“Spettacolo di varietà”
1953: The Band Wagon di Vincente Minnelli
Nell’Archivio di Rai 1 è possibile leggere: “Dal grande Vincente Minnelli una commedia garbata ed anche un po’ amara sullo show business, che si regge sul talento inarrivabile di Fred Astaire (che qui si esibisce in alcuni numeri di alta classe) e sulla bravura della seducente Cyd Charisse”.
Innumerevoli sono i commenti entusiasti di questo piccolo gioiello, uno dei più straordinari musical dell’intera storia del cinema, un capolavoro di classe, eleganza, brio, ironia… Un fiore all’occhiello della MGM che negli anni 40 e 50 divenne la maggiore produttrice del genere.
“Musical che ha lasciato un segno nella storia del genere e che costituisce una tra le più soddisfacenti prove di Fred Astaire. Bello il copione di Betty Comden a Adolph Green. Notevoli le musiche di Howard Dietz e Arthur Schwartz con coreografie di Michael Kidd. Incisiva la regia, bravissima Cyd Charisse” (il Morandini).
“E’ uno dei migliori musical che siano mai stati realizzati, elegante ed ironico, che annovera indimenticabili sequenze coreografiche… con un grande Fred Astaire e una sensuale Cyd Charisse…” (Andrea Giampietro).
“In Spettacolo di Varietà Astaire & Charisse sono accompagnati dall’avvolgente macchina da presa di Vincente Minnelli, che danza con loro creando alcuni dei numeri visivamente più smaglianti di tutta la storia del musical americano” (Bazar Website).
“The Band Wagon was the apotheosis of the backstage musical” (The Hollywood Musical).
“…a show that respectfully bids for recognition as one of the best musical film every made” (The New York Times).
Particolarmente interessante quanto possiamo leggere in “Vincente Minnelli” di Roberto Campari (Il Castoro Cinema, 1977): “The Band Wagon (Spettacolo di varietà, 1953) (è) considerato quasi unanimemente il capolavoro di Minnelli (insieme a Meet Me in Saint Louis) e uno dei migliori « musicals » mai prodotti in assoluto. Qui il regista, coadiuvato come sempre da una serie di ottimi collaboratori e sostenuto soprattutto da una intelligente sceneggiatura firmata da due specialisti del «genere», Betty Comden e Adolph Green (gli stessi di Cantando sotto la pioggia), ripropone sostanzialmente la situazione tipica del «musical» anteguerra: la nascita di uno spettacolo, con tutti i problemi che vi sono connessi, fino al giorno trionfale della prima. Piú che il «risultato» dello spettacolo (com’è ad esempio il sogno di Ziegfeld in Ziegfeld Follies), qui ha importanza ciò che gli sta dietro: le indecisioni, i contrasti, le prove, i rapporti tra i vari personaggi della compagnia.
È lo stesso schema narrativo di molti film degli anni Trenta. Anche qui, d’altra parte, lo spettacolo diventa pretesto di rappresentazione dei numeri musicali (si pensi, per avere una idea del «musical» anni Trenta, a Il Boy-Friend di Ken Russell, del 1972, che ne riprende tutti gli schemi). Minnelli naturalmente non rinuncia alla sua idea della «integrazione» dei numeri musicali nella parte narrativa, cosí che ad esempio il numero piú apprezzato dai critici (…) è la danza al Central Park tra Fred Astaire e Cyd Charisse sulla musica di «Dancing in the Dark».
L’idea, secondo noi da attribuire ad Arthur Freed, del valore dello spettacolo «leggero» (fu lui infatti, come si legge in The Films of Gene Kelly, New York 1974, a caldeggiare l’inserimento di «Be a Clown» in The Pirate), trova in Spettacolo di varietà uno sviluppo altrove sconosciuto. I toni ironici attraverso i quali è costruito il regista «intellettuale» Jeffrey Cordova (Jack Buchanan) che parte con l’intenzione di rappresentare il mito di Faust e arriva invece, finalmente, a capire la superiorità di un semplice spettacolo di musica, canzoni e balletti; o il convertirsi al modo di danzare di Fred Astaire della ballerina «classica» Gaby (Cyd Charisse) sono elementi portanti, fondamentali nell’economia del film. Minnelli ha affermato (…) che nella figura del regista sono da vedersi insieme personalità come Orson Welles, Norman Bel Geddes e Josè Ferrer, che nel periodo in cui il film fu realizzato mettevano in scena spettacoli intellettualmente pretenziosi. Ma in realtà, e lo capiremo meglio in seguito, in Cordova possiamo trovare qualcosa anche di Minnelli stesso, magari del Minnelli impegnato in altri generi ben piú «seri» del « musical ». Certo, il regista condivide la morale del film, espressa dalla canzone «That’s Entertainment» (che non a caso ha dato il titolo alla rievocazione nostalgica del «musical» MGM prodotta nel ‘74 e il cui titolo italiano è C’era una volta Hollywood) per cui, sul modello di alcuni versi di Shakespeare, l’equiparazione tra vita e spettacolo è totale. Resta però da appurare se, anche secondo lui, lo spettacolo debba essere soltanto, come dicono le parole della canzone (…) puro «divertimento», spettacolo leggero e disimpegnato che aiuta la gente «a dimenticare i suoi guai» (…)”.






Stupendo! E’ proprio il caso di dire That’s Entertainment!
Minnelli al meglio! E che dire di Fred & Cyd? Alchimia perfetta! Una Hollywood che tutti rimpiangiamo…
E’ uno dei miei film preferiti. Tra le più belle musiche ascoltate al cinema. Balletti da sogno. Sceneggiatura brillante ed intelligente.
Ne avevo sempre sentito parlare… Per curiosità ho comprato il DVD e non mi sono pentito. E’ veramente un grande film con interpreti che dire strepitosi è poco!
Sicuramente uno dei migliori musical. Fred & Cyd in forma smagliante. Gran classe, molta ironia, sceneggiatura curatissima, canzoni e coreografie al top. Minnelli era un grande!