Cinemaleo’s Blog

Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi (Alfred Hitchcok)

“Tony Manero”

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2008: Tony Manero di Pablo Larrain

Il sottofondo è il Cile di Pinochet e l’orrore della dittatura (appena accennato… ma si sente). Al centro, un alienato cinquantenne, al contempo crudele e indifferente, ossessionato dal mito del personaggio protagonista de La febbre del sabato sera.
I due temi non sono distanti come potrebbe sembrare. Il secondo scaturisce dal primo: è l’unica ancora di salvezza nei confronti di  una vita quotidiana squallida e senza speranze, l’unica via d’uscita per sfuggire da una triste realtà di miseria, paura, incertezza, degrado umano, assenza di legittimi punti di riferimento…

Tony Manero è un pugno nello stomaco. Un film intenso e complesso, duro e ironico, grottesco e insieme realista, che rispecchia anche l’attuale mondo che vede avanzare ogni giorno di più cinismo, vuoto morale, perdita di identità, violenza gratuita, falsi miti, desiderio di successo ad ogni costo: giustamente la Repubblica scrive “malattia mentale e cronaca nera si fanno portavoce di una società che ha messo in ginocchio ogni valore e si anestetizza davanti al trash televisivo, così utile a lavare i cervelli. Magari può dire qualcosa a tutti, anche oggi, anche a noi”.

Ambientazione minimalista e coerente nel suo squallore, regia lucida e disperata (priva di inutili ricercatezze) di Pablo Larrain: al suo secondo lungometraggio, rivela grandi doti nell’affresco di “un Paese -sono parole sue- con le mani sporche di sangue che si sforza di apparire alla moda,… che volta le spalle a se stesso”.
Da far propri i giudizi di Liberazione e del Messaggero:
“Il cinema di Larrain non narra, ma si fa carne stessa del racconto, si dimentica di sé per servire interamente il tempo e lo spazio della realtà. Non osserva, ma vive, trasuda sporcizia, sputa sul selciato il sangue dei torturati, e mima un riscatto nel sogno importato di un balletto di periferia. Con il vestito bianco e la camicia nera”.
“Ci voleva un cileno nato nel 1976, tre anni dopo il golpe che abbatté Allende, per trasformare il più famoso musical degli anni 70 in un horror sociale, ovvero una strepitosa metafora della dittatura e dei rapporti fra il centro e la periferia dell’impero”.

Metafora di un sogno irraggiungibile e illusorio, di una cultura che ha dimenticato le proprie origini, Tony Manero è un film per un pubblico che crede nel valore civile del cinema e non teme di interrogare se stesso.

Premiato al Festival di Torino, Alfredo Castro “vero mattatore, con il suo aspetto “pacineggiante” offre una prestazione notevolissima” (My Movies). Bravissimo nel ruolo non facile di una specie di automa senza coscienza e senza emozioni, violento ed egoista, inquietante e disgustoso (lode al coraggio di Castro di aver accettato di interpretare un personaggio che non può non disturbare lo spettatore).

ps
Tony Manero ha vinto anche come miglior film al Torino Film Festival, ed ha ricevuto calde accoglienze al New York Film Festival.

Pubblicato su Cineocchio
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Regia:  Pablo Larrain
Sceneggiatura:  Alfredo Castro, Mateo Iribarren, Pablo Larrain
Cast: Alfredo Castro, Paola Lattus, Héctor Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete
Paese: Cile, Brasile 2008. Uscita Italiana: 16 Gennaio 2009. Uscita Cile: 28 Agosto 2008
Trama:
A Santiago del Cile, nel pieno del regime di Pinochet, c’è un uomo che sogno solo di ballare come Tony Manero.

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febbraio 6, 2009 - Posted by | cinema-recensioni | , , , , , , , , , , , , ,

1 commento »

  1. E anche su questa recensione ci troviamo totalmente d’accordo. A breve pubblicherò la mia ^^

    Commento di Alessandra | febbraio 6, 2009


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