente connessa alla psichiatria (l’assassino non ha un vero e proprio movente, ma l’unica spiegazione dei suoi delitti è la follia), le nenie infantili, il trauma giovanile che porta alla devianza…

Un film caratterizzato dal simbolismo cromatico (sempre presente in Argento) ma non solo: “Oltre alla parte visiva, affidata alla fotografia di V. Storaro, hanno grande importanza suoni, rumori, amplificazioni e distorsioni” (il Morandini). Tra l’altro, scrive Andrea Del Gaudio, “non si può non notare che la splendida macchina da presa di Dario Argento riesce a trasformare una città caotica e “solare” come Roma in un luogo buio e cupo, sottofondo ideale per incubi”.

Più di uno gli omaggi ad Alfred Hitchcock: Reggie Nalder, nel film l’inseguitore col giubbetto giallo, è ne L’uomo che sapeva troppo il killer assoldato per uccidere nel teatro il capo di stato estero; la spiegazione finale ad opera di uno psichiatra ed in diretta TV è chiaramente ispirata a Psyco.

Primo film della trilogia contenente nel titolo il nome di un animale (seguiranno Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio), quando uscì nel 1970 fu accolto all’inizio in modo abbastanza freddo, con incassi piuttosto deludenti, ma poche settimane dopo le cose cambiarono e così la pellicola si rivelò uno dei maggiori successi commerciali di quell’anno.

Un film che è sempre un piacere rivedere (per tutto febbraio è visibile su RaiSat), di per sé perfetto (purtroppo giunge notizia che Hollywood stia pensando a un remake).

Il film ebbe la nomination agli Edgar Allan Poe Awards (ma vinse Un cittadino al di sopra di ogni sospetto).

ps
La scena chiave (il protagonista è testimone oculare del delitto) vede Tony Musante camminare per una via fiancheggiata da un muretto: è via Donatello. Ma la Galleria d’Arte Ranieri (dove avviene il delitto) è stata ricostruita negli Stabilimenti cinematografici De Paolis di via Tiburtina.

note
-1- Il successo del film, sia in Italia che all’estero fu tale, che il titolo del libro da cui era tratto fu cambiato, nelle ristampe successive, nello stesso titolo del film.

Pubblicato su Cineocchio
tuttelerecensioni

Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento
Cast: Tony Musante, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi, Suzy Kendall, Umberto Raho, Mario Adorf
Paese: Italia 1970. Uscita Italiana: 19 Febbraio 1970. Uscita USA: 12 Giugno 1970
Trama:
Di passaggio a Roma, un giovane scrittore americano assiste al tentato omicidio di una donna… L’assassino colpisce ancora più volte e tenta di uccidere lo stesso scrittore.

febbraio 9, 2009 - Posted by | cinema-recensioni, classici | , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Sono un grande fan di Dario Argento, soprattutto dei suoi film anni 70: i più belli, i più intelligenti e i più efficaci nel creare un’ atmosfera, che é poi secondo me uno dei compiti principali di un film. Da qualche anno la critica ha cominciato a boicottare sistematicamente Argento, al punto che il suo ultimo film, sebbene avesse un premio Oscar nel cast, non ha trovato distributori. La prova del fatto che é un accanimento a priori la troviamo nel fatto che anche quando Argento ha prodotto dei buoni lavori, come “Il cartaio”, la critica glieli ha stroncati lo stesso. In questo modo rischiamo di perdere uno dei registi italiani più talentuosi, la cui genialità é universalmente riconosciuta (e non é un modo di dire): non dico che la critica debba applaudire un film che non le piace, ma sarebbe opportuno che, almeno nei suoi confronti, adottasse toni un po’ più morbidi e rispettosi. Molto bello il tuo articolo sui remake: il ruolo della critica e l’ ascesa dei remake (che tu avevi colto con anni di anticipo) sono 2 argomenti su cui mi sono espresso di recente nel mio blog, in entrambi i casi con una certa amarezza. Ma sono delle piccole falle in un sistema-cinema che funziona, e che continua ogni anno a produrre degli splendidi film. Questa é la cosa più importante.

    Commento di wwayne | aprile 9, 2011

  2. Un de mes films préférés.

    Commento di tietie007 | novembre 25, 2013


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