“Qualcuno con cui correre”
2006: Mishehu Larutz Ito di Oded Davidoff
La critica non è stata tenera…
“Caricando troppo la mano su un buonismo di fondo che fin dall’inizio rende la storia e i personaggi inverosimili, rende improbabile l’identificazione e rischia di essere un film da digerire senza fatica” (Cinemadesilenzio); “Nel libro di Grossman c’era una favola metropolitana suggestiva, commovente, universale. Qui un film sentimentale romantico, ma poco coinvolgente” (FilmUp); “…la rabbia e il disagio rimangono in superficie, assunti senza essere indagati, ogni gesto è fine a se stesso, non facendosi rivelatore di nulla” (My Movies).
Qualcuno con cui correre permette “di svelare una città dai colori lividi, molto distante dall’immagine da cartolina e dall’idea corrente della città sacra e divina” (Repubblica). All’anteprima, David Grossman (autore del libro che ha ispirato il film) ha dichiarato: “La Gerusalemme che descrivo è esattamente come le altre città del mondo, una città normale… E’ vitale, vibrante, ricca… E’ la Gerusalemme delle fogne, dei drogati e dei senza casa, ma al tempo stesso della grazia della compassione della solidarietà”.
Qualche critico l’ha paragonata alla Berlino anni 70 mostrata in Christiane F – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino ma vedendo il film sembra più un ritratto aggiornato del mondo di Oliver Twist che una città vera o verosimile: una specie di corte di miracoli che rispecchia maggiormente certi ambienti del 68 che l’odierna realtà.
Stile neorealista (macchina da presa in mezzo alla strada, attori in massima parte non professionisti…) al servizio di inseguimenti drammi droga musica e amori che costituiscono l’ossatura del film, film che vuole essere, essenzialmente, una metafora sull’iniziazione all’età adulta.
Buona e originale l’idea di presentare il racconto in due azioni parallele ma sfasate nel tempo (una ragazza che finisce in un brutto giro, un ragazzo che la cerca) ma il tutto non riesce ad emozionare e coinvolgere lo spettatore. Difetta la mancanza di una analisi della società israeliana che dia significato a quanto vediamo e induca il pubblico a qualche riflessione.
Coprodotto da Luca Barbareschi, è un film a basso budget che ha avuto vari riconoscimenti (ha ricevuto l’Award of the Israeli Film Academy, è stato premiato al Miami Film Festival, ha trionfato al Giffoni Film Festival 2008).
Eccessivamente lungo, nella parte centrale sembra girare a vuoto e non aggiunge nulla di nuovo: il rischio noia è alle porte. Non migliora le cose la protagonista: Bar Belfer (al suo debutto come attrice) ha un viso bello e intenso ma non trasmette molto e non induce alla compartecipazione delle sue disavventure e delle sue speranze.
Resta comunque un film, a suo modo, interessante e insolito con l’intento di mostrarci come -in fondo- i giovani di tutto il mondo occidentale abbiano gli stessi problemi.
Da sottolineare che il film andrebbe visto nell’edizione originale: il doppiaggio, con accenni di romanesco e di partenopeo, è veramente sbagliato e rasenta la caricatura (“Qualcuno con cui correre è l’esempio perfetto del cinema devastato dal doppiaggio”, scrive Il Manifesto).
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ottobre 28, 2010 - Pubblicato da cinemaleo | cinema-recensioni | bar belfer, cinema, david grossman, doppiaggio, drammatico, locandina, mishehu larutz ito, oded davidoff, qualcuno con cui correre, recensione, recensioni
7 commenti »
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Film incolore e noioso
Commento di giada | ottobre 29, 2010
Pessimo
Commento di mitosemper | ottobre 30, 2010
Andrebbe fatta causa al direttore del doppiaggio…
Commento di marcellino | novembre 2, 2010
La cosa migliore è l’interessante Gerusalemme mostrata ma nel complesso il film è nettamente inferiore al libro
Commento di gianfrancosplit | novembre 6, 2010
Ho visto il fim e poi letto Il romanzo di David Grossman. Decisamente meglio il romanzo. Bellissimo.
Commento di aboaviagem | febbraio 9, 2012
Mi ha emozionata!! il punto che viene con maggior forza criticato, qui come altrove, a proposito della messa da parte (apparente, oserei dire) della questione religiosa, io invece l’ho trovato positivo, qualcosa finalmente di diverso, anzi, l’avrei trovato probabilmente noioso e ripetitivo, se ci fosse stato.
Commento di dazedfrog | febbraio 14, 2012
… ho trovato Bar Belfer molto espressiva e credibile. Semmai è la doppiatrice che non è riuscita a restituire emozioni… come tutti gli altri doppiatori del resto!!!!!
Commento di papagena92 | maggio 31, 2012