“L’insostenibile leggerezza dell’essere”
1988: The Unbearable Lightness of Being di Philip Kaufman
Non era facile trasferire sullo schermo uno dei maggiori fenomeni editoriali del penultimo secolo.
Il romanzo di Milan Kundera (pubblicato in Francia nel 1984) ha avuto una rinomanza inusuale in tutto il mondo: se ne parlava continuamente, se ne discuteva anche in ambienti non accademici… Chi non lo aveva letto era impossibilitato a qualsiasi conversazione di un certo livello… Un vero e proprio «caso».
“Storia, filosofia e letteratura si concentrano in questa narrazione dando vita a un capolavoro indiscusso” (MyLibrary.com) è l’unanime giudizio dato al lavoro di Kundera. Philip Kaufman di fronte a una trama così complessa e ricca (il libro descrive, intorno al 1968, la vita di quattro intellettuali tra la Primavera di Praga e l’invasione sovietica) ha effettuato un selezione privilegiando la contorta storia d’amore tra il chirurgo Tomàs e la sua compagna, la fotografa Tereza, a discapito dell’altrettanto contorto rapporto tra la pittrice Sabina e il suo amante Franz (personaggio che nel film, al contrario del romanzo, ha scarsa rilevanza). Naturalmente ciò ha scontentato gli estimatori incondizionati di Kundera (qualcuno ha parlato di «tradimento»): “Kaufman ha fatto diventare L’insostenibile leggerezza dell’essere un racconto erotico, con una minuziosa esibizione di abbracci più vicina al catalogo che alla passione…” (La Stampa).
Giusto rimproverare al film, come fa Stefano Reggiani di “perdere proprio l’insostenibile leggerezza dell’essere, la casualità, la fugacità degli avvenimenti umani, il peso delle scelte da cui non si torna indietro” che costituiva l’essenza del romanzo. E’ il caso però di ribadire che un’opera cinematografica non può essere una semplice trasposizione di un lavoro letterario, è sempre «un’interpretazione», a volte riuscita a volte no. Kaufman e lo sceneggiatore Jean-Claude Carrière hanno preferito focalizzare l’attenzione su gli amori di uno dei protagonisti del libro, un edonista e seduttore incapace di monogamia (un critico ha detto che gli autori del film hanno preso dal libro il pretesto per “porre il tema da sempre dibattuto del rapporto tra sesso ed amore o forse più in generale del rapporto tra uomo e donna”). Il risultato, prescindendo dal romanzo, è un’opera interessante, forse un po’ monotona nella prima parte, ma di indubbia qualità per intensità e coinvolgimento. Tecnicamente la regia è splendida. Molte inquadrature hanno un inusuale valore pittorico che affascina e conturba. Bellissimo e riuscitissimo, nelle scene dell’invasione dei carri armati, il montaggio di materiale di repertorio alternato a scene girate appositamente. Da applauso la direzione degli attori, sia coloro che ricoprono ruoli importanti (Daniel Day-Lewis, Juliette Binoche, Lena Olin), sia quanti hanno pochissime scene a disposizione (Erland Josephson, Stellan Skarsgard, Daniel Olbrychski): quasi tutti giovanissimi, tutti ugualmente perfetti (1).
Appropriato mi sembra il giudizio de il Morandini: “Kaufman ha fatto un film più europeo, nel senso migliore della parola, di quel che il taglio hollywoodiano della struttura drammaturgica presuppone… Sensuale, intelligente, talvolta visitato da una grazia dolcemente struggente. Poco compreso”.
note
(1) Mi ripeterò. Ma ogni volta che vedo un film di Juliette Binoche non posso fare a meno di chiedermi “Ma come si fa ad essere così belle?”. Impossibile non innamorarsene…
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Ciao, ho scoperto da poco il tuo blog, per cui ti faccio i complimenti. Io appartengo alla categoria di deluse dal film… soprattutto se rapportato al romanzo… tanto è vero che non sono riuscita a finire la visione. Non mi ha lasciato alcuna emozione, a differenza del libro di Kundera. Condivido invece il giudizio sulla Binoche.
a presto
Commento di cinlarella | novembre 3, 2010
Per coincidenza proprio stamattina ho letto la recensione di questo film sul Morandini. Ho scoperto ora il tuo blog, complimenti! trovo particolarmente interessante il tuo soffermarti sugli adattamenti cinematografici.
Commento di perso già di suo | novembre 3, 2010
La leggerezza è vivere giorno per giorno, la pesantezza è legarsi alle cose… Nel film il concetto non si evidenzia molto
Commento di peet | novembre 4, 2010
@ cinlarella & persogiàdisuo: un benvenuto a due nuovi amici
Commento di cinemaleo | novembre 4, 2010
grazie! anch’io ti ho aggiunto ai link!
Commento di perso già di suo | novembre 4, 2010
L’ho trovato molto diverso dal libro… comunque un buon film
Commento di floriana | novembre 5, 2010
Grazie per il benvenuto.. ti ho aggiunto anch’io nella mia lista di Amici
Commento di cinlarella | novembre 5, 2010
@ peet: concordo
Commento di rossso | novembre 6, 2010
Complimenti per presentazioni, critiche e commenti ai film. Spesso mi trovano concorde.
Commento di alverman | novembre 7, 2010
Un plauso agli attori, carta vincente (cinemaleo, come non approvare quanto dici di Juliette?)
Commento di goad | novembre 10, 2010
Dimenticare il bellissimo libro non è facile… sforzandomi di farlo, il film mi è piaciuto e mi ha coinvolto
Commento di roy | novembre 12, 2010
Il film è molto lungo ma non noioso. Molto erotismo ma senza compiacimento
Commento di laura | novembre 15, 2010